I “Mille” di Magna Grecia

Un evento decisivo e di durevole portata nella storia politica della Magna Grecia è il cristallizzarsi o l’irrigidirsi dei discendenti dei coloni di prima ondata in gruppo chiuso, numericamente determinato, che evolve o si tramuta in istituzione della polis e assume denominazione ufficiale dal numero stesso dei suoi componenti: i chìloi i «Mille», sono attestati a Reggio, a Locri e a Crotone (oltre che ad Agrigento), né si può escludere che pure in altre pòleis italiote operassero analoghi consessi. Crotone provvede a fornire una data di riferimento, il 530 circa, quando Pitagora, appena giunto nella città e ricevuto dai Mille, rivolge loro un protrettico [discorso d’incoraggiamento di tipo filosofico] alla virtù come al teatro politico per eccellenza, l’uditorio al massimo livello di rango. A Locri i Mille sono la corte deliberante e giudicante davanti a cui discutere eventuali modifiche o interpretazioni delle leggi di Zaleuco. I Reggini, per dirla con Eraclide Lembo (55 Dilts, dai suoi estratti delle Costituzioni di Aristotele),

istituirono una costituzione aristocratica: mille infatti amministrano tutti gli affari, scelti sulla base dei livelli di censo. Si servivano delle leggi di Caronda di Catania.

Un’analisi attenta delle fonti rivela come i Mille siano dunque l’organo titolare del potere deliberativo e legislativo, e perciò stesso il corpo civico delle rispettive pòleis, cioè la totalità della cittadinanza o del demos, che è come dire la stessa cosa: insomma, i Mille sono il luogo di espressione dei diritti minimi, di minima espressione della sovranità che anche nelle oligarchie più restrittive spetta all’assemblea ‘popolare’, comunque sia definito e ristretto il ‘popolo’ chiamato in causa con il termine di demos, e quantunque rare e ridotte siano le occasioni in cui interpellare il demos medesimo.

La genesi dei Mille nelle varie colonie magnogreche è un fenomeno quanto mai interessante: non solo in quanto fossile politico, che riproduce o dovrebbe riprodurre a distanza di generazioni l’entità e la fisionomia originaria del contingente degli àpoikoi fondatori, così come l’ideologia guida, antica finzione, di quel gruppo (nella logica stessa di un nucleo che si definisce unicamente tramite un numero, i Mille si concepiscono ovviamente come uguali fra loro: un egualitarismo tutto interno al gruppo medesimo), ma più ancora perché lo stesso processo che li fa emergere e li isola al vertice comunitario come depositari della sovranità della polis li individua implicitamente come ‘cittadini’, ossia polìtai.

I Mille di Magna Grecia sono uno stupendo esempio, quasi un fermo-immagine, di una cittadinanza greca in formazione, una formazione che si attua più con l’esclusione che con l’inclusione. Perché è chiaro che tutto intorno ai Mille c’è altra popolazione. Lo rivela il numero stesso, che nel suo artificiale arrotondamento denuncia tutta la sua natura selettiva e riduttiva: segno che a un certo momento (che potrebbe cadere ancora nel VII secolo, a seconda dei casi) si è sentito il bisogno di definire i partecipanti ai diritti politici; il che equivale a una prima definizione e formalizzazione della cittadinanza: il che non è cosa banale. Come è noto, una cittadinanza empirica esiste fin da quando esiste la comunità, la città-stato ellenica: lo sono il demos di Omero (in almeno una delle sue accezioni), o gli astòi o gli èndemoi di Esiodo; ma un corpo di mille uomini corrisponde finalmente ed esplicitamente a polìtai in piena chiarezza.

Una riflessione sulle implicazioni e sulla cronologia della genesi stessa dei Mille nelle varie colonie schiude poi interessanti prospettive di analisi.

Alle origini di un’apoikìa la cittadinanza (anche se non ancora concettualmente e giuridicamente concepita) è di fatto la somma naturale dei maschi adulti proprietari di klèroi, e dovrebbe quindi inevitabilmente corrispondere a un numero di persone variabile nel tempo. Allora, e al contrario, nel caso dei Mille è evidente che siamo di fronte a una tipica invenzione di ingegneria politica alla greca, che rimanda a un momento storico preciso, a un atto unico, innovativo e volontario da parte delle rispettive comunità coloniali e dei loro capi. Ciò implica anche probabili aspetti di imitazione: i Mille potrebbero essere stati inventati o ‘fondati’ in un unico centro e poi essere stati adottati negli altri due. Forse è pure possibile indovinare dove fu escogitata l’invenzione.

