VIAGGIO IN CALABRIA – Lenormant racconta i calabresi

 

“Nel 1930, un importante uomo politico belga e noto rappresentante del movimento socialista europeo, Jules Destrée, intraprende in macchina il periplo della Calabria, dove già era stato negli anni dieci, curioso di conoscere i cambiamenti che nel frattempo potevano averla interessata anche alla luce della politica del fascismo.”

In questo brano riporta le opinioni sui calabresi di F. Lenormant , storico francese,  che soggiornò in Calabria tra il 1879  nel 1882.

 

Io non osservo soltanto le piante e i fiori, ma, ovviamente, anche la popolazione che incontro lungo le strade e nelle città.

Le mie impressioni sugli uomini sono abbastanza contraddittorie: nei campi e per le strade, li vedo lavorare con energia; nelle vie cittadine sembrano bighellonare oltre misura.

Le donne invece si dedicano dovunque a lavori diversi e portano pesanti fardelli. Li portano sulla testa, con stupefacente disinvoltura, e quest’uso che fa inarcare i reni, gonfiare il seno e tenere il busto molto eretto, conferisce loro un aspetto statuario. Ne ho visto alcune cariche di grosse fascine di legna secca, di barili lunghi pieni d’acqua o di vasi di terra cotta che sostenevano talvolta con le braccia alzate in un gesto che ricorda le anse ricurve delle anfore.

Gli uomini lavoravano nei campi in maniche di camicia, […] dissodando metodicamente la terra con la zappa. L’aratore è piuttosto raro. Ritornando dal lavoro, i contadini portavano la giacca su una spalla e si scorgeva in lontananza la macchia bianca della loro camicia. Nessun abbigliamento troppo particolare; il contadino calabrese somiglia a tutti gli altri. Non ne ho visto nemmeno uno di quei cappelli conici che caratterizzano il Calabrese in tutte le opere comiche.

In compenso, il fucile continua ad essere l’accessorio d’obbligo: è vero, però, che era il tempo della caccia alla piccola selvaggina; infatti, quella al cinghiale e al lupo (specialmente in Sila) non si pratica in primavera.

Non sarebbe giusto formulare un giudizio su una popolazione appena intravista; sottolineo semplicemente che non ho incontrato in nessun posto gli sguardi ostili, pieni di odio o canzonatori che accolgono spesso lo straniero e che, a parte qualcuno mal rasato e dalla pelle cotta da sembrare assai arcigno, non ho trovato che sorrisi di benvenuto, deferenza e cortesia. Perciò ritengo giusto quanto pensava Lenormant di questa gente, in mezzo alla quale visse abbastanza a lungo intorno al 1880, in condizioni che potevano, tuttavia, predisporre al cattivo umore:

«Da questi viaggi i visitatori conserveranno un’alta stima e una profonda simpatia per il carattere dei calabresi. Malgrado la cattiva fama che gli hanno dato i suoi briganti, è un popolo buono ed onesto. Esso dà un senso di sollievo a chi ha lasciato l’infima depravazione del napoletano propriamente detto. Ancora un po’ selvatico, il calabrese ha qualcosa di sdegnoso e di violento; i costumi sono rozzi, ma semplici e retti. Questa gente ha potuto produrre briganti, ed io non vorrei rispondere che la loro riapparizione è impossibile, considerando che la seduzione della vita del «re delle montagne» è grande e che ci vuole molto tempo per farne dimenticare le attrattive, ma almeno non si incontrano ruffiani e nemmeno imbroglioni. Il mendicante ossequiente e vile, il ladro di cui bisogna sempre diffidare, il furbo dietro le cui parole si intravede benissimo la volontà di ingannare e di sfruttare lo straniero, il prosseneta che viene ad offrirvi la figlia o la sorella: tutto ciò è sconosciuto in Calabria. I caratteri sono fieri e leali; nessuna bassezza nell’atteggiamento nel linguaggio fermo e sicuro che accompagna, è vero, uno sguardo un po’ cupo, ma senza niente di losco, né di dissimulato. Alla loquacità clamorosa, all’esuberanza dei gesti, all’esagerazione di ogni manifestazione del napoletano, il calabrese oppone un temperamento piuttosto taciturno che ricorda gli Orientali.

È un lavoratore instancabile e, sotto le armi, diventa un eccellente soldato. Aggiungete a tutto ciò un grande spirito d’ospitalità degno delle età patriarcali e avrete un quadro completo che potrà sembrare adulatorio, ma che è semplicemente veritiero. Il calabrese non si mette in cammino senza il fucile, in spalla: è una vecchia abitudine e l’indice di uno stato sociale molto imperfetto, di cui la civiltà non è riuscita ancora a venire a capo. Su più di un punto della linea ferroviaria, gli impiegati delle stazioni isolate svolgono il loro servizio con la rivoltella al fianco; ma ciò in previsione di possibili litigi in una popolazione sempre armata piuttosto che in previsione di un attacco di briganti. D’altronde, tutti gli stranieri che hanno abitato nel paese assicurano che si può avere, in ogni circostanza, piena fiducia nella parola degli abitanti.

