Contesto religioso della metallurgia

Si sa che i ‘primitivi’, così come le popolazioni preistoriche, lavorarono il ferro meteorico molto tempo prima d’aver imparato a utilizzare i minerali ferrosi superficiali. Essi trattavano alcuni minerali come pietre, cioè li consideravano materiali grezzi per la fabbricazione di strumenti litici. Quando Cortez chiese ai capi aztechi da dove si procuravano i loro coltelli, quelli gli indicarono il cielo. Di fatto, gli scavi non hanno rivelato alcuna traccia di ferro terrestre negli stanziamenti preistorici del Nuovo Mondo.

I popoli paleo-orientali verosimilmente condividevano idee analoghe. La parola sumera AN.BAR, il più antico vocabolo che designa il ferro, è scritta con i segni ‘cielo’ e ‘fuoco’. Per un periodo abbastanza lungo gli Egizi conobbero soltanto il ferro meteorico. Identica situazione presso gli Hittiti: un testo del XIV secolo precisa che i re hittiti utilizzavano « il ferro nero del ciclo ».

Quel metallo era però raro (prezioso come l’oro), e il suo uso fu soprattutto rituale. Fu necessaria la scoperta della fusione dei minerali perché si aprisse una nuova tappa nella storia dell’umanità. A differenza da quella del rame e del bronzo, la metallurgia del ferro divenne molto presto industriale. Una volta scoperto il segreto di fondere la magnetite o l’ematite, non fu più difficile procurarsi grandi quantitativi di metallo, perché i giacimenti erano molto ricchi e abbastanza facili da sfruttare. La lavorazione del minerale terrestre non era però quella del ferro meteorico, e differiva anche dalla fusione del rame e del bronzo. Solo dopo la invenzione dei forni, e soprattutto dopo la messa a punto della tecnica di ‘indurimento’ del metallo portato al rosso-bianco, il ferro acquistò la sua posizione predominante. La metallurgia del ferro terrestre fu quella che rese tale metallo disponibile all’uso quotidiano.

Questo fatto ebbe importanti conseguenze religiose. Si è ora in presenza, oltre che della sacralità celeste, immanente nei meteoriti, anche della sacralità tellurica, di cui sono partecipi le misure e i minerali. I metalli ‘crescono’ nel seno della terra. Caverne e miniere sono assimilate alla matrice della Terra Madre. I minerali estratti dalle miniere sono in qualche modo degli ’embrioni’. Crescono lentamente, come se obbedissero a un ritmo temporale diverso da quello della vita degli organismi vegetali e animali — e però crescono, ‘maturano’ nelle tenebre telluriche. La loro estrazione dal seno della Terra Madre è dunque un’operazione eseguita prima del giusto tempo. Se si fosse lasciato loro il tempo di svilupparsi (cioè il ritmo geologico del tempo), i minerali sarebbero divenuti metalli maturi, ‘perfetti’.

In tutto il mondo i minatori praticano riti che implicano uno stato di purezza, e digiuno, meditazione, preghiera, atti cultuali. I riti sono determinati dalla natura dell’operazione che ci si propone di eseguire: ci si introdurrà, infatti, in una zona sacra, considerata inviolabile; si entra in contatto con una sacralità che non partecipa dell’universo religioso familiare, una sacralità più profonda, e anche più pericolosa. Si prova il senso di avventurarsi in un regno che non appartiene di diritto all’uomo: il mondo sotterraneo con i misteri della lenta gestazione mineralogica che ha luogo nelle viscere della Terra Madre. Tutte le mitologie delle miniere e delle montagne, le innumerevoli fate, geni, elfi, fantasmi e spiriti, sono le molteplici epifanie della presenza sacra che si affronta penetrando nei livelli geologici della Vita.

Dotati di questa sacralità tenebrosa, i minerali vengono diretti verso i forni. Comincia allora l’operazione più difficile e più avventurosa. L’artigiano si sostituisce alla Terra Madre per accelerare e perfezionare la ‘crescita’. I fornelli sono simili a una nuova matrice, artificiale, in cui il minerale conclude la sua gestazione. Di qui il numero infinito di precauzioni, tabù e riti che accompagnano la fusione.

