Il nepotismo

Cesare Borgia, detto il Valentino, figlio illegittimo del papa Alessandro VI

Il termine nepotismo indica la politica che portò vari pontefici, nel Medioevo e nell’età moderna, a concedere dignità ecclesiastiche, domini temporali e rendite a membri della propria famiglia, ed è passato quindi a indicare, per estensione, analoghe prassi seguite da autorità temporali e spirituali.

Il nepotismo trova la sua spiegazione nel carattere di monarchia elettiva del papato e nella struttura sociale medievale fondata sui vincoli familiari.

Nell’età rinascimentale si afferma il cosiddetto «grande nepotismo», diretto alla creazione di vere e proprie Signorie territoriali. Per esempio, papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) affidò al nipote Alessandro Piccolomini terre della marca; Sisto IV concesse ai nipoti Giovanni della Rovere e Girolamo Riario rispettivamente le Signorie di Senigallia e di Imola; Alessandro VI costituì per il figlio Cesare Borgia (il Valentino) addirittura uno Stato in Romagna; funzione difensiva contro il pericolo mediceo rivestì l’assegnazione del Ducato di Castro a Pier Luigi Farnese da parte di Paolo III.

La maggiore stabilità delle condizioni nell’assetto politico dell’Italia, unita alle esigenze di rafforzamento delle strutture statali condussero al divieto, con la bolla di Pio V Admonet nos, di alienare e infeudare terre e città dello Stato, mentre i decreti tridentini sulle carriere ecclesiastiche ponevano le basi per il declino del cosiddetto «piccolo nepotismo», che consentiva a consanguinei del papa di accumulare patrimoni attraverso cariche redditizie, prebende e titoli vari: a questa pratica si devono le fortune di celebri famiglie quali i Boncompagni, gli Aldobrandini, i Borghese, i Ludovisi, i Barberini, i Pamphili, i Chigi.

Sul piano politico, affidando la direzione degli affari più importanti a un cardinale appartenente alla loro famiglia (il cosiddetto «cardinale nipote»), i pontefici potevano contare su una figura accorta e affidabile.

Negli ultimi decenni del Seicento le preoccupazioni per il dissesto delle finanze pontificie e il profilarsi di più moderni strumenti di governo posero in primo piano il problema dell’abolizione del nepotismo, sanzionata da Innocenze XII con la bolla Romanum decet Pontificem (emanata il 22 giugno 1692).

 

Da “La Storia 6” – La Biblioteca di Repubblica

Foto: Rete

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