CALABRIA – La «fame di terra » nel ’19

 

II problema della terra in Calabria poteva essere sintetizzato, nel 1919, sulla base dei seguenti dati (1):

«IN CALABRIA 300 AGRARI AFFAMANO IL POPOLO LAVORATORE».

Come è distribuita la proprietà della terra in Calabria?

A Cosenza (provincia) vi sono 195.000 proprietari con 447.341 ettari di terra.

Di essi 174.000 (60%) piccoli proprietari possiedono appena 64.000 (14%) ettari di terre, in media meno di mezzo ettaro per ogni proprietario; mentre soli 195 (0,1%) grossi proprietari ne possiedono ben 184.000 (41%) ettari pari a circa 1.000 ettari in media per ogni grande proprietario.

A Catanzaro (provincia) vi sono 170.000 proprietari di terre.

Di essi 140.000 (82%) piccoli proprietari hanno appena 69.000 (12%) ettari di terre; in media meno di mezzo ettaro per ogni proprietario; mentre soli 170 (0,1%) grossi proprietari ne possiedono 227.000 (40%) ettari, pari a 1.330 ettari in media per ogni grande proprietario.

A Reggio Calabria (provincia) vi sono 159.000 proprietari con 268.000 ettari di terre.

Di essi, 146.000 (91%) piccoli proprietari possiedono 48.000 (18%) ettari di terre; pari a meno di un terzo di ettaro per ogni proprietario; mentre soli 159 (0,1%) grossi proprietari ne detengono ben 91.000 (34%) pari a 573 ettari in media per ogni grande proprietario.

A Crotone (Zona agraria) vi sono 10.500 proprietari con 100.000 ettari di terra.

Di essi 8.500 (80%) piccoli proprietari possiedono appena 3.900 ettari di terra (3,5%), pari a molto meno di mezzo ettaro in media per ogni proprietario; mentre soli 14 (0,9%) grossi proprietari ne hanno 80.000 (73%) ettari, pari a 5.700 ettari in media per ogni grande proprietario.

Nel crotonese ognuno dei 14 latifondisti possiede terre per una volta e mezza che 8.500 piccoli proprietari messi insieme.

Che cosa significa tutto questo?

Questo significa che nella nostra regione 300 grandi baroni della terra, cioè lo 0,10% di tutti i proprietari agricoli monopolizzano 501.000 ettari, pari al 38% delle terre che i nostri contadini lavorano; vuoi dire 1.000 ettari circa per ogni grande proprietario in media.

Invece circa 500 mila piccoli proprietari, cioè 87% del totale, possiedono appena il 14% cioè 182 mila ettari, pari a poco più di un terzo di ettaro per ogni piccolo proprietario».

Va chiarito che 144.544 dei 501.000 ettari delle terre possedute dai baroni, risultano usurpati ai comuni e che questi ladri di terra esercitano il diritto degli usi civici su circa 100.000 ettari (2)

«Prima dell’abolizione della feudalità ed antecedentemente alla ripartizione dei beni feudali, ripartizione avvenuta intorno al 1810, e alla spartizione dei beni ecclesiastici effettuatasi nel 1860, le popolazioni di questa Regione esercitavano il diritto degli usi civici quasi su tre quarti dei terreni esistenti nella Regione stessa.

Detti abitanti perciò, avevano diritto, sui terreni in parola, di allignare, di seminare, di pascolare le proprie bestie e di raccogliere di detti fondi castagne, ghiande ecc.

Avvenuta la ripartizione, molti dei detti terreni, o per dir meglio la maggior parte di essi, sono stati usurpati dai rappresentanti della nuova casta o borghesia che dir si voglia, formatasi a seguito del decadimento della nobiltà e dell’abolizione dei diritti feudali.

I nuovi possessori del pubblico demanio, però, ed i comuni stessi ai quali vennero assegnati molti dei fondi in parola, abolirono gli usi civici e così al popolo, il quale usufruiva nel modo indicato di circa 700.000 ettari di terreno di natura diversa (demanio universale), rimasero soltanto, come suoi dirsi gli occhi per piangere.

Si calcola che i terreni usurpati dai pirati della terra nell’intera regione e dei quali potrebbe ancora essere rivendicato il possesso, ammontano ad ettari 100 mila circa».

Per comprendere l’uso delle immense terre del latifondo che fanno i proprietari, basta ricordare questi altri dati:

il barone Berlingieri destina a riserve di caccia 8.855 ha.; il barone Gallucci ne destina 1.500; il barone Barracco, «altrettanto e anche più», (il primo cioè Berlingeri, risulta proprietario di 15.000 ha.)3.

Dei 501.000 ha. del latifondo, 343.000 ha, rappresentano il latifondo assenteista. Nella stessa regione si hanno d’altra parte 116.000 piccoli proprietari che posseggono 178.000 ha. e 285.000 piccoli proprietari che posseggono in media 1,2 ha.

Mostruoso è questo particolare: a Isola Capo Rizzato, nelle adiacenze di Crotone 12 proprietari posseggono 4.700 ha. Contro migliaia di contadini che non posseggono nulla.

Accanto ai contadini poveri (proprietari di spezzoni inferiori all’ettaro o al mezzo ettaro, spesso improduttivi) vanno messi i braccianti senza terra (e purtroppo senza lavoro redditizio) che costituiscono il 40% della popolazione, e i salariati fissi che s’industriano a vivere integrando il salario con risorse di fortuna e spesso in violazione del diritto di proprietà, di quel diritto che i grossi ladri di terra sbandierano dal tempo delle invasioni dei latifondi per invogliare lo stato alle repressioni.

Negli anni del dopoguerra i contadini erano così suddivisi in Italia su un totale di 10.000.000 all’inarca:

4,4 milioni erano braccianti;

3,2 milioni erano affittuari e mezzadri;

1,8 milioni erano piccoli proprietari (4).

In Calabria le tre provincie presentano caratteristiche diverse proprio in ragione della consistenza del latifondo. Nel reggino prevalgono i piccoli proprietari, un gran numero dei quali sono anche braccianti; nel catanzarese, e un poco meno, nel cosentino, prevalgono, in modo schiacciante, i braccianti senza terra.

La ricostituzione del latifondo avvenne, dopo l’emanazione delle leggi eversive, con metodi briganteschi (ricatti, usurpazioni sistematiche, violenze e corruzioni). I contadini furono privati del loro diritto alla terra e agli usi civici; i comuni, depredati del demanio e perfino della facoltà di ricorrere a giudizio. […]

ENZO MISEFARI

Da “Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914 – 1922” – Jaca Book

Foto: Rete

 

NOTE

1 Dal giornale cosentino “La riscossa” del 1948.

2 Lo stesso giornale poi scrive nell’articolo: “Centomila ettari usurpati al popolo”

3 Nell’area immensa delle proprietà del Berlingeri ricade la zona dove circa trent’anni dopo il ministro di Polizia Sceiba ordinò, d’accordo con De Gasperi, che si ricacciassero i contadini di Melissa con la forza. E fu la strage. Poi Sceiba e De Gasperi si recarono a messa e pregarono per l’anima dei defunti.

4 Dati riportati dal Watson nella sua “Storia d’Italia”

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