I segreti del Colosseo, gli anni ingloriosi.

 

 

Nel VI secolo si svolsero gli ultimi spettacoli dei gladiatori, i romani cominciarono ad estrarre pietre dal Colosseo per riutilizzarle in altri edifici, per costruire essenzialmente i palazzi dei papi e numerose chiese in tutta la città.

Caduto in abbandono, per lungo tempo l’anfiteatro fu infatti usato come fonte di materiali da costruzione e si calcola che sia rimasto solo un terzo della costruzione originale.

Tutto veniva riutilizzato: le spesse lastre di marmo che rivestivano i corridoi, i blocchi di tufo, il piombo delle tubature, le grappe metalliche che tenevano assieme i blocchi, persino i mattoni.

Nel corso dei secoli l’ipogeo fu riempito di terra e macerie, furono piantati orti, immagazzinato fieno e lì fu abbandonato lo sterco di animali.

L’anfiteatro era diviso in una serie di ambienti – usati come botteghe, magazzini, stalle o abitazioni – affittati a sublocatari dalle autorità ecclesiastiche, che avevano preso il controllo sul monumento, e in particolare dal convento dei frati di Santa Maria Nova, che ancora sorge lì vicino.

Un’importante famiglia legata al Colosseo in età medievale è quella dei Frangipane, che si insediò nell’edificio antico erigendo una fortezza la cui prima testimonianza data al 1133.

Ne fecero un Palazzo/Fortezza che rientrava nel ben noto sistema difensivo delle famiglie baronali di Roma, in lotta tra loro per il controllo della città.

In questo caso il controllo si estendeva dal Foro Palatino e la valle del Colosseo fino all’accesso alla residenza papale del Laterano. Nel corso del XIII secolo i Frangipane persero il controllo della fortezza a vantaggio della famiglia nobile degli Annibaldi che ne rimase proprietaria fino alla fine del XIV secolo.

A quel punto, le leggende locali e le guide dei pellegrini descrivevano l’anello fatiscente delle mura dell’anfiteatro come un antico tempio dedicato al sole.

I negromanti vi si recavano di notte per evocare i demoni.

Alla fine del XVI secolo, Papa Sisto V, il costruttore della Roma rinascimentale, cercò di trasformare il Colosseo in una fabbrica di lana, con laboratori al piano dell’arena e alloggi ai piani superiori.

Ma a causa dell’enorme costo, il progetto fu abbandonato dopo la sua morte nel 1590.

Negli anni successivi il Colosseo divenne una meta ambita dai botanici per la varietà della vita vegetale che aveva attecchito tra le rovine.

Già nel 1643 i naturalisti iniziarono a compilare cataloghi dettagliati della flora, elencando 337 specie diverse.

Ultima curiosità: la parola “fornicazione” deriva dal latino fornice, che significa arco o spazio a volta.

Gli archi del Colosseo erano un popolare punto d’incontro per le coppie che avevano appuntamenti illeciti.

Fornice divenne così un gergo antico per indicare un bordello, e questo significato sopravvive ancora oggi.

Qui sotto una foto del 1885 circa, si vede una venditrice di arance davanti al Colosseo e alla Meta Sudans, una fontana di epoca flavia che non esiste più.

Secondo un’antica leggenda i gladiatori si recavano a Meta Sudans per lavarsi dopo il combattimento nel vicino anfiteatro.

I resti della fontana furono definitivamente smantellati nel 1936, durante la costruzione della Via dei Trionfi.

DT Gomez

Fonte: https://www.facebook.com/photo?fbid=1125535008631786&set=gm.1439960220273695&idorvanity=376621696607558

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