STREGONERIA – Alcuni processi in Svizzera e Francia

Il primo processo per stregoneria documentato in Svizzera avvenne a Basilea nel 1407 e vide coinvolte varie donne appartenenti a famiglie aristocratiche. Problemi matrimoniali avevano indotto alcune di loro a ricorrere a sortilegi per riavere l’amore del marito svogliato, oppure per far innamorare di sé un uomo, o anche per vendicarsi dell’infedeltà dell’amante. Una, fra l’altro, fu sospettata di aver provocato la grandine in modo che si alzasse il prezzo del grano. Le donne furono bandite per sempre dalla città. Nel 1423, nel villaggio di Hauenstein, una strega fu condannata a morte in seguito alla testimonianza di un contadino che dichiarò di averla vista cavalcare un lupo.

Questi primi processi svizzeri non videro coinvolta in alcun modo l’Inquisizione, che all’epoca s’interessava principalmente degli eretici. Anche in altri procedimenti legali avvenuti in seguito, gli inquisitori ecclesiastici ebbero sempre un ruolo marginale o addirittura non furono presenti. Difatti, le autorità locali tendevano a mantenere il più stretto controllo della giustizia poiché capitava non di rado che la popolazione si facesse giustizia da sé, incurante di qualunque garanzia legale. Tuttavia gli stessi tribunali civili andavano spesso per te spicce, assecondando gli umori popolari.

Nei principati tedeschi, dove nei due secoli precedenti erano avvenute diverse persecuzioni di eretici, streghe e adoratori del demonio, nel primo Quattrocento non risulta vi sia stato un particolare accanimento; per meglio dire, non paragonabile al vero e proprio eccidio iniziato sul finire di quel secolo e proseguito nei due secoli successivi. Nel Regno di Francia, invece, la persecuzione di streghe ed eretici fu costante e in certi momenti raggiunse una notevole intensità, specialmente nelle zone alpine. Il tribunale civile di Grenoble fu il più attivo; un atto dell’archivio locale informa che tra il 1428 e il 1458 furono bruciati o annegati centocinque donne e cinquantasette uomini. Anche a Briancon, in quello stesso periodo, si registra un’intensa persecuzione da parte del tribunale civile. Il poeta contemporaneo Martin Le Frane, segretario dell’antipapa Felice V, scrisse che ai raduni nelle valli di Argentière, Freissinière e Valute, si recava un grande numero di uomini e donne (circa diecimila), e che più di seicento donne confessarono di aver avuto rapporti carnali con demoni. In questo caso viene da pensare che i raduni fossero in realtà riunioni di eretici e che in tale repressione abbia avuto un ruolo significativo l’Inquisizione. Infatti due famosi inquisitori, Alfonso de Spina e Nicolas Jacquier, confermano l’esistenza di un’estesa persecuzione dal 1438 al 1458 nel Delfinato, oltre che in Guascogna, nel Nivernese, nell’Artois e nelle città di Tolosa e Lione.

Va detto che in Francia, dove l’Inquisizione era presente da oltre due secoli, l’intervento degli ecclesiastici nei processi per stregoneria era una consuetudine, ma le autorità civili si riservavano di ripetere i processi nel caso in cui alcune indagini fossero state svolte, a loro giudizio, in modo insoddisfacente. In tal senso è significativo un processo tenutosi nel 1438, che vide coinvolto un certo Pierre Vallin, anziano abitante di La Tour du Pin, un villaggio vicino a Lione. Sottoposto a procedimento inquisitorio, il vecchio confessò di essersi dato al diavolo per sessantatré anni e di avergli offerto la figlia di sei mesi. Per ordine del diavolo, Pierre avrebbe battuto l’acqua di un ruscello in modo da provocare tempeste distruttive; sarebbe volato su un bastone per raggiungere il luogo di una riunione dove, assieme ad altri, avrebbe mangiato dei bambini e si sarebbe unito a una diavolessa che si mostrava come una ragazza di vent’anni. Condannato al rogo, Pierre chiese il perdono. Fu nuovamente processato dal signore locale per conoscere i nomi dei complici e denunciò cinque persone che risultavano morte già da tempo. Messo sotto tortura, si tentò di estorcergli i nomi di preti e chierici, di nobili e ricchi, ma l’uomo negò risolutamente. Evidentemente il castellano aveva tutto l’interesse a incamerare i beni degli eventuali condannati.

