La gerotrophia: il dovere di nutrire i genitori.

 

 

Esisteva ad Atene una legge, dice Aristofane negli Uccelli (1355-1357), che imponeva agli ateniesi di ospitare e nutrire i genitori, di occuparsi di loro qualora questi, giunti in tarda età, non fossero in grado di farlo da soli, e di provvedere alla loro sepoltura.

Era la legge sulla gerotrophia, che la tradizione attribuisce a Solone, dalla quale sarebbero state esentate alcune categorie di persone: secondo un frammento di Solone, i figli delle prostitute; e secondo Plutarco, coloro che erano stati costretti dal padre a prostituirsi, nonché coloro i cui padri erano venuti meno al dovere imposto da un’altra legge di Solone di insegnare ai figli una techne (Sol., 23) – termine del quale, come di tanti altri e come abbiamo già detto, è impossibile trovare una parola italiana perfettamente corrispondente, al di là di quelli che appaiono i migliori, come in questo caso lavoro o mestiere, vale a dire l’artigianato e forse l’agricoltura.

A eccezione delle persone indicate da questa legge, dunque, tutti coloro che non provvedevano a mantenere e assistere i vecchi genitori potevano essere perseguiti con un’azione (la graphe goneon kakoseos), il cui esperimento era tutelato da regole speciali. Chi la esperiva non era infatti sottoposto alla penalità prevista per chi ritirava l’accusa o non raggiungeva un quinto dei voti: come scrive Aristotele nella Athenaion Politela (56, 6), nell’elencare casi in cui l’arconte che dopo aver condotto l’istruttoria introduceva il giudizio dinanzi al tribunale, queste azioni non prevedevano un’ammenda per chi voleva intentarle. E nel corso dei processi di questo tipo non c’era per gli oratori il limite di tempo segnato dalla clessidra. A questo si aggiunga che la pena per i figli condannati per aver violato questa legge era l’atimia, vale a dire il divieto di ricoprire cariche magistratuali e di partecipare alle assemblee.

Come spiegare una legge che tutela con tanta forza la violazione di un dovere etico e sociale che, alla luce di quanto sin qui visto, ci si aspetterebbe che i figli adempissero spontaneamente? Viene il sospetto che i genitori abbandonati a se stessi in tarda età fossero così numerosi da indurre la città a preoccuparsi per la loro sorte. […]

EVA CANTARELLA

 

Da “NON SEI PIU’ MIO PADRE”, di Eva Cantarella  –  Feltrinelli

Foto: Rete

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