DIO, Palla di fuoco o Vecchio saggio?

 

In molti sistemi religiosi ci sono sostanze sacre — l’acqua, o il fuoco, o certe piante — e spiriti, demoni e Dei incarnati i quali, essendo più personificati, possono parlare nelle visioni o apparire e comportarsi in modo semiumano. A volte viene data più importanza ai simboli che rappresentano le forze della natura in modo impersonale, a volte a quelli che le personificano. In certe religioni predomina il primo aspetto, in altre il secondo. Il sistema religioso ormai in decadenza rispecchiato dai poemi omerici è un esempio limite di personificazione delle divinità: in esso gli Dei olimpici e le altre divinità greche si mostrano con tutte le loro deficienze umane. D’altro canto la filosofia greca della natura sviluppa la tendenza opposta, insistendo su simboli quali l’acqua, considerata origine del mondo, o il fuoco (in Eraclito): viene così riproposta, a un livello superiore, l’idea di mana.

Nel Cristianesimo coesistono entrambe le tendenze: Dio Padre e Dio Figlio vengono di solito rappresentati come esseri umani; lo Spirito Santo viene talvolta rappresentato come un vecchio con la barba, secondo il cliché di Dio Padre, ma spesso anche come un animale, cioè con un altro tipo di personificazione; altre volte ancora può essere rappresentato dal fuoco, dal vento, dall’acqua, o dal fiato che passa da Dio Padre a Dio Figlio. Dunque anche lo Spirito Santo viene descritto nella Bibbia in forma di fenomeno naturale. Mentre in altre religioni alcuni Dei hanno forma umana e altri non umana, il Cristianesimo ha un’immagine della divinità che comprende entrambi gli aspetti.

L’ipotesi più probabile è che l’inconscio ami apparire nelle sue manifestazioni ultime, archetipiche, ora personificato ora simboleggiato da fenomeni naturali. Ma perché?

È difficile rispondere. Perché alcuni concepiscono Dio come un invisibile e onnipervasivo fuoco divino, mentre altri lo immaginano simile a un essere umano? Oggi si tende a pensare che un bambino con idee a livello di scuola materna immagini Dio Padre con la barba bianca, e che più tardi, quando avrà acquisito una mentalità scientifica, penserà a Dio — se mai vi penserà — come a una specie di forza cosmica. Ma si tratta semplicemente di una proiezione delle nostre attuali conoscenze scientifiche. A quanto mi risulta, non è affatto vero che le idee o le manifestazioni personificate degli Dei, o di Dio, siano più infantili.

Per rispondere alla domanda dovremmo studiare a fondo una gran massa di materiali onirici e poi, indipendentemente dal problema religioso, chiederci che senso abbia il fatto che un contenuto archetipico si manifesti come una palla di fuoco invece che come un essere umano.

Supponiamo che ci siano due uomini: uno sogna una palla di fuoco che lo illumina e gli dà conforto; l’altro sogna l’apparizione di uno straordinario vecchio saggio. Entrambi sono ugualmente turbati, sopraffatti. Superficialmente si potrebbe dire che entrambe le immagini sono simboli del Sé, che è la totalità, il centro, un modo di manifestarsi dell’immagine di Dio. Ma che differenza c’è tra l’esperienza della luce, o della palla di fuoco, fatta dall’uno, e l’apparizione del saggio sovrumano vista dall’altro? Che risposta può dare un analista a un paziente che gli faccia una domanda del genere?

Una risposta definitiva non è possibile, ma qualcosa in proposito si può dire. Io affronterei il problema molto semplicemente, e suggerirei al paziente che a un vecchio saggio posso parlare, fare delle domande, esporre i miei problemi personali. Posso chiedergli se devo divorziare o no, oppure se è bene che spenda i miei soldi in un certo modo. Dal momento che mi è apparso in quella forma, posso supporre che sia capace di darmi dei consigli, anche se magari risponderà che cose del genere sono lontanissime dai suoi interessi. In ogni caso si sente immediatamente, si intuisce, che con quella figura si può comunicare su un piano umano.

