AGOSTO – Feste dell’Ara Massima (Sacra privata Arae Maximae)

Ercole

Le Feste dell’Ara Massima si celebravano il 12 agosto. I riti fino al 312 a.C. erano privati, gestiti da due famiglie sacerdotali, i Potiti e i Pinari.

Secondo Virgilio, queste feste ebbero inizio al tempo di Evandro, quando Ercole uccise Caco. «Da allora, lieti i posteri per ricordare quel giorno celebrano il rito: Potizio fu il primo, e la casa Pinaria fu custode del culto di Èrcole.»

Le celebrazioni avevano luogo al mattino e alla sera. Al mattino si sacrificava una vittima, alla fine della giornata quando « Vespero si avvicina, i sacerdoti, e Potizio per primo, andavano cinti di pelli, secondo l’usanza, portando fiaccole». Durante il banchetto rituale dell’animale sacrificato, secondo Danielino, si mangiava anche la pelle. Cfr. Virgilio, Aen. vili 180-306.

Dalle Feste dell’Ara Massima le donne erano escluse, come del resto erano escluse da altri culti in onore di Ercole; Properzio racconta il motivo di quella esclusione: Ercole, assetato, chiese dell’acqua alle fanciulle che danzavano nel luogo sacro alla Dea Bona, ma gli fu rifiutata perché, gli dissero, «le linfe che scorrono qui, misteriose, sono per le donne soltanto». Il dio s’infuriò e pronunciò queste parole: «l’Ara Massima, costruita di mia mano, non si apra mai alle donne, né alla loro venerazione; questa sia la vendetta di Ercole che moriva di sete» (rv 9, 21-70).

Notizie sui Potiti e i Pinari si trovano in Livio: per celebrare l’uccisione di Caco, Ercole stesso costruì e consacrò l’Ara Massima. « A occuparsi della cerimonia e del banchetto sacrificale furono chiamati i Potiti e i Pinari che in quel tempo erano le famiglie più illustri residenti in quella zona. Accadde che i Potiti giungessero all’ora stabilita e le viscere degli animali vennero poste di fronte a loro; i Pinari invece giunsero quando il banchetto era già iniziato e le viscere erano già state mangiate. Così, finché durò la stirpe dei Pinari, rimase in vigore la consuetudine che essi non mangiassero le interiora delle vittime sacrificali. I Potiti, istruiti da Evandro, furono per molte generazioni sacerdoti di quel rito» (I 7), finché nel 312 a.C. Appio Claudio affidò il culto a pubblici funzionari, risarcendo la famiglia dei Potiti cori cinquantamila assi.

Livio (IX 29) riferisce inoltre « un avvenimento che desta meraviglia e che induce a non introdurre mutamenti nei sacri riti: in quel tempo vi erano dodici famiglie di Potiti con una trentina di adulti; tutti morirono entro l’anno con la loro discendenza; e non soltanto si estinse il nome dei Potiti, ma anche il censore», Appio Claudio, « dopo alcuni anni fu privato della vista dalla vendetta degli dei che non dimenticano».

L’Ara Massima era il luogo dove militari e mercanti portavano la ‘decima’, cioè la decima parte del bottino strappato al nemico o dei loro guadagni.

Ercole non sostituiva Marte, dio della guerra, né Mercurio, dio dei commerci, ma era il dio che dava la forza per ottenere vittoria e guadagni. Orazio (Sat. il 6, 10-15) racconta di un uomo che, arricchitosi con l’aiuto di Ercole, divenne padrone del campo che prima arava da bracciante.

 

LUISA BIONDETTI

In “Dizionario di mitologia classica” – Baldini & Castoldi

Foto: RETE

Ti potrebbero interessare:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close