«Ad un certo momento della civilizzazione, quando, cioè, i contadini calabresi cominciano appena a fare i primi passi, essere capaci di manifestare l’energia che richiede la vita da brigante non rappresenta un fatto negativo. Io vi vedrei piuttosto un indice di risorsa morale; infatti la rivolta aperta contro la legge sociale è da preferire all’astuzia tortuosa che cerca di infrangerla senza pericolo. Prego il lettore di credere che con queste mie parole non cerco il paradosso e che certe affettazioni, di moda un tempo nella scuola romantica, non sfiorano nemmeno il mio pensiero. Parlo con l’esperienza di uno che ha viaggiato molto nei paesi in cui il brigantaggio è endemico e che, avendo avuto a che fare più di una volta, nel bacino orientale del Mediterraneo, con ladri e briganti, è in grado di fare un raffronto fra gli uni e gli altri».

Malgrado l’apparenza arcigna, le facce da briganti di Salvator Rosa, i Calabresi addetti al trasbordo della ferrovia al torrente di Lipuda erano onesti e pacifici contadini, la più brava gente di questo mondo. Risalendo in treno, io volevo dare una mancia all’uomo che aveva portato il mio bagaglio. «No, signore» — mi rispose – «la Compagnia mi paga ed io non debbo avere alcun compenso dai viaggiatori». Andate a cercare un napoletano che vi faccia una simile risposta! Altrove, in Italia, ho avuto modo di riscontrarlo soltanto in vecchi soldati, tutti provenienti dalle province del Nord, di cui il signor Fiorelli ha composto l’eccellente personale preposto alla guardia degli scavi. Anche costoro sanno rifiutare la mancia. «Niente denaro, la consegna lo vieta, ma se proprio volete farmi un regalo, abbiate la gentilezza di darmi un sigaro»; così mi rispose uno di quei custodi, che mi aveva accompagnato per una intera giornata a Pompei, manifestando molto tatto e una discrezione perfetta….

Uno degli aspetti caratteristici, senza dubbio il più piacevole, del popolo calabrese è lo spirito d’ospitalità. Non è un’ospitalità scozzese, come si dovrebbe definire, stando alle opere comiche, ma un’ospitalità calabrese. Essa supera perfino quanto ho avuto modo di vedere in Oriente, e uno dei luoghi dove è più completa è Catanzaro. Il viaggiatore non vi trova soltanto l’accoglienza più gentile e più premurosa da parte di qualsiasi persona della società catanzarese alla quale si è presentati e con cui si fa amicizia, non solo ciascuno si affretta a rendergli più facile ogni cosa, il soggiorno in città più piacevole, facendosi in quattro per servirlo, ma questa benevolenza operante nei riguardi degli stranieri, questa «philoxenia», come la chiamavano i Greci, finisce per tradursi in atti talmente diversi dalle nostre consuetudini da mettere in grave imbarazzo chiunque.

Al caffè, nel momento in cui chiamate il cameriere per il conto, un signore che non avete mai visto, a cui non avete mai rivolto la parola e che si è tenuto discretamente in disparte ad un altro tavolo, accontentandosi di guardarvi, si avvicina col cappello in mano e con grande cortesia vi chiede di concedergli il piacere di pagare le vostre consumazioni, perché questo è il modo di comportarsi con i distinti stranieri che onorano il paese della loro presenza. La formula spagnola di cortesia, che consiste nel dirvi, se voi ammirate qualche oggetto: «è vostro», qui diventa realtà e bisogna stare attenti alle parole d’ammirazione che si pronunciano, perché si potrebbe essere costretti ad accettare l’oggetto che si è ammirato se non si vuole offendere gravemente colui che si affretta ad offrirvelo e che voi privereste così d’una cosa a cui teneva molto. Desideroso di ricambiare ad uno dei cittadini più in vista della città le cortesie e le premure di cui ci aveva colmato durante il nostro soggiorno, lo invitiamo a venire a cena con noi al ristorante. Ordino le migliori portate che il locale possa mettere a disposizione, vini pregiati, piatti ricercati; è giusto che la cena sia degna del modo in cui siamo stati trattati. Rendiamo omaggio al nostro ospite che accetta il ruolo d’invitato senza dire una sola parola. Cerchiamo, anche di essere cortesi, secondo le consuetudini del luogo, con altre persone che cenano ai tavoli vicini nella stessa sala della trattoria, inviando loro dei dolci e del vino. Ma quando, dopo il pasto, io chiamo il cameriere da parte per chiedere il conto, qual è il mio stupore nel sentirsi rispondere: «Tutto è pagato dal Signor x». Questi aveva trovato il modo di parlare, entrando, col direttore del locale, senza che noi ce ne accorgessimo; così, mentre immaginavamo di essere noi ad offrirgli il pranzo, era lui in realtà che ce lo elargiva. Non credo che la finezza della cortesia castigliana abbia mai potuto superare questo delicato atto di gentile ospitalità calabrese.”

Annotiamo infine che la Calabria non è un paese dove si canta. A parte la marcia funebre di Tiriolo, io non ho sentito cantare e nemmeno suonare, ad eccezione di una sera al ristorante, a Cosenza, in cui l’immancabile violinista cieco e il suo compagno chitarrista eseguivano delle arie vagamente napoletane.

Mi avevano parlato degli zufoli dei pastori, di arie malinconiche impregnate di poesia pastorale, ma i pastori non cantano che in solitudine e tacciono quando passa un automobile.

 

JULES DESTREES

Da “In Calabria durante il fascismo, due viaggi inchiesta”, di H. Tuzet e J. Destrées – Rubbettino

Foto: RETE

 

 

 

 

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