L’ulivo per ebrei, cristiani e musulmani

 

Malgrado sia oggi inseparabile dal paesaggio greco, l’ulivo non è nato in Grecia. Le ricerche dei botanici hanno stabilito che il suo habitat originario è l’Asia Minore, dove forma vere e proprie foreste nella estesa regione che, partendo dall’Arabia meridionale, risale passando dalla penisola del Sinai, dalla Palestina, la Siria e la costa meridionale della Turchia fino ai piedi del Caucaso. Fu lì, con tutta probabilità, che si cominciò a coltivarlo.

Non è perciò sorprendente che la prima menzione dell’ulivo si trovi nei capitoli della Genesi in cui è narrato il Diluvio: Noè « aspettò ancora altri sette giorni, poi fece di nuovo uscire dall’arca la colomba » (la prima volta, non avendo trovato « dove posar la pianta del suo piede », era tornata indietro). «E la colomba tornò da lui verso sera, ma ecco, essa aveva nel becco un ramoscello fresco d’olivo». Lo sdegno di Dio si era quindi placato; le acque si erano ritirate, la vegetazione cominciava a rinverdire.

Fin dall’origine, l’ulivo fu per gli Ebrei uno dei doni più preziosi di Jahveh, il simbolo stesso dell’alleanza da Lui conclusa con gli uomini, nella persona dei patriarchi: Noè, poi, come vedremo, Abramo. L’olio d’oliva serviva alla consacrazione. Così, l’Inviato di Dio, quello del quale il popolo aspettava la venuta, era chiamato il Messia, in ebraico Màschiak, «l’Unto del Signore», tradotto in greco con Khristós, «colui che ha ricevuto l’unzione dell’olio santo». In Francia, come è noto, nella consacrazione i re erano unti con l’olio proveniente dalla Santa Ampolla, che si diceva portata da un angelo, o da una colomba, al battesimo di Clodoveo, primo re dei Franchi.12 L’unzione, o meglio le unzioni, in numero di sette, erano date solennemente dal prelato consacratore che, salvo rare eccezioni, fu l’arcivescovo di Reims, successore di san Remigio che aveva battezzato e unto Clodoveo. Il monarca la riceveva sulla testa, su’ petto, tra le spalle, sulla spalla destra e sulla spalla sinistra, alla giuntura del braccio destro e a quella del braccio sinistro. A ognuna di queste unzioni, l’officiante pronunciava, in latino, la frase: « Io ti ungo dell’olio santificato, per farti re, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ». L’unzione, che come abbiamo visto « faceva» il re, era considerata l’azione principale della consacrazione. Essa collegava la Nuova Legge alla Vecchia, quella del popolo eletto; sotto la Vecchia Legge, infatti, Saul e David erano stati consacrati dal profeta Samuele — i profeti ricevevano l’unzione come i re — e Salomone dal gran sacerdote Tsadok e dal profeta Nathan. Questo era quanto ricordava l’antifona cantata dal coro, a Reims, durante l’unzione.

GIOTTO – Battesimo di Cristo

Avendo il Nuovo Testamento adempiuto le promesse dell’Antico con la venuta di un Salvatore, l’«Unto del Signore», l’unzione venne ad esserne rinnovata. Fu magnificata dalla Chiesa che la rese accessibile a tutti i fedeli, riscattati dal Cristo e identificati a Lui. Unzioni accompagnano la maggior parte dei sacramenti che contrassegnano la vita del cristiano fino alla morte. Per queste unzioni, si utilizza il «crisma» (dal latino e dal greco khrisma, «unguento, unzione»), composto da olio di oliva con aggiunta di balsamo; ma secondo uno storico della liturgia, « il balsamo è solo per precetto ecclesiastico, perché è dimostrato che nei primi quattro o cinque secoli della Chiesa non ne veniva aggiunto all’olio». Questo deve essere necessariamente d’oliva (oleum ex oliva), essendo bandito qualsiasi altro tipo d’olio.

D’altra parte, solo il crisma propriamente detto contiene balsamo, perché l’olio « dei catecumeni » e quello « degli infermi » « non ammettono miscele ». Questi tre oli possono esser consacrati esclusivamente dal vescovo della diocesi, nel corso di una cerimonia solenne — «il prelato deve essere assistito da dodici preti, da sette diaconi e da un numero sufficiente di coadiuvanti » — che ha luogo una sola volta l’anno, il giovedì santo. La cerimonia si apre con un esorcismo e l’olio, dopo esser stato benedetto, riceve il saluto del vescovo e dei preti.

