1709: l’inverno più rigido della storia d’Europa

“I Cacciatori nella neve” di Pieter Bruegel il Vecchio, realizzato nel 1565 e conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Il grande inverno, ricordato come il più gelido e disastroso degli ultimi cinque secoli, cominciò alla vigilia dell’Epifania del 1709. Il giorno seguente, l’Europa occidentale e parte del bacino del Mediterraneo si svegliarono sotto una coltre di ghiaccio che si mantenne per diversi mesi. Restarono escluse dall’ondata di gelo la Scandinavia e parte della Turchia.

Le ragioni di questo freddo polare inatteso e straordinario nella maggior parte di queste regioni è da ricercarsi in alcuni mutamenti climatici del nostro pianeta. Oltre all’eruzione negli anni precedenti di diversi vulcani, tra cui quello di Santorini, in Grecia, il Vesuvio, il Fuji in Giappone e il Teide di Tenerife, si verificarono due fenomeni che, combinati assieme, strinsero nella morsa del gelo il pianeta: il culmine della cosiddetta “piccola glaciazione” e il prevalere dell’anticiclone termico russo.

Con il primo termine si suole indicare il raffreddamento generale e radicale che si verificò nel Vecchio Continente a partire dal Medioevo e che, dalla metà dell’Ottocento, ha lasciato il posto al fenomeno opposto. Alcuni sostengono che tali glaciazioni siano la conseguenza di periodiche variazioni dell’intensità solare: ogni 250-300 anni il Sole diminuisce la sua attività, così come accadde nel 1709, quando si registrò il cosiddetto Minimo di Maunder e l’emissione di energia solare diminuì significativamente.

Il secondo fattore, l’anticiclone russo, chiamato dagli esperti anche “orso”, riguarda una vasta area di alta pressione e basse temperature: si tratta di un fenomeno che si verifica sempre nell’atmosfera nelle regioni asiatiche occidentali, di solito contrastato dalle correnti provenienti dall’Atlantico. Se queste però non riescono a prevalere, le temperature crollano. Nel 1709 l’anticiclone, che durante l’inverno precedente aveva pesantemente interessato la Russia, si dilatò andando a investire anche l’Europa.

I termometri di Parigi regstrarono, secondo i resoconti che ci sono pervenuti, un’escursione termica di circa 30 gradi in poche ore. In Italia, per una ventina di giorni la Pianura Padana fu bloccata in una morsa di gelo insolito con temperature che raggiunsero anche i -40 °C. Secondo un racconto dell’epoca: “Cadde tanta neve che non si poteva uscir di casa e i tetti, per l’ingente pondere ebbero incredibile rovina dopodiché alcuni si aprirono ed altri caddero”. L’unico osservatorio meteorologico esistente era quello di Berlino che registrò una temperatura media del mese di -8,7°C e una minima di -29,4 °C.

I fiumi, la rete di canali e anche i porti marittimi rimasero bloccati dal ghiaccio. Gelarono la Vistola, il Reno, il Danubio, la Mosa, la Garonna, l’Ebro, la Senna, e perfino la foce del Tago a Lisbona, così come il Lago di Costanza e quello di Zurigo, e, parzialmente, quello di Ginevra. Anche i porti mediterranei di Genova, Marsiglia e Livorno subirono la stessa sorte. La neve coprì completamente le strade. Non si riuscivano più a trovare beni di prima necessità e, poiché scarseggiava la legna da ardere, gli abitanti bruciavano i propri mobili per scaldarsi. […]

Con leggere oscillazioni, le temperature si mantennero basse fino a primavera. Ma il freddo non fu l’unica piaga da affrontare: al gelo seguirono fame, inondazioni ed epidemie. La neve che si era accumulata nei mesi invernali provocò intense inondazioni al suo scioglimento e le epidemie non si fecero attendere. Aumentarono e si diffusero malattie bronco-polmonari. Il freddo e la fame favorirono il diffondersi dell’influenza, che era scoppiata a Roma l’anno precedente, fino a renderla una pandemia che si sarebbe estesa per quasi tutta l’Europa tra il 1709 e il 1710. Inoltre, dall’Impero ottomano giunse la peste. […]

La carestia che seguì fu drammatica. Le terribili ondate di freddo avevano lasciato un panorama desolato nelle campagne, distruggendo la maggior parte dei raccolti. Nelle città scarseggiava il cibo, perché dalle campagne non arrivavano più generi alimentari. Questa crisi portò di conseguenza a un aumento del prezzo del grano e dei beni di prima necessità.

La difficile situazione di sopravvivenza generò anche episodi di violenza. I contadini si riunirono in bande per assaltare le panetterie o attaccare i convogli di grano diretti in città[…]

 

Juan José Sánchez Arreseigor

FONTE: https://www.storicang.it/a/1709-linverno-piu-rigido-della-storia-deuropa_14949

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