Ma con una palla di fuoco non si può prendere contatto né parlare. Forse la si può avvicinare per mezzo degli strumenti delle scienze naturali, tentare di rinchiuderla in un recipiente di vetro, osservarne le reazioni; o adorarla in ginocchio, restando a debita distanza per non venir bruciati; o entrarvi dentro e scoprire che è fatta di un fuoco che non brucia. Non è comunque possibile mettersi in relazione con essa in forma umana.

Una manifestazione in forma umana sembra dunque indicare la possibilità di una relazione cosciente; una manifestazione in forma non umana, o di forza elementare, è un fenomeno naturale e solo come tale può essere affrontato. Il Divino, qualunque cosa sia, possiede entrambi gli aspetti, che sono stati infatti conservati in molte teologie. Che senso ha un dio con cui non si può entrare in rapporto? Se non gli si può comunicare nulla della nostra anima d’uomini, a cosa serve? D’altra parte, che senso ha un dio che è soltanto una specie di essere umano e niente di più? Dio è anche il totalmente Altro, l’essere misterioso con cui non si può entrare in rapporto, proprio come non si può entrare in rapporto con i misteriosi fenomeni della natura. È perciò probabile che siano sempre esistiti tutti e due gli aspetti di questo estremo centro interiore della psiche: uno completamente trascendente, che si manifesta in qualcosa di remoto come l’acqua e il fuoco, e uno che si manifesta talvolta in forma umana, a significare che con questo suo modo di manifestarsi si può entrare in relazione. Se si sogna la Divinità in veste di essere umano, si potrà sperimentare la sua vicinanza con grande intensità, emotivamente e intuitivamente. […] Se sogniamo un archetipo in forma umana ciò significa che, almeno fino a un certo punto, possiamo incarnarlo. Esso potrebbe manifestarsi in noi ed esprimersi attraverso di noi: è questa in fondo l’idea del Cristo interiore. Se ci cacciamo in una situazione impossibile in cui ci troviamo di fronte a una questione apparentemente irresolubile, e poi sogniamo il Vecchio Saggio, potrebbe accaderci di trovare improvvisamente la risposta perfetta. Se siamo onesti, non potremo rivendicare quel pensiero come nostro, e dovremo ammettere che non siamo stati noi a parlare. “Esso” ha parlato attraverso di noi. In noi si è manifestato il Vecchio Saggio, cioè qualcuno o qualcosa che non coincide con l’Io, ma può essere d’aiuto in una situazione difficile.

Si ritiene che ogni intuizione provenga dall’inconscio personale; ma si tratta forse di un postulato eccessivo, giacché talvolta abbiamo la sensazione di aver raggiunto un risultato grazie ai nostri sforzi, talaltra ci sembra che l’idea ci sia giunta così, naturalmente, senza alcuno sforzo da parte nostra. Dobbiamo essere semplici e onesti, non inflazionarci, e non vantarci di quell’idea giusta come se fosse farina del nostro sacco; è stato — se i sogni ce lo confermano — il Vecchio Saggio a parlare, o la Vecchia Saggia, o la Divinità. Quella del Vecchio Saggio che suggerisce in sogno una soluzione inaccessibile all’Io del sognatore è un’esperienza verificabile. Il fenomeno è empiricamente dimostrabile.

La palla di fuoco non darà luogo alla stessa esperienza, ma a un’esperienza ancor più meravigliosa. Il soggetto ne sarà molto più turbato, e verrà afferrato e sopraffatto dal mistero, dalla totale alterità del Divino.

Il Divino viene spesso sperimentato come una forza schiacciante che va oltre ogni comprensione individuale, come qualcosa di pericoloso cui ci si deve necessariamente adattare, come in natura ci si deve adattare all’eruzione di un vulcano. È un bello spettacolo, cui non ci si deve avvicinare troppo, e con cui non è dato mettersi in relazione. Si può solo guardare, ma non lo si dimenticherà mai; e soltanto un poeta potrebbe descrivere le emozioni che suscita. In questo tipo di esperienza si ha un manifestarsi dell’archetipo come fenomeno naturale. L’uomo sperimenta la natura come dotata di un aspetto numinoso e divino. Ecco perché l’immagine umana di Dio è doppia, e in quasi tutte le religioni esistono personificazioni degli Dei sia in una forma che nell’altra.

 

MARIE-LOUSE VON FRANZ

In “Alchimia” – Bollati Boringhieri

Foto: RETE

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