Cosa s’intende per “arte primitiva”?

Giraffa, Acacus, Libia

 

L’arte non è un fenomeno isolato. È parte di una cultura, ha legami con la storia della cultura e con la storia del popolo. Di conseguenza, la comprensione di ogni tipo di arte nazionale è facilitata dalla conoscenza della storia, e molte conclusioni importanti nella sfera della storia possono derivare dallo studio del fenomeno artistico. Uno sguardo su queste correlazioni è uno dei risultati fondamentali della ricerca intellettuale di questo secolo.

Nessuna nazione ha prodotto la sua cultura in piena indipendenza da influenze esterne. Molto è stato scritto, nella letteratura antropologica, intorno alla parte predominante avuta nello sviluppo della cultura umana dalla evoluzione o dalla diffusione. Per quanto mi risulta, nessuno ha mai sostenuto che ogni cultura si è sempre evoluta dall’interno, senza prendere a prestito elementi culturali da altri popoli. Al contrario, alcune scuole di etnologia sono inclini a minimizzare il peso della genesi spontanea e a sopravvalutare l’importanza della diffusione. Secondo una scuola “diffusionista” estrema, tutte le culture derivano addirittura da una sola fonte, l’Egitto; ma questa teoria è stata respinta dalla stragrande maggioranza degli antropologi, compresi i diffusionisti moderati. Il fatto è che, persino da quando i primissimi gruppi di esseri umani emersero dallo stadio preumano in un remoto periodo geologico, ci devono essere state scoperte e invenzioni da un lato e adozione di metodi altrui dall’altro. La storia delle successive ere dell’umanità fino al nostro tempo mostra che, in ogni epoca, i popoli della terra hanno inventato per sé creando nuove formule, rimodellando vecchi sistemi e al tempo stesso acquisendo ricchezza culturale dagli altri popoli. Ma molto deve essere stato inventato anche separatamente, in età differenti e in parti diverse del mondo.

Venere di Willendorf una delle più famose veneri paleolitiche.

Ciò che si è detto della cultura in generale si adatta particolarmente allo sviluppo dell’arte. Non esiste una storia unitaria dell’arte. Come uno dei massimi studiosi di preistoria, M. C. Burkitt, sottolinea: “Non vi è stata mai un’arte che si sia sviluppata continuamente da sé: cioè un’arte con l’A maiuscola, che, partendo dai tempi della preistoria, si sia sviluppata in diverse direzioni, fra popoli diversi, con periodi di grandi risultati tecnici ed estetici” ‘-.

“Arte primitiva”, allora, è solo un termine generico che copre una gran varietà di fenomeni storici, i prodotti di differenti razze, mentalità, temperamenti, fatti storici, influenze ambientali. Ogni popolo, per quanto primitivo, ha sviluppato un suo stile specifico dando la preferenza a certi oggetti e a certe forme o a certe sistemazioni di linee e di spazi.

La moda svolge un ruolo importante nelle comunità primitive come nei paesi civili, e talvolta provoca mutamenti dello stile artistico. Ma vi è anche una forte tendenza conservatrice nel culto delle tradizioni. Costumi e ornamenti dei tempi andati possono ancora apparire come sacri attributi di demoni, dèi, eroi in danze mascherate o in altre cerimonie. Tipi disusati di armi possono servire ora da mazze o da bastoni e scuri da cerimonia. La religione e il conservatorismo sono responsabili della prevalenza delle copie sulle nuove creazioni. Anche una scultura eccezionalmente bella non è unica, a parte i lineamenti del volto. Rappresenta un tipo, anche se non frequente.

Serranía de la Lindosa -COLOMBIA, 12.500 anni fa

Il bisogno di copie sorge a periodi, quando le maschere o le immagini di legno si sono deteriorate e c’è bisogno di sostituirle con nuove opere dello stesso genere. Come nell’arte buddista e cristiana, tuttavia, l’artista ha sempre la possibilità di mostrare il suo talento e la sua forza creativa.

Parlando in termini scientifici, non vi è alcun elemento comune nei vari rami dell’arte primitiva; ma la loro pura esoticità di forma e di contenuto serve a collegarli nella nostra mente ai fini della critica d’arte. Un tal legame, tuttavia, è estraneo alle opere stesse; dipende da noi e dalla nostra posizione rispetto ad esse.

La loro stessa stranezza può esercitare un fascino estetico. Nello stesso tempo possono apparirci repellenti. Sembra che un completo godimento della bellezza sia possibile solo quando siamo di fronte a un’opera d’arte che appartiene al nostro ceppo culturale o è almeno superficialmente collegata ai nostri ideali di bellezza artistica. La combinazione di forme e colori prodotta da civiltà estranee può avere molte attrazioni, ma resta avvolta in un’atmosfera strana e misteriosa che ci è completamente estranea. Opere d’arte fanno nascere sentimenti familiari, intimi, perché sono state influenzate dalla civiltà egiziana (o mediterranea), per cui, benché siano opere di artisti primitivi, non possono essere considerate come esempi genuini dell’arte primitiva.

