Campane

 

La campana è una tipologia di strumento musicale, appartenente alla classe degli idiofoni a percussione diretta, definita come contenitori, suonati con un oggetto non sonoro, in cui la vibrazione è più debole vicino al vertice. Si differenziano dai gong, in cui invece la vibrazione è più forte vicino al vertice.

Nelle campane da chiesa il suono è prodotto generalmente dalla percussione di un pendolo di ferro dolce detto batacchio (o battaglio) sulle pareti interne della campana stessa. Per quanto riguarda lo strumento occidentale è solitamente in bronzo, ed è utilizzato nel mondo cristiano per scandire il tempo dai campanili delle chiese e come richiamo per funzioni, ricorrenze ed eventi riguardanti la comunità; viene suonato dai campanari.

Etimologia

Il nome italiano “campana” deriverebbe dal latino vasa campana, espressione che indicava dei catini emisferici (crateri) in bronzo e poi in terracotta prodotti nella provincia romana di Campania. Per la similitudine di forma anche la campana che suona fu chiamata come il vaso.

In latino la campana era chiamata tintinnabulum, con riferimento al suo suono. […]

Nel Medioevo, il grammatico inglese Giovanni di Garlandia azzardò una diversa spiegazione del nome, supponendo che venisse da “campo”, perché i contadini che lavorano nei campi non conoscevano l’ora se non dal suono delle campane (“Campanae dicuntur a rusticis qui habitant in campo, qui nesciant judicare horas nisi per campanas”).

Storia

Il modello organologico “campana” è diffuso in moltissime culture, a partire dalla preistoria. Tuttavia sembra che le più antiche campane, così come oggi le intendiamo nel mondo occidentale, risalgano alla Cina di alcuni millenni prima di Cristo.

Secondo una leggenda, la campana con batacchio interno sarebbe un’invenzione italiana: sarebbe stata introdotta da san Paolino vescovo di Nola nel V secolo, anche se non vi è nessun documento che attesti la paternità dell’invenzione al Santo. In ogni caso, solo nell’VIII-IX secolo le chiese e le pievi incominciano a essere dotate di campane e sorgono i primi campanili, diffusi sempre più dopo l’anno Mille. Col tempo si va affinando anche l’arte dei fonditori e le differenze di suono fra un paese e l’altro: nascono così segnali associati alle campane e codificati dalla popolazione che durano ancora oggi.

Nel rito romano antico il Pontificale Romanum prevede che la benedizione delle campane sia riservata a un vescovo o a un suo delegato. Quando il vescovo benedice la campana, segue il rito descritto dallo stesso Pontificale romanum, quando invece la benedizione è delegata a un sacerdote, il rito è contenuto nel Rituale romanum.

Dimensione, suono e nota

Il suono di una campana è strettamente legato a un complesso equilibrio di spessori che determinano il profilo della campana. Gli spessori formano, assieme alla nota fondamentale e ai suoni parziali, il suono della campana. La nota, invece, è determinata dal volume del vaso sonoro: più grande è la campana più grave sarà la nota; più piccola è la campana e più acuta sarà la nota. Esistono diverse tipologie di campane a seconda dello spessore, della nota e della forma. Il profilo, che prende il nome di “sagoma”, può essere diverso (ad esempio) a seconda delle esigenze del luogo nel quale la nuova campana sarà collocata e delle varie epoche storiche. Esistono “sagome leggere” e “sagome pesanti” usate dai diversi fonditori.

Funzioni e segnali

Ecco elencati i principali segnali (che possono variare da zona a zona) legati alla vita religiosa e civile:

Campane di edifici religiosi (seguono l’anno liturgico)

Annuncio di una Santa Messa: a seconda delle regioni e delle zone o delle feste: una o più volte 5, 15, 30, 45 o 60 minuti prima della celebrazione.

Angelus Domini (“Ave Maria”): suono quotidiano ripetuto al mattino, a mezzogiorno e al tramonto.

Tutti i venerdì alle ore 15: Agonia di Gesù (in alcuni luoghi).

Matrimoni, sacramenti, funerali, feste patronali, processioni, solennità, gloria, tridui, novene, rogazioni, S. Quarantore e tutte le vigilie di questi eventi.

Morte ed elezione del Pontefice.

Suono per l’annuncio della morte di un parrocchiano, suoni funebri vari.

Annuncio nascita di un parrocchiano (in alcuni luoghi).

Rintocchi ore, ribattuta, mezzore, quarti (il modo di segnare le ore è vario da luogo a luogo).

Vari: catechismo, benedizione delle case, mese mariano (maggio), viatico ai moribondi.

Campane di edifici civici

Convocazione consiglio comunale

Lutti particolari

Anniversari locali o nazionali (4 novembre, 25 aprile, 1º maggio, 2 giugno e altri)

Rintocchi ore, ribattuta, mezzore, quarti (ciascun modo di segnare le ore varia da paese a paese)

Patrono

Scuola

Matrimoni

Vari

Suono del mezzogiorno e in alcuni luoghi anche Mezzanotte

In alcuni comuni lombardi veniva suonato il “campanone” per l’arrivo dell’esattore delle tasse (fino agli anni 1980)

In Alcune zone del nord Italia si usa ancora suonare il campanone alle 22:00 per ricordare il momento in cui tanti anni fa venivano chiuse le porte della città

Anticamente le campane segnalavano anche:

le incursioni dei pirati

gli incendi

il coprifuoco

le pestilenze

FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Campana

CAMPANE A SERA

Odi, sorella, come note al core

quelle nel vespro tinnule campane

empiono l’aria quasi di sonore

                                        grida lontane?

A quel tumulto aereo risponde

dal cuore un fioco scampanìo, sì lieve,

come stormeggi, dietro macchie fonde,

                                        candida pieve.

Forse una pieve ne’ cilestri monti

la sagra annunzia ad ogni casolare,

onde si fece a’ placidi tramonti

                                        lungo parlare;

ed or, sospeso il ticchettìo dell’ago,

guardano donne verso la marina,

seguendo un fiocco di bambagia, vago,

                                        che vi s’ostina.

Grandi occhi, sotto grandi archi di ciglia,

guardano il cielo, empiendosi di raggi,

là dove l’aria allumina vermiglia

                                        boschi di faggi.

Voci soavi, voi tinnite a festa

da così strana e cupa lontananza,

che là si trova il desiderio, e resta

                                        qua la speranza.

Io mi rivedo in un branchetto arguto

di biondi eguali su per l’Appennino

opaco d’elci: o snelle, vi saluto,

                                        torri d’Urbino!

Vi riconosco, o due sottili torri,

vi riconosco, o memori Cesane

folte di lazzi cornïoli i borri

                                        e d’avellane.

Vaga lo stuolo delle rosee bocche

pe’ clivi, e sparge nella via maestra

messe di fiordalisi e l’auree ciocche

                                       della ginestra.

Nella via bianca il novo drappo svaria

coi rosolacci e le sottili felci;

e par che attenda, nella solitaria

                                        ombra dell’elci;

pare che attenda nella via tranquilla,

sotto quest’ampio palpito sonoro,

uno dai neri monti su cui brilla

                                        porpora e oro.

GIOVANNI PASCOLI – Myricae

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