A Crotone e Reggio la selezione dei Mille presuppone l’esclusione, come detto, di altri soggetti, liberi ma non ritenuti degni di essere cittadini. Data l’antichità degli esordi di entrambe le colonie, già in VIII secolo, vi è tutto il tempo per postularvi, nel corso del VII, il maturare di specifiche condizioni di aumento demografico e di connesso accumulo di tensioni e pressioni in merito alla condivisione dei diritti e (soprattutto!) delle terre: condizioni che avrebbero indotto i detentori ed eredi degli antichi titoli di partecipazione coloniaria a sentirsi minacciati e a reagire barricandosi in gruppo chiuso. Immigrati, èpoikoi, schiavi liberati, indigeni mezzosangue, figli e nipoti di coloni fondatori degradati economicamente per uno qualunque dei fattori di decadimento […] sono ottimi candidati a ricoprire il ruolo degli esclusi in soprannumero rispetto ai Mille.

Ma a Locri? Qui la situazione è tutta diversa: è più che possibile che i Mille siano già menzionati e presupposti nella legislazione di Zaleuco, ante 660; tra la fondazione e la legislazione resta troppo poco tempo perché si possa ipotizzare l’arrivo a Locri di masse di èpoikoi o una crescita del quadro demografico dovuta all’integrazione sociale di elementi ‘minori’ e ‘ritardatari’ rispetto ai fondatori, o ancora il rapido decadere di rango di tanti coloni originari e dei loro discendenti. I Mille saranno perciò quasi certamente gli stessi assegnatari dei klèroi inalienabili della divisione originaria: dunque la cittadinanza è definita dall’inizio, cioè sin dalla fondazione stessa.

L’ambiente della neonata Locri è il miglior indiziato quale inventore di un corpo civico numericamente (o simbolicamente) esatto. Quanto vi è di fondato nella fama, certamente antica e percepita dai contemporanei, della città, della sua legislazione e del suo inesorabile nomothetes Zaleuco concorre a rafforzare l’ipotesi di un’imitazione (con una sorta di ‘serrata’ oligarchica) dei Mille locresi da parte di Reggio e Crotone, in epoca relativamente più recente (fine VII secolo?).

E nelle altre pòleis? Sia pure in assenza di attestazioni di ulteriori presenze dei Mille o di organismi consimili, processi analoghi di definizione, delimitazione ed eventualmente riduzione della cittadinanza sono da postulare con certezza anche per le restanti colonie di Magna Grecia, già a partire dal VII secolo e al più tardi nel VI. Naturalmente non è detto che in tutti i casi il corpo civico sia stato ricondotto a un numero esatto e invariabile di componenti.

A Crotone, Locri e Reggio i Mille rappresentano il livello decisionale di base, come altrove altre similari assemblee oligarchiche, ma in ogni polis le decisioni più urgenti vengono prese, e quelle più importanti messe in esecuzione, dal ‘magistrato’ (o dai magistrati), cui spetta più in generale l’esercizio della giurisdizione e la corrente azione di governo.

Il magistrato repubblicano, che ha dappertutto radici antichissime (coincidenti nelle apoikìai con i primordi stessi della nuova città), è eletto annualmente, ed è assistito e spesso controllato dal consiglio, corpo immancabile in qualunque città-stato ellenica fin dalle origini più remote, quando è riunione dei capifamiglia nobili, o, tra questi, dei più nobili e anziani. Nobiltà e anzianità restano i normali requisiti di accesso al consiglio anche quando esso si trasforma in istituzione formale della polis, un processo già concluso in VIII-VII secolo in tutto il mondo greco. Per i consigli delle città italiote non abbiamo dati su eventuali fissazioni del numero dei componenti, ma queste sono più che possibili.

 

L. BRACCESI – F. RAVIOLA

Da “La Magna Grecia”, di Braccesi-Raviola – Il Mulino

Foto: Rete

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