L’acanto o della Resurrezione

Acanto – Acantus mollis L.

 

L’acanto, diffuso allo stato spontaneo nelle zone meridionali, è coltivato nei giardini come pianta ornamentale per l’eleganza dei grandi fiori bianchi venati di porpora e delle grandi foglie, profondamente incise, verde scuro e lucenti. […]

I medici dell’antichità consigliavano l’infuso di questa pianta per numerosi usi. Dioscoride e Plinio la reputavano diuretica, efficace contro le irritazioni viscerali e, perfino, utile come rimedio preventivo della tubercolosi polmonare.

Nel Medioevo, sembra esser stata completamente dimenticata. Attualmente, viene utilizzata per uso esterno come bagni, compresse, cataplasmi oppure gargarismi. Per conservare la migliore efficacia si devono cogliere i fiori quando sono completamente sbocciati e poi farli essiccare lentamente all’ombra. Invece, le foglie e le radici si fanno essiccare in un forno piuttosto caldo. (Segreti e virtù delle piante medicinali – Selezione)

Narra una leggenda greca che la nutrice di una fanciulla corinzia morta precocemente aveva deposto sulla tomba una cesta con i suoi oggetti più amati, adottando la precauzione di ricoprirla con una tegola quadrata per nasconderli e anche per prevenire furti. Giunta la primavera, l’architetto Callimaco, che passava da quelle parti, vide la tegola sollevata da un cespo armonioso di foglie d’acanto cresciute sul sepolcro, quasi a simboleggiare l’Immortalità della fanciulla, la sua metamorfosi in pianta secondo un tópos greco. […]

La visione gli ispirò l’idea del calato del capitello corinzio, decorato dalle grandi foglie oblunghe e profondamente incise di questa pianta. Probabilmente l’acanto dello stile corinzio era l’Acanthus spinosus o spinosissimus, tipico dell’Europa orientale, con la spiga spinosa di brattee porpora chiaro, lunga almeno una quarantina di centimetri, che in luglio è molto vistosa. Più diffuso in Italia è l’Acanthus mollis, che presenta fogliame morbido e arrotondato, di un verde più chiaro.

Le foglie di acanto furono adottate anche dall’architettura cristiana, nei capitelli gallo-romani e nei monumenti sepolcrali, per simboleggiare la resurrezione: simbolismo evidentissimo nell’arte romanica perché l’ordine corinzio era usato soprattutto per i capitelli nel coro di una chiesa, dove si custodivano le reliquie dei santi ai quali era ed è promessa la resurrezione, e dove appariva dominante l’immagine del Cristo eterno. Ma, diversamente dall’arte classica, quella romanica preferiva le forme stilizzate, spesso con un numero simbolico delle foglie o delle gemme floreali. (“Florario” – Alfredo Cattabiani – Mondadori)

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