Μεγάλη Ἑλλάς: gli inizi

Metaponto

«All’epoca in cui nelle regioni d’Italia che allora venivano chiamate la Magna Grecia vennero incendiati i luoghi di riunione dei pitagorici si sviluppò una grande agitazione politica…» Cosi si espresse Polibio, alludendo agli eventi sanguinosi che nel corso del V secolo fecero seguito alla morte di Pitagora, deceduto a Metaponto intorno al 492 a.C. (Storie, II, 39, 1-2).

He Megalè Hellas, la Grande Grecia: l’espressione indicava non una Grecia in senso lato (infatti designava i territori greci dell’Italia meridionale dalla Puglia alla Campania a esclusione della Sicilia, della Corsica e delle colonie greche di Spagna e Liguria) né una Grecia di vaste dimensioni (alludendo, per esempio, ai 1300 chilometri di coste dei suoi insediamenti coloniali) in contrapposizione alla madre patria, la piccola e modesta Grecia perché in questo caso si sarebbe usato un altro tipo di aggettivo, al comparativo.

Si riferiva invece, per gli abitanti di Sibari, Crotone, Taranto e Metaponto, alla loro potenza e grandezza anche morale. Queste città del golfo di Taranto avevano il senso, al tempo stesso, della loro unità culturale di fronte ai popoli indigeni e del loro valore di fronte a quei bruti, a quei «tori» che erano gli italoi ai loro occhi. Il mondo ellenico usava a proposito della Magna Grecia un epiteto di carattere sacro che attribuiva spesso anche alle sue divinità: il Grande Zeus, le Grandi dee, la Grande Madre degli Dèi. Esso significava: noi che apparteniamo alla Grecia maestosa e trionfante…

I Greci, in realtà, avevano tutte le ragioni per andare orgogliosi dei loro successi in quelle terre. La nuova ondata coloniale del primo quarto dell’VIII secolo aveva esordito proprio sulle coste italiane, via Corfù. Diamo qui di seguito qualche elemento cronologico sulla fondazione delle quindici città nate per iniziativa dei coloni greci, fino alla venuta di Pitagora in Italia verso il 532-531. Vedremo come le più antiche siano state le più lontane:

775-770 a.C. Pithekussai (l’attuale Ischia) fondata dai Calcidesi e dagli Erettri dell’Eubea.

750-740 Cuma fondata dai Calcidesi e dai Cumei dell’Eubea.

730 Reggio (l’attuale Reggio Calabria) fondata dai Calcidesi.

710 circa Sibari, fondata dagli Achei di Eliké, Bura e Aigai.

709-708 Crotone, fondata dagli Achei.

706 Taranto fondata dagli Spartani.

700 circa Metaponto fondata dagli Achei (inizialmente un deposito commerciale nella zona dell’Incoronata).

680-670 Locri Epizefiri (al riparo dei venti occidentali) fondata dai Locresi con il concorso di Siracusani e Tarantini.

675 (e fin verso il 540-535)   Siris, fondata dagli Ionici partiti da Colofon.

650 circa Caulonia, fondata dagli Achei di Crotone.

640 circa Posidonia (l’attuale Paestum) fondata da Sibariti, Achei e Trezeni.

550 circa Medma e Hipponion, colonie di Locri.

540-535 Hyele-Elea (l’attuale Velia) fondata dai Focesi della Corsica e dell’Asia Minore.

531 Dikaiarkhia (l’attuale Pozzuoli, il cui nome significava «La Giustizia comanda») fondata da cittadini in fuga da Samo allora governata dal tiranno Policrate.

Si noterà che la prima ondata di colonizzatori era quasi tutta originaria dell’isola Eubea; la terza, sviluppatasi fra il 650 e il 535 è costituita da colonie di colonie. Non abbiamo d’altra parte citato Terina, colonia di Crotone, fondata intorno al 510 né Partenope (Palaiapolis, l’attuale Napoli) fondata dai Cumei intorno al 550 a.C.

Nell’insieme, i Greci d’Asia Minore non erano molto rappresentati e soprattutto erano mal tollerati dagli abitanti della Grecia propriamente detta che si consideravano i Greci per eccellenza: la ionica Siris sarà divorata in seguito dalle sue rivali mentre Dikaiarkhia visse una vita stentata all’ombra della sua grande vicina, Cuma; nel 510 dopo terribili lotte Sibari, la città del lusso, fu distrutta dalla sorella minore Crotone.

La storia ci dimostra che qualche volta la grandezza può convivere con lutti e brutture. Comunque quella della Magna Grecia non derivava da nessuna forma di unità né politica né sociale o economica. E nemmeno culturale e linguistica. In quelle colonie si parlavano almeno tre tipi di dialetto variamente mescolati a espressioni tratte dalle lingue barbare. I Greci si sentivano grandi, in queste terre, non per il dominio affermato sugli uomini o su se stessi ma per le loro vittorie sulla natura. E proprio qui, nel golfo di Taranto, con i pitagorici cominciarono a distinguere il razionale dall’irrazionale, e con molta ricerca e molto sforzo riuscirono a sconfiggere la malaria, la carestia, la miseria e, in parte, l’ingiustizia.

 

PAUL FAURE

In “La vita quotidiana nelle colonie greche” – BUR

FOTO: Rete

Ti potrebbero interessare:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close