ZARATHUSTRA, tra storia e mito

 

[…] Il problema della storicità di Zarathustra non dovrebbe costituire un problema. Era normale che il personaggio storico Zarathustra fosse trasformato in modello esemplare dai fedeli della ‘religione mazdaica’. Dopo alcune generazioni, infatti, il ricordo collettivo non riesce più a conservare la biografia autentica di un personaggio eminente; egli finisce per diventare un archetipo; ad esprimere cioè unicamente la virtù della sua vocazione, illustrate da avvenimenti paradgmatici specifici del modello che egli incarna. Questo vale non soltanto per Gautama Buddha o per Gesù Cristo, ma anche per personaggi di minor calibro, come Marko Kraljevic o Dieudonné de Gozon. Ma si dà il caso che le gàthà, considerate dalla maggior parte degli studiosi come opera di Zarathustra, contengano alcuni particolari autobiografici che confermano la storicità del loro autore. Del resto esse sono le sole opere sopravvissute al processo di mitizzazione, attivo in tutta la tradizione mazdaica, grazie al. loro inserimento negli inni composti da Zarathustra.

È bene partire da questi particolari biografici per un primo abbozzo della vita e dell’attività religiosa di Zarathustra[…].

Si è proposto di collocare l’attività di Zarathustra circa tra il 1000 e il 600 a. C.; se si accetta la tradizione mazdaica, che parla di « 258 anni prima di Alessandro », si può situare la vita di Zarathustra tra il 628 e il 551 a. C. ‘; le date più antiche sono state proposte in base alla constatazione del carattere arcaico della lingua delle gàthà, e in particolare delle sue analogie con i Veda. L’analisi linguistica permette di concludere che il profeta era vissuto nell’est dell’Iran, probabilmente nell’odierno Khoràsàn o nella Bactriana

Secondo la tradizione egli era zaotar […], cioè sacerdote sacrificatore e cantore […] e le sue gàthà si inseriscono in un’antica tradizione indoeuropea di poesia sacra. Apparteneva al clan degli Spitàma (« dalla fulgida risolutezza »), allevatori di cavalli; suo padre si chiamava Pourusaspa (« dal cavallo baio »). Zarathustra era sposato e si conoscono i nomi dei suoi due figli, la più giovane era la figlia Pourucistà […]. Era abbastanza povero e quando, in una celebre gàthà, implora l’aiuto e la protezione di Ahura Mazda, esclama: «Conosco, o Saggio, le cause della mia impotenza: scarsità di bestiame e di uomini » […].

La comunità a cui egli indirizzò il suo messaggio era formata da pastori sedentari provvisti di capi politici, chiamati kavi, e di sacerdoti karapan, ‘mormoratori’ e usig, ‘sacrificatori’. Proprio contro questi sacerdoti, custodi della religione tradizionale aria, Zarathustra non esitò a sferrare il suo attacco in nome di Ahura Mazda. La reazione non si fece attendere e il profeta fu obbligato a fuggire. « Verso quale paese fuggire? » egli si chiede « Dove fuggire, dove andare? Mi si allontana dalla mia famiglia e dalla mia tribù; né il villaggio, né i malvagi signori del paese sono dalla mia parte…» […]. Si rifugiò allora da Vishtaspa, capo della tribù Fryàna, che egli riuscì a convertire e che divenne poi suo amico e protettore […]. La resistenza dei suoi oppositori tuttavia non si indebolisce affatto e Zarathustra denuncia pubblicamente nelle gàthà alcuni tra i suoi nemici personali: Bandva, che « è sempre il principale ostacolo » […], e « il piccolo principe Vaèpya », che « al Ponte (nel cuore) dell’inverno ha offeso Zarathustra Spitàma rifiutandogli la sosta, a lui e alle sue bestie da tiro tremanti di freddo mentre giungevano a lui » […].

Nelle gàthà si può individuare qualche indicazione relativa all’attività missionaria di Zarathustra. Il profeta è circondato da un gruppo di amici e di discepoli soprannominati i ‘poveri’ (drigu), gli ‘amici’ (frya), i ‘saggi’ (vidva), i ‘confederati’ (urvatha). Egli incita i suoi compagni a « passare per le armi » i nemici, « il malvagio » […]. A questo gruppo zarathustriano si oppongono le ‘società di uomini’ contrassegnate dal motto aesma, ‘furore’. È stata dimostrata l’equivalenza tra queste società segrete iraniche e i gruppi dei giovani guerrieri indiani, i Marut, il cui signore, Indra, viene definito adhrigu, ossia non-dhrigu (‘colui che non è povero’).

Zarathustra attacca violentemente coloro che sacrificano bovini […], e tali rituali erano propri del culto delle ‘società di uomini’.

