Le feste celtiche

 

II calendario celtico si basava su un computo piuttosto complesso, regolato sia dal ciclo solare che da quello lunare.

Un punto di riferimento fondamentale per ricostruire questa organizzazione è dato dal cosiddetto Calendario di Coligny, una tavola bronzea databile al II secolo d.C.

Il ciclo solare permetteva di scandire l’anno in due fasi principali, segnate dalle feste di Samain e di Beltane; queste due fasi erano ulteriormente divise in due parti uguali, segnate dalle festività «minori» di Lugnasad e Imbolc. Queste quattro «feste del fuoco» (le prime due considerate «maschili», le altre due «femminili») duravano tre giorni: il numero tre aveva anche fra i Celti connotazioni magiche e sacrali.

La festa di Samain (che significa «riunione ») cadeva il 1° novembre e segnava la fine dell’estate e l’inizio della «parte oscura » dell’anno; le celebrazioni iniziavano appunto con lo spegnimento di tutti i fuochi. Si credeva che, in tale occasione, le porte del mondo dell’oltretomba si aprissero e gli spiriti dei defunti tornassero a vagare nel mondo terreno. Questo era quindi il momento più propizio, per i druidi, per dedicarsi all’arte della divinazione.

Il 1° maggio iniziava invece la «metà luminosa » dell’anno, che era segnata dalla festa di Beltane. Si trattava di una festa posta appunto sotto il segno della luce: il suo nome significa infatti «fuoco di Bel», una divinità identificabile probabilmente con Belenus, dai tratti simili a quelli dell’Apollo greco e romano. Durante le celebrazioni per la festività i druidi accendevano due grandi falò, preparati con nove tipi di legna sacra, in mezzo ai quali venivano fatte passare le greggi per purificarle e assicurare loro la protezione divina per tutto il resto dell’anno.

Il 1 ° agosto si teneva la festa di Lugnasad, in cui si festeggiava la mietitura e il nuovo raccolto e veniva celebrata la fertilità della terra. In tale occasione veniva inoltre onorato il capo della comunità, nelle sue funzioni di redistributore della ricchezza. Non a caso i conquistatori romani associarono a questa festività il culto imperiale; la festa infatti doveva avere una notevole importanza per la coesione sociale della comunità: il suo nome significa «assemblea di Lug», con riferimento alla sola figura divina riconosciuta e venerata in tutto il mondo celtico. Una riprova del significato sociale della festività sta nel fatto che in area gallica questa fosse ribattezzata appunto «assemblea dei Galli».

Il 1° febbraio, infine, si teneva la festa di Imbolc (letteralmente «latte di pecora»), festa di purificazione e rinascita, in cui si celebrava la Dea Madre (per questo la festività cadeva esattamente nove mesi dopo Beltane) e si festeggiava la nascita degli agnelli e quindi l’inizio della produzione del latte, che aveva un posto rilevante nell’economia celtica. Durante la festività il latte veniva sparso ritualmente in terra, come segno della fecondità della Grande Madre.

Il ciclo lunare fissava altre quattro date, intermedie rispetto alle date «solari», in cui si faceva cadere l’inizio delle quattro stagioni. Le date «lunari» non erano fisse, ma oscillavano in base alla ricorrenza del plenilunio: le festività venivano cioè celebrate nel giorno del plenilunio più prossimo alla data intermedia fra due feste «solari».

L’adozione del calendario romano fece spostare le festività celtiche in modo da farle coincidere con altre festività già contemplate, come ad esempio le calende; analogamente, con la diffusione del cristianesimo nel mondo celtico, le feste tradizionali furono sostituite da celebrazioni cristiane, o poste sotto la protezione di santi cristiani.

 

In “Storia delle Religioni” – La Biblioteca di Repubblica

Foto: RETE

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