Impressioni di mani nella Cuevas de las Manos sul Río Pinturas fiume vicino al popolo di Perito Moreno nella provincia di Santa Cruz, Argentina, 9000 – 13000 anni fa

Poiché il primo stadio di ogni fenomeno è generalmente sviluppato e rifinito, è divenuto comune spiegare  la parola “primitivo” con qualcosa di rozzo, che manca di quel certo accordo di linee, spazi o colori che è la fonte delle nostre sensazioni e delle nostre emozioni quando guardiamo una vera opera d’arte. Colui che ha creato l’opera o aveva a sua disposizione mezzi d’espressione insufficienti o mancava dell’abilità di usarli in modo da poter esprimere ciò che voleva ritrarre. In verità allora non si tratta tanto di un’opera d’arte quanto di un tentativo sfortunato di realizzarne una: la decisione sarà, naturalmente, sempre un giudizio di valore. L’ “opera primitiva”, in questo senso, può essere semplicemente il lavoro di un maldestro artefice privo sia d’ispirazione che di mestiere, nel qual caso il lavoro non ha nulla a che vedere con il vero primitivismo ma è solo un esempio di arte cattiva che non ha neppure un valore di documentazione. D’altra parte se è il lavoro di un selvaggio o di un bambino, avrà almeno qualche importanza come prova genetica o psicologica.

Un uso più interessante della parola “primitivo” si fa per certe genuine opere d’arte, e non è affatto dispregiativo. I critici lo usano per sottolineare una certa ingenuità di ispirazione e una certa semplicità di visioni. Il primitivismo in questo senso si trova nell’arte di ogni periodo e di ogni popolo. È specialmente associato all’arte egiziana, babilonese, assira, bizantina e ai “primitivi italiani” che furono i precursori del Rinascimento.

Uno stile artistico non è un fenomeno statico, ma dinamico; vive e muta in un periodo preciso di sviluppo culturale. E certo che esiste una periodicità di stili, che corrisponde a una periodicità di gusti. Non sappiamo fino a che punto stile e reazioni emotive si condizionino a vicenda. La caratteristica più evidente del gusto artistico moderno è la semplicità. Vivendo in un mondo oltremodo complicato, fragoroso e meccanizzato fino al punto di rottura, essendo preso in un ritmo di vita fin troppo veloce per lui, l’uomo del XX secolo ha sviluppato una forte tendenza verso la semplicità: semplicità nelle forme esterne della vita quotidiana, disgusto per gli ornati nell’architettura, nei mobili, negli utensili, e una marcata preferenza per le cose primitive e spontanee, più che per le raffinatezze e le sofisticherie. Ecco perché la semplicità di molte manifestazioni artistiche primitive esercita su di esso un richiamo così forte.

Maschera africana Vili.

“Da uno studio del negro e del boscimano” dice il professor Herbert Read “noi siamo condotti a una comprensione dell’arte nelle sue forme più elementari, e il fatto più elementare risulta sempre il più vitale.” G. A. Stevens ci dà un giudizio simile ma più preciso: “L’arte primitiva è la più pura, la più sincera forma artistica che ci sia, in parte perché è profondamente ispirata da idee religiose e da esperienze spirituali, in parte perché è del tutto inconscia di essere arte; non vi sono astuzie che possano essere acquisite da chi non val nulla, né esercizi tecnici che possano passare per opere ispirate” ‘. Un tale giudizio, tuttavia, è solo giustificato per certi limitati settori dell’arte dei popoli primitivi. In realtà l’artista primitivo non è sempre tanto ingenuo come ci piace pensare.

Poiché c’è una così grande varietà di tipi di arte primitiva, varietà di caratteri oltre che di meriti artistici,  dovremo cercare di essere obiettivi nel nostro giudizio e nella nostra lode. Questo è possibile solo se ci stacchiamo temporaneamente da ogni tendenza che predomini, o sia di moda, nella nostra arte d’oggi. Per esempio, la maggioranza dei critici contemporanei non ha molta stima del naturalismo, nel senso di fedeltà visiva alla natura, come ideale dell’arte della rappresentazione. Ma non vi è dubbio che la fedeltà alla natura fu l’ambizione dei maestri dei dipinti delle caverne di Dordogna durante il Paleolitico Superiore, 15.000 o più anni fa; è anche, ovviamente, l’ideale di alcune – ma non di tutte – le più recenti aree artistiche primitive. Così l’artista primitivo può lottare per un risultato che non ci offre alcuna attrazione perché è stato raggiunto molto tempo fa nella storia della nostra arte. Paragoni di questo genere sono del tutto fuori posto. Non importa tanto ciò cui l’artista primitivo può aver mirato: quel che importa è il modo in cui l’ha fatto.

 

LEONHARD ADAM

Da “Arte primitiva” – Mondadori

Foto: Rete

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