Calendimaggio nelle popolazioni germaniche e celtiche

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Nelle aree dell’Italia di cultura celtica, come la Pianura padana, la festa dell’inizio dell’estate si chiamava Beltane, che significava letteralmente «fuoco di Bel»: Bel è una divinità su cui abbiamo poche informazioni per poter formulare un’ipotesi teologica fondata, sebbene non si possa non pensare alla divinità gallica di Belenus il cui nome ha la medesima etimologia. Secondo Francoise Le Roux e Christian-Jean Guyonvarc’h, Bel sarebbe un’epiclesi di Lug nella sua valenza luminosa, simmetricamente opposto al Lug di Samain, che all’inizio di novembre prelude all’inverno e all’oscurità. Lo si celebrava con riti ignei che si sono poi trasferiti nel Medioevo alla festa del solstizio dedicata dai cristiani a san Giovanni Battista. In quell’occasione, come spiega il Glossario di Cormac, si facevano passare le mandrie attraverso i fuochi: rito che rammenta quelli della Pasqua arcaica degli ebrei e dei Parilia romani. La festa di Beltane era una delle tre grandi assemblee annuali insieme con quelle di Lugnasad e di Samain. Probabilmente vi si svolgevano tornei da cui sarebbero derivati quelli medievali.

Con le invasioni barbariche anche le tribù germaniche portarono in Italia i loro riti collegati alla celebrazione della primavera trionfante, della stagione della luce. E siccome nelle loro tradizioni l’albero aveva un ruolo importante, non è infondato congetturare che il Maggio sia un’usanza dei popoli dell’area celtica e germanica settentrionale che si innestò su riti latini, come quelli in onore della dea Flora.

La presenza dell’albero non è casuale perché, come ha scritto Mircea Eliade,

«il cosmo è simboleggiato da un albero; … la fecondità, l’opulenza, la fortuna, la salute – o, a uno stadio più elevato, l’immortalità, la giovinezza eterna – sono concentrate nelle erbe e negli alberi… in breve, tutto quel che “è”, tutto quanto è “vìvente e creatore”, in uno stato di continua rigenerazione, si formula per simboli vegetali … La primavera è una risurrezione della vita universale e di conseguenza della vita umana. Con quest’atto cosmico tutte le forze di creazione ritrovano il loro vigore iniziale; la vita è integralmente ricostituita, “tutto comincia di nuovo”; in breve, si ripete l’atto primordiale della creazione cosmica, perché ogni rigenerazione è una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico in cui apparve per la prima volta la forma che si rigenera».

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Da “Lunario”, di A. Cattabiani – Mondadori

Foto: Rete

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