Il mais nella mitologia dei Maya

 

 

Nella tradizione maya, il terzo dio in ordine d’importanza dopo Itzamnà, signore del cielo, e Chac, dio della pioggia, era Yam Kax, il dio del Mais. Veniva raffigurato nelle piacevoli sembianze di un adolescente, con la capigliatura ornata di grandi foglie di mais e una pannocchia in mano; oppure in quelle di un uomo tarchiato, con la testa ornata da cinque pannocchie e gli occhi e le orecchie grandi e sporgenti, segno di parentela con Chac.

La sua consorte aveva seni abbondanti e molte foglie di granturco, dai diversi significati rituali, sulla testa e su tutto il corpo.

Questa coppia, che allude probabilmente a un androgino dio primordiale, continua a essere venerata dai contadini lacandoni, fra gli ultimi eredi dei Maya nel Chiapas. «L’amore per la terra» scrive J.S. Erik Thompson «è diffuso in tutte le popolazioni rurali del mondo, ma non credo che altrove esista un intenso affetto mistico come quello delle popolazioni centro-americane per i prodotti del suolo […].

I Maya si rivolgono ancora al granturco chiamandolo “Vostra grazia”. Prima di preparare il campo alla sua semina i Maya digiunano praticando una lunga astinenza […]. Secondo una leggenda maya, il mais si trovava nascosto sotto una montagna di roccia dura […]. L’avevano scoperto per prime le formiche, che scavarono una galleria fino al nascondiglio e cominciarono a portarlo via chicco per chicco. La volpe, curiosa come sempre, rubò un chicco e lo assaggiò; così altri animali lo scoprirono, e finalmente anche gli uomini vennero a sapere del nuovo cibo. Pregarono quindi il dio Chac che li aiutasse, ed egli scagliò un fulmine sulla roccia e questa si spaccò. II calore del fulmine fu così potente che il mais, che era tutto bianco, si abbrustoli: parte dei chicchi d’una pannocchia divennero rosolati, altri neri e altri gialli. Di qui le quattro varietà del granturco: nera, rossa, gialla e bianca.»

Yum Kaax era la presunta divinità maya del mais

L’uomo di mais

Nel Popol Vuh, il massimo testo religioso dei Maya-Quiché, si racconta che gli dèi progenitori, dopo aver creato la Terra con le piante e gli animali, chiesero alle bestie di rivolgere loro preghiere, di adorarli. Ma non riuscirono a ottenere che ruggiti, nitriti, cinguettii, tutto tranne che un discorso articolato. Allora i progenitori dissero loro: «Poiché non siete stati capaci di invocarci e adorarci, daremo vita ad altri esseri che ci obbediscano e vi puniscano maciullando le vostre carni».

Poi fecero un altro tentativo per creare chi potesse adorarli. Modellarono l’uomo dal fango; ma si accorsero presto che non andava bene: si disfaceva, era molle, non aveva forza, non muoveva la testa che penzolava da una parte, aveva la vista velata, parlava ma non aveva intelligenza. Presto s’inumidì nell’acqua e non riuscì più a stare in piedi. Allora disfecero la loro opera.

Occorreva trovare un’altra materia. Si consultarono con gli indovini che interrogarono la sorte con grani di mais e tzité (i fagioli): il responso fu di intagliare fantocci di legno.

Questi, che assomigliavano all’uomo e parlavano come lui, popolarono la terra. Ma non avevano anima né intelletto, camminavano senza meta a quattro zampe e ignoravano il Creatore. Per questo motivo caddero in disgrazia e vennero annegati, e poi fatti a pezzi dagli animali e persino dagli alberi e dagli oggetti che avevano tormentato. «Così avvenne la rovina degli uomini che erano stati creati e modellati, degli uomini fatti per essere rovinati e annichiliti; a tutti venne distrutto il volto. E dicono che i loro discendenti sono le scimmie che vivono ora nei boschi; queste sono la loro immagine perché solo di legno fecero la loro carne i Progenitori. È per questa ragione che la scimmia assomiglia all’uomo, è l’immagine di una generazione di uomini che erano soltanto fantocci di legno.» Non si sorrida di questa tesi non meno fantasiosa di quella darwiniana sull’origine dell’uomo dalle scimmie, come hanno dimostrato ultimamente Giuseppe Sermenti e Roberto Fondi.

I progenitori dovevano venire a capo del problema. Si riunirono nel cuore della notte per trovare la materia più adatta a formare la carne dell’uomo. Decisero per il mais. Furono gli animali a portarlo: il gatto di montagna, il coyote, il corvo e il pappagallo verde. «Così fu trovato l’alimento adatto e questa fu la materia che formò la carne e il sangue dell’uomo. In tal modo entrò il mais nella creazione dell’uomo per opera dei Progenitori.»

 

ALFREDO CATTABIANI

In “Florario” – Mondadori

FOTO: Rete

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