Tre misteriose presenze nella FLAGELLAZIONE di Piero della Francesca

 

L’iconografia e la cronologia della Flagellazione, lucido enunciato della sapienza prospettica di Piero, sono oggetto di un serrato dibattito.

L’ipotesi cronologica più attendibile è che questa tavola fosse dipinta negli stessi anni in cui il pittore era impegnato nelle Storie della croce, probabilmente durante o subito dopo il viaggio a Roma, poiché il portico corinzio sulla sinistra sembra il frutto di uno studio diretto dell’architettura antica e di rinnovati rapporti stretti nella capitale papale con Leon Battista Alberti.

Ma per quale motivo l’episodio della Passione è spostato in secondo piano, mentre tre personaggi, più ravvicinati, sembrano discutere tra loro senza avvedersi del dramma in atto?

Chi sono questi tre personaggi e cosa li lega alla Flagellazione?

Gli storici dell’arte hanno variamente risposto a queste domande.

Sembra probabile che il quadro fosse eseguito per la corte di Urbino, poiché è citato per la prima volta, nel XVIII secolo, nella sagrestia vecchia della cattedrale urbinate. A questa labile traccia si sono aggrappati gli storici nel tentativo di collegare in un insieme coerente la metà sinistra e quella destra dell’opera. L’opinione tradizionale è infatti che il giovane ritratto frontalmente e con i piedi nudi sia Oddantonio da Montefeltro, il fratellastro del duca Federico, ucciso da una congiura nel 1444, mentre i due personaggi di profilo sarebbero i suoi consiglieri responsabili dell’uccisione. La flagellazione di Cristo alluderebbe al martirio di Oddantonio, che Federico avrebbe voluto commemorare con questo quadro.

Alcuni studiosi, come Gombrich o Gilbert, hanno negato che il quadro sia la metafora di un avvenimento storico, preferendo leggervi una semplice narrazione dell’episodio evangelico. Hanno perciò riconosciuto, nei tre misteriosi personaggi, alcuni tra gli attori secondari della passione di Cristo: Giuda che rende i denari del tradimento ai sacerdoti del Sinedrio, oppure una discussione tra un soldato, un pagano e Giuseppe d’Arimatea. L’ipotesi metaforica ha però prevalso.

Secondo lo studioso inglese Kenneth Clark la Flagellazione sarebbe un’allusione alla caduta di Costantinopoli in mano ai turchi, nel 1453. Le tre figure sarebbero alcuni tra i partecipanti al concilio di Mantova del 1459 o a un altro concilio in cui le potenze europee si accordarono per organizzare una crociata che doveva liberare la città (tale proposito fallì nel 1462, per la morte di papa Pio II, il maggior promotore dell’impresa).

Recentemente uno storico, Carlo Ginzburg, ha tentato di sintetizzare le precedenti interpretazioni in una nuova che, in qualche modo, tenesse conto degli elementi più probanti messi in campo dai suoi predecessori. Anch’egli è partito dall’idea che il quadro alludesse alla crociata discussa nel concilio di Mantova e, in particolare, ch’esso nascesse come una sorta di manifesto, o invito, indirizzato al duca Federico da Montefeltro che aveva avanzato dubbi sull’opportunità della spedizione militare.

I tre personaggi sarebbero: quello di destra, calvo e rivestito d’un manto azzurro, Giovanni Bacci, il finanziatore del dipinto; quello di sinistra, barbuto, il Bessarione, un dotto dignitario della Chiesa d’Oriente, fervente apostolo della crociata. Il giovane dai piedi scalzi sarebbe invece un intelligente allievo di Bessarione, morto di peste nel 1458: Buonconte da Montefeltro, figlio illegittimo di Federico.

Purtroppo anche quest’ipotesi, come le precedenti, si appoggia a dati indimostrabili e a somiglianze fisionomiche non del tutto convincenti.

 

In “Storia dell’arte v.2” – Electa Bruno Mondadori

Foto: RETE

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