Il gelsomino ovvero la stelluccia della terra

 

Secondo una credenza araba il paradiso è profumato di gelsomino poiché questo fiore simboleggia l’Amore divino.

Non diversamente spiegava un detto indiano: «Un gelsomino in fiore sul capo, del sandalo e dello zafferano sulla pelle, una donna amatissima e attraente sopra il corpo, tutto ciò è un’eco del paradiso celeste». Cui fanno eco le Allegorie di Aziz Eddin dove il gelsomino proclama: «II mio odore penetrante vince il profumo di tutti gli altri fiori; sicché gli amanti mi scelgono per offrirmi alle loro amanti. Nasco dai tesori invisibili della divinità e mi riposo nelle pieghe che forma la sua veste».

Una leggenda araba racconta che un giorno la madre di tutte le stelle, Kitza, stava preparando nel suo palazzo di nuvole gli abiti d’oro per i suoi figli astri quando giunse un gruppo di stelline che si lagnavano delle loro vesti. «La mia è troppo larga.» «La mia non risplende abbastanza.» «La mia non è guarnita di gemme.» «Io la vorrei attillata.» «Io meno fulgida.» Strepitavano confondendo la povera madre. «Bimbe mie, non fate chiasso» pregava Kitza. «Non fatemi perdere tempo. Molte sorelle sono ancora nude e potrebbero ammalarsi.» Ma le stellucce capricciose non le davano retta e continuavano a protestare.

Finché passò da quelle parti il re degli spazi, Micar: udendo quel chiasso, entrò nel palazzo. «Che succede qui dentro?» domandò con voce tonante.

Le stelle, spaventate, diventarono sottomesse e docili, ma non poterono nascondere la verità. Allora Micar, sdegnato, urlò: «Poiché siete così egoiste e pretenziose, vi caccio dal firmamento». Strappò loro gli abiti d’oro e le scagliò come ciottoli nel fango della terra.

La madre cadde in un inconsolabile dolore: «Mi hai tolto dalle vene molte gocce di sangue, inflessibile Micar. Che mai faranno le mie povere stelle in mezzo al fango? Gli uomini e le bestie le calpesteranno, le umilieranno».

La Signora dei giardini, Bersto, provò pietà per la povera madre. «Kitza» disse «potrei aiutare le tue povere figlie. Le trarrò dal fango trasformandole in fiorellini profumatissimi.» Così nacquero i gelsomini, le stellucce della terra.

 

ALFREDO CATTABIANI

Da “Florario” – Mondadori

Foto: RETE

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