Simboli: IL BASILISCO

 

Rettile leggendario che uccide con l’alito o lo sguardo chi gli si avvicini senza scorgerlo o guardarlo per primo. Nascerebbe dall’uovo di un vecchio gallo di 7 o 14 anni, deposto sul letame e covato da un rospo o da una rana.

È raffigurato da un gallo dalla coda di drago o da un serpente con ali di gallo. Il simbolismo che lo riguarda deriva da questa leggenda.

Rappresenterebbe il potere reale che fulmina chi gli manca di rispetto; la donna dissoluta che corrompe chi non la riconosce e non la evita; i pericoli mortali dell’esistenza che non si sanno scorgere in tempo e dai quali proteggono solo gli angeli divini:

«Essi ti leveranno sulle palme perché non urti nei sassi il tuo piede. Passerai su rettili e serpi, calcherai leoni e dragoni». (Salmi, 90, 12-13).

La leggenda aggiunge che era estremamente difficile catturare il basilisco. Il solo modo era di opporgli uno specchio e il suo sguardo mortale, riflesso, lo uccideva; oppure i miasmi velenosi che emetteva gli restituivano la morte che voleva dare.

Come non accostarlo alla Gorgone la cui vista bastava a precipitare nel terrore e nella morte? La testa di Medusa sullo scudo di Alena annientava essa sola i nemici della dea.

Nel Medioevo si pensava che Cristo avesse schiacciato i quattro animali citati dal salmista, e il basilisco tra quelli.

Si consigliava di usarlo in medicina perché utile mischiato ad altri ingredienti. In alchimia è il simbolo del fuoco devastatore che prelude alla trasformazione dei metalli.

Non è forse l’immagine della morte che abbatte col bagliore improvviso della falce, simile allo sguardo, se non ci si pensa in tempo preparandovisi con lucidità? O affidandosi, come dice la Scrittura, alle mani degli angeli?

Nell’analisi, è un’immagine dell’inconscio, temibile per chi l’ignora e non lo riconosce fino al punto di disintegrare e uccidere la personalità. Bisogna guardarlo e riconoscerne il valore per non diventarne la vittima.

 

In “DIZIOONARIO DEI SIMBOLI” – Bur

Foto: RETE

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