Un libro per amico- “PANE NERO O FAME NERA, cibo e cucina in Calabria ( XVIII-XIX sec)

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Per sfamarsi i calabresi erano costretti ad importare dall’estero derrate alimentari. Nell’aprile e maggio 1817 a Scalea approdarono un bastimento carico di fagioli e granone proveniente da Massa, uno di granone da Salerno e uno di fagioli da Vietri; ad Amantea quattro feluche da Napoli e Vietri di fagioli, granone e lupini; a Belvedere un vascello da Sorrento di fagioli e granone; a Cassano una barca di grano da Rocca Imperiale, a Diamante un bastimento di grano da Salerno e uno di granone da Napoli; a Paola due feluconi da Napoli e Salerno di granone, a Belvedere un barcone da Paola di granone, grano e farina e a Scalea uno di granone da Salerno. Nonostante d’inverno il traffico via mare fosse limitato per mancanza di porti, nel febbraio dell’anno seguente, nella sola Belvedere approdarono otto feluche provenienti da Salerno, Napoli e Vietri per scaricare granone, fagioli e fave.

 La Calabria esportava a sua volta diversi prodotti e quasi tutti i marinai erano addetti al trasporto di passeggeri e derrate alimentari. Verso la fine del Settecento ogni anno partivano da Crotone, Corigliano, Cassano, Rossano, Cariati, Le Castelle, Trebisacce, Amendolara, Montegiordano, Rocca Imperiale, Capo Alice e altre spiagge dello Jonio calabrese numerose barche per trasportare a Napoli grani e Olio. Con agili imbarcazioni veleggiavano verso i porti del Tirreno, Ionio e Adriatico per vendere alimenti e spesso i viaggi erano caratterizzati da varie disavventure. Lungo le coste c’era sempre il rischio di subire gli arrembaggi dei predoni che da secoli razziavano i vascelli. Nel 1796, quando le scorrerie erano quasi dei tutto scomparse, i saraceni catturarono lungo le coste ioniche decine di barche e, in alcuni casi, gli equipaggi si salvarono raggiungendo la riva a nuoto”. Gli stranieri raccontavano diverse peripezie avvenute durante i viaggi lungo le coste della regione. Un anonimo del Settecento riferisce che, al centro del golfo di Sant’Eufemia, si alzò improvvisamente un vento che agitò il mare e, a stento, l’equipaggio riuscì a sbarcare in una zona isolata. Hill riferisce che, vicino Bagnara, furono colti da una improvvisa burrasca e i passeggeri si salvarono solo grazie alla perizia dell’equipaggio che, dopo infruttuosi tentativi, riuscì a trascinare la feluca sulla spiaggia. Mentre Didier navigava lungo Scilla, scoppiò una fulminea tempesta con raffiche di vento che alzarono onde spaventose: i marinai, raggiunti fortunosamente una caletta e, scesi dalla «speronara», baciarono la terra ringraziando il Padre Eterno. […]

La navigazione in Calabria era difficile e pericolosa per la mancanza di porti. A Paola i vascelli restavano ancorati lontani dalla riva e, col mare agitato, per imbarcare passeggeri e derrate bisognava aspettare che le acque si calmassero. In una giornata dal ciclo sereno e senza vento, Saint-Non rimase molto impressionato nel vedere il litorale di Capo Spartivento coperto da rottami di vascelli. Galanti annotava che, nel 1792, diversi bastimenti erano naufragati lungo le spiagge del Tirreno. La feluca di padron Giacomo Gabriele Francese si era sfasciata col suo carico di lana alla marina di Nicotera; un brigantino veneziano pieno di aringhe salate era naufragato davanti alla spiaggia di Tropea e sulla stessa costa era affondato un brigantino inglese che trasportava zucchero e carta; a Sant’Eufemia si era arenata la feluca di padron Grazio Spinelli di Procida diretta a Messina per caricare «bottame». Nel mare di Pizzo alcuni velieri erano stati trascinati in alto mare dalla furia dei venti e quelli del genovese Alessandro Margante e di tre procidani si erano miracolosamente salvati. Nel 1799 padron Tomaso Rugiero, partito da San Lucido alla volta di Palermo, sorpreso da una violenta burrasca, per alleggerire il carico della barca fu costretto a gettare in mare 20 sacchi di fagiolini, 4 sporte di fichi secchi e 300 tomoli di castagne».

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Da “PANE NERO o FAME NERA, Cibo e cucina in Calabria (XVIII – XIX secolo)”, di Giovanni Sole – Rubbettino

I 14 capitoli aiutano a capire il rapporto dei calabresi col pane e con la fame. Lettura piacevole

Foto: Rete

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Dettagli

Titolo: Pane nero o fame nera. Cibo e cucina in Calabria (XVIII-XIX sec.)

Autore: Giovanni Sole

Editore ‏ : ‎ Rubbettino (24 maggio 2018)

Copertina flessibile ‏ : ‎ 208 pagine

Prezzo: 14 euro

ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8849854732

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