L’olio santo è utilizzato per il battesimo — l’unzione viene impartita sul petto e sulle spalle del catecumeno —, nella cresima — con il pollice, in precedenza immerso nel santo crisma, il vescovo traccia il segno della croce sulla fronte del confirmando, dopo avergli imposto le mani —, ma ha una parte ancora più importante nell’ordinazione dei sacerdoti e nell’ultimo sacramento, detto appunto l’estrema unzione. I futuri sacerdoti ricevono dal vescovo una unzione a forma di croce sulle mani, fatta con l’olio dei catecumeni, mentre il vescovo è consacrato da una unzione a forma di croce sulla testa, poi da un’altra sulle mani; per entrambe viene utilizzato il santo crisma. Quanto all’unzione che ricevono i moribondi, si tratta di un vero e proprio esorcisma, come dimostra la formula del Sacramentario di san Gregorio Magno: «Io ti ungo con l’olio santo, come Samuele unse David per farne un re e un profeta. Creatura d’olio, opera il tuo effetto, nel nome del Padre Onnipotente, affinché  qui non si nasconda lo spirito immondo, e queste membra non ne siano possedute, ma in te abiti la virtù di Cristo l’Altissimo, e dello Spirito Santo ». A questa unzione si attribuisce anche il potere di rimettere i peccati commessi dai diversi sensi e dalle varie parti del corpo; per questo viene impartita sugli occhi, le narici, la bocca, le orecchie, le mani e i piedi. L’estrema unzione fu « istituita non solo per purificare l’anima, consolarla e fortificarla contro gli attacchi del Nemico, ma anche per alleviare le sofferenze del corpo, e perfino rendergli la salute, se così piace alla Bontà divina».

Maometto

La venerazione degli Ebrei per l’ulivo fu trasmessa ad altri Semiti, gli Arabi, della terra dei quali l’albero era originario e dove era coltivato da molto tempo. Nell’Islam, è l’Albero cosmico per eccellenza, centro e pilastro del mondo; simboleggia l’Uomo universale, il Profeta e « uno dei nomi di Dio, o qualche altra parola sacra è scritta su ognuna delle sue foglie; e la baraka del suo olio può essere così forte che può far aumentare la stessa quantità dell’olio e diventare pericolosa. In alcune tribù gli uomini bevono olio d’oliva per aumentare il loro potere di procreazione». L’ulivo è dunque anche un albero di vita, ma nell’Islam l’Albero benedetto è considerato soprattutto la fonte della luce tramite l’olio che esso produce. La sura XXIV del Corano, detta «della Luce», così si esprime: « Dio è la Luce dei cieli e della terra, e si rassomiglia la Sua Luce a una Nicchia, in cui è una Lampada, e la Lampada è in un Cristallo, il Cristallo è come una Stella lucente, e arde la Lampada dell’olio di un albero benedetto, un Olivo né orientale né occidentale, il cui olio per poco non brilla anche se non lo tocchi col fuoco. E Luce su Luce». Quest’albero meraviglioso e segreto è l’albero celeste « che non ha rapporto con la rotazione (della terra) intorno al sole », e infatti è l’asse immobile del mondo creato.

L’ulivo, albero benedetto, rappresenta anche Abramo, il padre dei fedeli, antenato comune degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani. Abramo, come Noè prima di lui, è identificato con l’ulivo in segno di questa alleanza, della quale le olive, doni divini, sono in qualche modo garanti.

Salire nell’ulivo sacro significa ritornare alla fonte, rientrare nel «seno di Abramo», concetto espresso dal sogno di Maometto, riferito in un « hadith »:

Ho visto questa notte due uomini che sono venuti a prendermi per mano per condurrai nella Terra Santa […] Poi mi condussero in un giardino verde. C’era un albero immenso, e nel tronco dell’albero c’erano un vecchio e dei bambini. Accanto all’albero, un uomo accendeva il fuoco. I due uomini mi fecero salire sull’albero, e m’introdussero in un luogo di soggiorno tanto meraviglioso che mai ne avevo visti così belli; lì c’erano vecchi e giovani, donne e bambini.

Il Profeta chiese alle sue due guide che cosa significasse ciò che aveva visto. Quelli risposero: « II vecchio che hai visto nel tronco dell’albero è Abrahamo con i figli degli uomini; quello che accendeva il fuoco è il Tesoriere del Fuoco. Il primo luogo di soggiorno nel quale sei entrato è quello della maggior parte dei fedeli. Ancora più in alto nell’albero ne esiste un altro più bello, è il soggiorno dei martiri ». Sulla cima dell’Albero cosmico (in questo caso l’ulivo) che tocca il cielo si trova il paradiso degli eletti e il suo punto più alto è riservato ai martiri, ai testimoni che hanno abbandonato a Dio ogni cosa, anche la vita.

 

JACQUES BROSSE

In “Mitologia degli alberi” – BUR

FOTO: Rete

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