La leggenda della Madonna di Loreto

 

I fuochi sono protagonisti […] della festa in onore della Madonna di Loreto: nelle campagne del Piceno si accendono nella notte del 9 dicembre i focaracci, grandi falò che secondo la tradizione popolare servono a illuminare la cosiddetta «venuta» della Santa Casa di Loreto nelle Marche, trasportata dagli angeli.

Narra la leggenda che quando, alla fine del secolo XIII, i musulmani occuparono Nazareth, gli angeli staccarono delicatamente la casa della Madonna e la trasferirono in volo sul colle di Tersatto, sopra Fiume, e poi attraverso l’Adriatico fino al porto di Recanati, in un bosco di lauri di una donna chiamata Loreta: era la notte fra il 9 e il 10 dicembre 1294. Ma siccome il luogo era infestato dai banditi, gli angeli decisero di spostarla mille passi lontano, in un podere dei fratelli Simone e Stefano Antici che per possedere quel tesoro cominciarono a litigare fra di loro; sicché gli alati trasportatori della Santa Casa furono costretti a un ultimo e definitivo trasloco in mezzo alla strada pubblica, dove si costruì il santuario.

A causa di quel volo la Madonna di Loreto è diventata anche la patrona degli aviatori che nella processione notturna, alla vigilia della festa, trasportano la sua statua e il giorno seguente si esibiscono con gli aerei in acrobazie nel ciclo della cittadina.

Di là dalla leggenda si è accertato che effettivamente la Santa Casa poggia su una pubblica via e che il suo nucleo originario è costituito da tre pareti in pietra, alte tre metri. Il resto, in mattoni locali, è frutto di un ampliamento imposto nel passato dall’esigenza di rendere l’angusto locale più adatto al culto.

Recenti scavi archeologici in Palestina hanno permesso di scoprire che fin dal secolo III i cristiani protessero la casa di Maria, quella dell’Annunciazione, sotto una chiesa di stile sinagogale di cui sono venuti alla luce alcuni resti: i raffronti fra il sacello lauretano e il luogo dell’Annunciazione di Nazareth hanno accertato le stesse dimensioni.

Ultimamente si è scoperto un elenco, probabilmente notarile, del 1294 dove si attestava che Filippo II d’Angiò, figlio del re di Napoli Carlo II e principe di Taranto, riceveva come dote per le nozze con Ithamar o Margherita Angeli, figlia di Niceforo, despota dell’Epiro, una serie di oggetti preziosi fra cui «sanctas petras ex domo Dominae Deiparae Virginis ablatas», le sante pietre prelevate dalla casa di Nostra Signora la Vergine Madre di Dio, e «ligneam tabulam appictam, ubi Domina Deipara Virgo Puerum Jesum Dominum ac Servatorem nostrum in gremio tenet», una tavola di legno dipinta dove la Madonna Vergine Madre di Dio tiene in grembo il Bambino Gesù, Signore e Salvatore nostro.

Sono gli elementi che costituirono la prima Santa Casa di Loreto perché all’inizio vi si venerava una tavola dipinta che venne poi sostituita dalla statua della Madonna Nera.

Secondo Giuseppe Santarelli vi è anche una coincidenza cronologica poiché le nozze si celebrarono nel settembre-ottobre 1294 e la Santa Casa giunse a Loreto a dicembre: probabilmente non da Fiume ma da una località della Dalmazia meridionale o dell’Epiro, che allora faceva parte dell’antico despotato.

D’altronde  l’umanista Giovanni Antonio Ferrucci scriveva nel 1485, nella Vita di san Giacomo della Marca, che il sacello era stato rubato e poi trasportato in Illiria e infine nelle Marche, senza accennare minimamente alla leggenda degli angeli.

 

ALFREDO CATTABIANI

 

In “LUNARIO” – Mondadori

Foto: RETE

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