GRAMSCI – Lettere dal carcere, 27 giugno 1927

 

Carissima mamma,

ho ricevuto la tua lettera del 2 con la fotografia di Mea. La tua precedente lettera l’avevo poi ricevuta e ad essa ho anche risposto. Le mie notizie sono sempre le stesse; la salute è abbastanza buona e tiro avanti. In queste ultime settimane ho avuto un grosso dispiacere: è venuta da Roma a Milano mia cognata Tatiana per visitarmi, ma è caduta ammalata e dal 14 maggio si trova in un ospedale, senza ancora essere potuta venire a vedermi. Spero che adesso stia bene (così mi scrive, almeno) e che fra giorni mi farà una visita.

La fotografia di Mea non mi piace. Sai a cosa pensavo? Che lo scudo d’argento che avevo mandato per farle un cucchiaino, tu l’hai conservato e glielo hai messo nel salvadanaio o alla posta. Mi pare di vedere nella faccia di questa bambina i lineamenti potenziali di una beghina che dà il denaro in prestito al 40 per cento d’interesse. Mi pare che tutti insieme, tu, Grazietta e Teresina avete rovinato Edmea.

Non dimenticherò mai che la prima volta che Mea venne a spasso con me, avendole chiesto se voleva i cioccolatini, mi rispose di darle i soldi che li avrebbe messi alla posta. Ti pare un bel modo questo di educare i bambini? Io mi domando perché una ragazza educata così possa sentire ripugnanza a prostituirsi; se le avete insegnato che il denaro vale per se stesso e non per i servizi che può procurare? Io desidero proprio che Mea abbia un cucchiaino e non uno scudo, devi scrivermi se hai fatto ciò.

Vorrei che tu mi mandassi, sai che cosa? La predica di fra’ Antiogu a su populu de Masuddas. Ad Oristano si potrà comprare, perché ultimamente l’aveva ristampata Patrizio Carta nella sua famosa tipografia. Poiché ho tanto tempo da perdere, voglio comporre sullo stesso stile un poema dove farò entrare tutti gli illustri personaggi che ho conosciuto da bambino: tiu Remundu Gana con Ganosu e Ganolla, maistru Andriolu e tiu Millanti, tiu Micheli Bobboi, tiu Iscorza alluttu, Pippetto, Corroncu, Santu Jacu zilighertari ecc. ecc.

Mi divertirò molto e poi reciterò il poema ai bambini, fra qualche anno. Penso che adesso il mondo si è incivilito e le scene che abbiamo visto noi da bambini ora non si vedono più. Ti ricordi quella mendicante di Mogoro che ci aveva promesso di venirci a prendere con due cavalli bianchi e due cavalli neri per andare a scoprire il tesoro difeso dalla musca maghedda (1) e che noi l’abbiamo attesa per mesi e mesi? Adesso i bambini non credono più a queste storie e perciò è bene cantarle; se ci trovassimo con Mario potremmo rifare una gara poetica! Mi sono ricordato di tiu Iscorza alluttu, come pudicamente diceva zia Grazia: vive ancora? ti ricordi quanto ci faceva ridere col suo cavallo che aveva la coda solo la domenica? Hai visto quante cose ricordo? Scommetto che sono riuscito a farti ridere. Saluta affettuosamente tutti. Ti abbraccio teneramente.

Nino

 

  1. In Sardegna, immaginario mostro diabolico dalla forma di enorme mosca

 

In “Lettere dal carcere” 1 – l’Unità

Foto: RETE

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