Il metallurgo, come il fabbro, come — prima ancora — il ceramista, è un ‘signore del fuoco’. Mediante il fuoco egli attua il passaggio della materia da uno stato all’altro. Il metallurgo accelera la ‘crescita’ dei minerali, li rende ‘maturi’, in un intervallo di tempo miracolosamente breve. Il ferro mostra d’essere il mezzo per ‘fare più in fretta’, ma anche per fare qualcosa di diverso da ciò che esisteva già nella Natura. Per questa ragione, nelle società arcaiche, i fonditori e i fabbri sono considerati ‘signori del fuoco’ a fianco degli sciamani, dei guaritori [hommes-médecine] e dei maghi. Ma il carattere ambivalente del metallo — dotato di forze al tempo stesso sacre e ‘demoniache’ — si trasmette ai metallurghi e ai fabbri: altamente stimati, essi sono però anche temuti, tenuti in disparte, perfino disprezzati.

In numerose mitologie i fabbri divini forgiano le armi degli dèi, garantendo loro in tal modo la vittoria contro i Draghi o contro altri Esseri mostruosi. Nel mito cananeo, Kóshar-wa-Hasis (letteralmente: « Abile-e-astuto ») forgia per Baal le due mazze con cui abbatterà Yam, Signore dei mari e delle acque sotterranee (cfr. § 49). Nella versione egizia del mito, Ptah (il Dio Vasaio) forgia le armi che permettono a Horo di vincere Seth. Analogamente, il fabbro divino Tvastr esegue le armi di Indra in occasione del combattimento con Vrtra; Efesto forgia la folgore grazie alla quale Zeus trionferà su Tifeo (cfr. § 84). Ma la cooperazione tra il Fabbro divino e gli Dèi non si limita al contributo dell’artigiano al combattimento decisivo per la sovranità sul mondo. Il fabbro è anche l’architetto e l’artigiano degli dèi, dirige la costruzione del palazzo di Baal e arreda i santuari delle altre divinità. Inoltre questo Dio Fabbro ha rapporti con la musica e il canto, esattamente al modo in cui in numerose società i fabbri e i fabbricanti di caldani sono anche musici, poeti, guaritori e maghi. A diversi livelli di cultura (indice di grande antichità) sembra dunque esistere un intimo legame fra l’arte del fabbro, le tecniche occulte (sciamanesimo, magia, guarigione, ecc.) e l’arte della canzone, della danza, della poesia.

Tutte queste idee e credenze articolate intorno al mestiere dei minatori, dei metallurghi e dei fabbri, arricchirono considerevolmente la mitologia dell’homo faber ereditata dall’età della pietra. Ma il desiderio di collaborare al perfezionamento della Materia ebbe conseguenze importanti. Assumendosi la responsabilità di modificare la Natura, l’uomo si sostituì al Tempo; l’artigiano ritiene di poter ottenere in poche settimane un risultato che avrebbe altrimenti richiesto Eoni per ‘maturare’ nelle profondità sotterranee: il forno sostituisce la matrice tellurica.

Millenni più tardi, l’alchimista penserà nello stesso modo. Un personaggio di The Alchemist di Ben Jonson dichiara: « II piombo e gli altri metalli sarebbero oro se avessero avuto il tempo di divenirlo». E un altro alchimista aggiunge: « Ed è questo che è realizzato dalla nostra arte ». La lotte per la ‘signoria del Tempo’ — che conoscerà il più grande successo con i ‘prodotti sintetici’, ottenuti dalla chimica organica, tappa decisiva lungo la via della ‘preparazione sintetica della Vita’ (l’homunculus, il vecchio sogno degli alchimisti) — questa lotta per sostituirsi al Tempo, che caratterizza l’uomo delle società tecnologiche moderne, era già iniziata nell’età del ferro.

 

MIRCEA ELIADE

In “Storia delle credenze e delle idee religiose” – Sansoni

Foto: RETE

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