Un’immagine religiosa di Zarathuštra di epoca moderna

Queste indicazioni, scarse e allusive, sono ben lontane dal costituire gli elementi di una biografia. Maryan Mole ha cercato di dimostrare che anche i rari riferimenti a personaggi e ad avvenimenti apparentemente reali non riflettono necessariamente la realtà storica: Vishtaspa, ad esempio, può rappresentare il modello dell’iniziato. Ma ciò nonostante la storicità di Zarathustra risulta non soltanto dalle allusioni ai personaggi e agli avvenimenti concreti (il piccolo principe Vaèpya che, « al Ponte dell’inverno », gli rifiutò una sosta, ecc.), ma anche dal carattere autentico e passionale delle gàthà. Si è colpiti inoltre dall’urgenza e dalla tensione esistenziale con cui Zarathustra interroga il suo Signore: gli chiede di ragguagliarlo sui segreti cosmogonici, di svelargli il suo avvenire, ma anche la sorte di alcuni suoi persecutori e di tutti i malvagi. Ognuna delle strofe del celebre Yasna 44 è introdotta dalla medesima formula: « Ecco ciò che ti chiedo, Signore — rispondimi!». Zarathustra vuol sapere « chi ha assegnato il loro cammino al sole e alle stelle », « chi ha stabilito la Terra in basso, e il cielo di nubi che non crolli? », e le sue domande sulla Creazione si susseguono ad un ritmo sempre più concitato. Ma egli vuoi sapere anche in che modo la sua anima, « giunta al Bene, sarà colmata di gioia? » e « come ci libereremo dal male? », « come consegnerò il malvagio nelle mani della giustizia? ». Chiede con insistenza che gli vengano offerti dei «segni visibili », e soprattutto reclama l’unione con Ahura Mazda e che la sua «parola sia efficace ». Ma poi aggiunge: « Otterrò poi in ricompensa, da Giustizia (Aria), dieci giumente provviste di uno stallone e il cammello che mi sono stati promessi, o Saggio?». Non dimentica di interrogare il Signore sulla punizione immediata di « colui che non dà la sua mercede a chi l’ha meritata », mentre sa già della punizione « che lo attende alla fine ».

Zarathustra è ossessionato dal castigo dei malvagi e dalla ricompensa ai virtuosi. In un altro inno chiede « quale pena è prevista per chi procura l’Impero (khshathra, ‘potere’, ‘potenza’) a chi opera ingiustamente » […] Altrove esclama: « Quando capirò, o Saggio (Mazda) e la tua compagna Giustizia (Arta), se voi avete potere su ognuno di quelli che minacciano di distruggermi?» […]. È impaziente di fronte all’impunità dei membri delle ‘società di uomini’ che continuano a sacrificare i bovini e a consumare l’haoma: « Quando colpirai questo scempio di liquore?». Spera poi di poter rinnovare « quest’esistenza » e chiede ad Ahura Mazda se il giusto vincerà il malvagio sin da ora […] A volte lo si sorprende esitante, turbato, umile, desideroso di conoscere più concretamente la volontà del Signore: « Che cosa comandi? Quale encomio, quale culto tu richiedi? ».

Difficile sarebbe il giustificare la presenza, nella parte più venerabile dell’Avesta, di così numerosi particolari concreti se essi non rappresentassero ricordi di un personaggio storico. Vero è che le biografie leggendarie ulteriori del Profeta abbondano di elementi mitologici, ma, come abbiamo ricordato prima, si tratta in questo caso di un processo ben noto: la trasformazione di un personaggio storico di una certa importanza in modello esemplare. Troviamo anche un inno (Yasht, 13) che esalta la natività del Profeta in termini messianici : « Alla sua nascita e durante la sua crescita l’acqua e le piante hanno gioito, alla sua nascita e durante la sua crescita l’acqua e le piante son cresciute ». E si annuncia che: « Ormai la buona religione mazdaica si espanderà nei sette continenti».

I testi più tardi insistono a lungo sulla pre-esistenza celeste di Zarathustra. Egli nasce nel «mezzo della storia » e al ‘Centro del Mondo’. Sua madre, quando ricevette lo xvarenah di Zarathustra, fu avvolta da una grande luce. « Per tre notti le mura della casa sembrarono incandescenti ». La sostanza poi del suo corpo, creata in cielo, cadde insieme alla pioggia e fece sbocciare le piante di cui si nutrirono le due giovenche appartenenti ai genitori del Profeta: la sostanza passò nel latte che, mescolato all’haoma, viene bevuto dai due sposi, che si uniscono poi per la prima volta, concependo Zarathustra. Prima della sua nascita, Ahriman e i dèv tentano invano di farlo perire. Tre giorni prima che egli venga al mondo il villaggio irraggia un tale splendore che gli Spitamidi, credendo ad un incendio, lo abbandonano. Al loro ritorno trovano un bambino risplendente di luce. Secondo la tradizione Zarathustra venne al mondo ridendo. Appena nato viene attaccato dai dév (= daéva), ma li fa fuggire pronunciando la formula sacra del mazdeismo; esce poi vittorioso da quattro prove di cui è evidente il carattere iniziatico (viene deposto su un rogo, in una tana di lupo, ecc.).

Sarebbe inutile continuare nel racconto della sua vita, in quanto le prove, le vittorie e i miracoli di Zarathustra ricalcano il modello del Salvatore che sta per essere divinizzato. Ricordiamo solo l’insistente reiterazione dei due motivi caratteristici del mazdeismo: la luce soprannaturale e la lotta con i demoni. L’esperienza della luce mistica e della ‘visione’ estatica sono anche attestate nell’India antica, dove sono destinate ad un grande avvenire. E la lotta contro i demoni, vale a dire contro le forze del Male, costituisce[…] il compito fondamentale di ogni fedele mazdeo.

MIRCEA ELIADE

 

In “Storia delle credenze e delle idee religiose” v.1 – Sansoni

Foto: RETE

 

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