Orsomarso e il suo dialetto: HIATU, HIATARI

 

Hiàtu, s. m. Alito, respiro, fiato, soffio ed anche fetore, esalazione.

Dal tal. halitus o flatus oppure da hiatus, apertura; gr. χαος, lat. hio e hisco, gr. χαινω, χασκω, che valgono aprir la bocca, parlare fendersi, spaccarsi.

Pigghiari hiatu, rifocillarsi, rinfrancarsi.

Hiatu mio, gioia mia, vita mia, anima mia. Sei il mio respiro, l’alito che mi tiene in vita. È una delle espressioni più dolci e poetiche dell’animo popolare.

Ti puzza lu hiatu, hai l’alito pesante. Di solito si diceva a chi aveva mangiato cipolla o aglio.

Agghiu rimasu senza hiatu, sono sfinito, mi mancano le forze.

Finché c’è hiatu ‘c’è spiranza (proverbio popolare), finché si respira c’è speranza.

Canzone popolare

Statti cu cori grannu, o bella, e penza

Ca fino chi c’è hiatu c’è spiranza.

 

Hiatàri, v. intr. Respirare, alitare, parlare, sentir l’odore, annusare, specie dei cani e gatti.

 Dal latino, flatare.

 

Si hiati ti minu, se parli ti meno.

A gatta ha hiatatu li pisci, la gatta ha sentito l’odore dei pesci.

 

Foto: RETE

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