Quello di Pierre Vallin non fu un caso isolato; gli atti processuali giunti fino a oggi dimostrano che la persecuzione della stregoneria non si fermò solo ai sospettati di eresia e non solo alle donne, e inoltre evidenziano come questo crimine fosse spesso utilizzato come arma politica o intimidatoria. Ma l’aspetto più significativo, in realtà, è il legame fra stregoneria ed eresia, che nel corso del Quattrocento emerge in modo sempre più forte […] Il Sud della Francia fu segnato, dagli inizi del Duecento, da una lotta antiereticale che non ebbe paragoni in altre regioni europee se non in qualche piccola area tedesca. La persecuzione continuò per lungo tempo. Cancellati quasi completamente i Catari, restavano attivi altri gruppi ereticali più o meno vasti; i più significativi erano senza dubbio i Valdesi. Molti seguaci di questa dottrina pauperistica si rifugiarono sulle Alpi francesi e svizzere, dove riuscirono a sopravvivere celando le proprie convinzioni. Per non destare sospetti, partecipavano alla messa nei giorni comandati e si riunivano invece, di notte o in luoghi segreti, per celebrare i propri riti, in tutto simili alla liturgia cattolica. Anche queste attenzioni non bastarono, tuttavia, a proteggerli. Spesso la gente del posto denunciava alle autorità quelle che considerava riunioni diaboliche; in altri casi erano le stesse autorità locali ad agire sulla base di sospetti e delazioni, o anche per convenienza personale.

Ecco cosa avvenne, a partire dal 1428, nel cantone svizzero del Vallese, nelle valli d’Anniviers e d’Hérens. Alcune comunità rurali guidate dal loro signore feudale, il vescovo di Sion, decisero che chiunque fosse stato accusato di stregoneria da più di due persone avrebbe dovuto essere arrestato, torturato se non si decideva a confessare e bruciato in base alla confessione così ottenuta. Il primo processo fu tenuto da autorità laiche, mentre i numerosi procedimenti che si svolsero negli anni seguenti videro alternarsi giudici civili, vescovi e inquisitori. La tortura fu usata in modo così spietato che molte persone, rifiutandosi ostinatamente di rilasciare confessioni, morirono sotto i tormenti. Stando alle dichiarazioni rilasciate da chi decise di confessare, vi furono uomini e donne in grande numero che ammisero di avere rinunciato formalmente alla fede cristiana e di essersi legati al diavolo pagandogli un tributo annuo di una pecora o di un agnello. In cambio, il diavolo aveva concesso alcuni poteri, come far ammalare uomini e animali fino a farli morire, rendere gli uomini impotenti e le donne sterili, togliere il latte alle vacche e d’struggere i campi di grano.

Si tratta delle consuete credenze sui malefici tipiche del mondo contadino, ma altri dettagli sono assolutamente inediti: qualcuno raccontò che, durante i convegni notturni, il diavolo appariva sotto le sembianze di un animale nero e teneva un sermone, intimando a tutti i presentì di non andare in chiesa e di non confessarsi con nessun prete. Poi il diavolo forniva ai suoi seguaci un unguento da applicare alle sedie sulle quali avrebbero volato di villaggio in villaggio e che egli stesso, all’occasione, avrebbe trasportato da una cima all’altra delle montagne. In tal modo, streghe e stregoni avrebbero ottenuto il potere di entrare nelle cantine della gente per berne il vino migliore. Non mancavano, in queste confessioni, le denunce di infanticidio e di cannibalismo, perpetrati a danno sia di figli altrui sia dei propri. Il cronista di Lucerna Hans Frùnd, che riportò queste notizie una decina d’anni dopo lo svolgersi dei fatti, sosteneva che finirono sul rogo fra le cento e le duecento persone. Sebbene Frùnd non menzionasse alcun rapporto fra le persone condannate e una qualche forma di eresia, è evidente, in questi processi di massa, l’intento denigratorio e persecutorio nei confronti di gruppi uniti da un solido vincolo religioso; solo così si spiega l’ostinazione degli imputati a non denunciare altre persone neppure sotto tortura. Se si trattasse di Valdesi o di altri eretici è impossibile saperlo, dato che le fantasie riportate sono quelle consuete dei processi per stregoneria.

La caccia alle streghe nel Vallese è per certi versi emblematica dei conflitti religiosi latenti nel mondo cristiano, conflitti sui quali s’innestava sovente il sospetto di stregoneria. Dalla lettura degli atti legali di numerosi altri processi si comprende tuttavia come tale accusa fosse talvolta usata dalle autorità civili e dall’aristocrazia per finalità che non hanno nulla a che fare con la religione. Un celebre processo che coinvolse al tempo stesso eresia e stregoneria, ma nel quale si mescolarono subdoli calcoli politici, fu quello contro Giovanna d’Arco.[…]

GIORDANO BERTI

 

Da “Storia della stregoneria” – Mondadori

Foto: Rete

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