Il problema di LAVINIUM

Fischija a Scalea negli anni 50

 

Premessa

Gli itineraria di epoca tardoimperiale (la Tabula Peutigeriana) ed età medioevale (Geographica di Guidone e Cosmographia dell’Anonimo Ravennate) riportano la presenza di una civitas dal nome di Lavinium o Laminium. Secondo tali itineraria essa si collocherebbe tra Blanda, dalla quale disierebbe 16 miglia, e Cerellis (attuale frazione di Cirella del comune di Diamante) distante 8 miglia.

La distanza di 16 miglia tra il colle del Palecastro, su cui fu fondata la città, prima lucana e poi romana di Blanda, e le strutture di epoca romana ritrovate immediatamente a nord e a sud del canale Tirello, rendono probabile identificare la Lavinium delle fonti con la vecchia contrada Fischija di Scalea, nello spazio circoscritto dalle attuali via Fiume Lao e via Lauro con un’importante appendice nello scoglio di Torre Talao.

Il nome deriverebbe dagli antichi abitanti di Laos, che nel IV-III secolo a.C. fondarono una città sul colle San Bartolo, in località Marcellina, nell’attuale comune di S. Maria del Cedro, i quali battevano moneta su cui era riportata la scritta LAFINOS.

Fonte: Antiquarium Cimalonga

I ritrovamenti degli anni ’30

Purtroppo, non sono stati mai effettuati nell’area di Fischija saggi archeologici sistematici che utilizzassero moderne metodologie stratigrafiche; inoltre, a seguito delle indagini degli anni ’30, non fu predisposta una carta archeologica che permettesse di ubicare i ritrovamenti effettuati e descritti in una breve pubblicazione su «Notizie degli Scavi» dall’ispettore Gennaro Pesce della Soprintendenza della Calabria. A seguito di questi ritrovamenti, fu predisposta una serie di vincoli con semplice notifica al proprietario del fondo e pertanto, a seguito dei vari passaggi di proprietà avvenuti, oggi non sempre è possibile risalire alla corretta ubicazione delle aree vincolate.

Partendo da nord a sud, seguendo l’ordine degli scavatori, fu ritrovato nel fondo Di Puglia-Maiolino un vano munito di base circolare, delimitato da un canaletto, comunicante con una vasca attraverso un altro piccolo canale. Si tratta di apprestamenti legati alla produzione dell’olio: una volta che attraverso la molitura delle olive si otteneva una pasta, questa veniva pressata su un’ara circolare di cui qui fu ritrovata la base, così da separare i residui solidi dal prodotto liquido che attraverso i canaletti veniva fatto convogliare nella vasca.

Lo stesso apprestamento fu recuperato poco più a sud nel fondo Marigliano-Filardi, poi proprietà Di Vattimo (lungo l’attuale via Birago), ricavato all’interno di un pavimento con mosaico in tessere bianche, decorato su un lato con motivi geometrici.

Fonte: Antiquarium Cimalonga

Tra gli altri ritrovamenti, lo scavatore segnalava una canaletta in laterizi con orientamento NE-SO, recuperata nella via decumana (forse l’attuale via Adua o una strada a essa parallela posta più a nord) che congiungeva la strada comunale (probabilmente l’attuale via Lauro) alla strada Arenile che dovrebbe corrispondere all’odierna via Fiume Lao. All’interno della canaletta furono ritrovati due frammenti in marmo riproducenti una gamba vestita con calzari.

Più a sud, nel fondo De Angelis, a seguito dei lavori di impianto di una vigna furono ritrovate alcune tombe e, riutilizzati in un muro tardo, frammenti di lastre marmoree, rocchi di colonne e soprattutto un’erma marmorea (ora conservata nel Museo archeologico di Reggio Calabria) del I secolo d.C. realizzata in stile arcaistico, in passato identificata con una divinità maschile (Apollo o Dioniso). Furono rinvenuti, inoltre, tra i vari reperti mobili, un frammento di gamba posteriore di cavallo, un frammento di epigrafe funeraria di epoca tardo imperiale, un frammento laterizio con bollo QVSR

Nel fondo Serra, a sud, fu ritrovata una sepoltura in cassa con due scheletri in posizione rannicchiata con corredo costituito da un unguentario di vetro e da un’olpe in terracotta

ERMA – Fonte: Antiquarium Cimalonga

Ritrovamenti recenti in contrada Fischija

Nel 1962 nel corso di lavori agricoli in contrada Fischija fu recuperata in maniera fortuita una stele di stile neoattico riproducente Dioniso con tirso e pantera, mentre s’ignora la provenienza di due crogioli, probabilmente usati per la fusione dell’oro.

Nel 1975, a seguito del rinvenimento di alcune strutture murarie di età imperiale, associate a pavimentazioni in cocciopesto, fu vincolata archeologicamente un’area limitrofa a piazza Giovanni XXIII.

Nel 1977 fu sottoposta a tutela archeologica un’area (ex proprietà Violi, in un’area compresa tra via S. Francesco di Paola e via Fausto Gullo) posta a sud-est di quella tutelata di via Birago, a seguito del ritrovamento di ulteriori strutture di epoca imperiale.

Anche i materiali ceramici di epoca imperiale recuperati in località Monticelli immediatamente a est della linea ferroviaria, sono probabilmente riconducibili ad attività di scavo effettuate in contrada Fischija.

Durante gli scavi per l’impianto del gas nel 2004, fu recuperata una sepoltura alla cappuccina tagliata nella sabbia, in via Dante Alighieri, strada parallela alla più settentrionale via Birago, dove invece fu trovata nel 2005 una deposizione in enchytrismòs durante gli stessi lavori.

Nei primi mesi del 2019, durante sopralluoghi e verifiche da parte del personale della Soprintendenza all’interno di Villa Giordanelli, è stato possibile verificare come le aree prossime a via Fiume Lao fossero caratterizzate da stratigrafie sabbiose, sterili di reperti archeologici, mentre nei sondaggi a est della villa, affiorassero, circa un metro sotto il livello attuale di campagna, materiali archeologici databili dal I al IV secolo d.C., coerentemente con i dati reperibili dalle pubblicazioni delle scoperte degli anni ’30.

Infine, notizie, allo stato attuale non verificabili, riportano la presenza di un antico approdo, da ubicarsi ai margini del centro storico, probabilmente in corrispondenza della chiesa di S. Nicola in Plateis.

SIMONE MARINO

Funzionario Parco Archeologico di Ercolano (NA).

Da “Scalea e il suo territorio in età antica” a cura di Fabrizio Mollo – Rubbettino

Foto: Rete

 

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