Un libro per amico – “FLORARIO”

 

 

Le piante, che ci sono antenate, sorelle e protettrici, hanno ispirato non soltanto illuminazioni simboliche, cibi e farmaci, ma anche leggende, proverbi, poesie, opere d’arte e usanze in un mosaico ampio e variegato: rievocati in questo libro il cui titolo, Florario, è ispirato alla dea coronata di fiori – Flora, appunto – che nell’antica Roma aveva la funzione di proteggere tutti i vegetali utili all’uomo nel momento delicatissimo della loro fioritura. Il suo nome ispirò a Linneo quello che oggi indica il complesso delle piante, spontanee o coltivate, di un determinato territorio.

Il nostro saggio comprende estensivamente quelle che fanno parte dell’immaginario occidentale ma non sono necessariamente occidentali, come per esempio il cocco, l’incenso o il té; oppure sono state trapiantate in Europa dall’Oriente, dalle Americhe e dall’Africa.

Non tutte hanno evocato miti, leggende, simboli o usanze, sicché il lettore ne vedrà escluse alcune, soprattutto esotiche, che pure sono abbastanza diffuse nei nostri boschi, prati e giardini.

Quanto alla divisione della materia, le piante e i fiori sono stati classificati secondo le immagini o i simboli che hanno suscitato nella storia e non in base a criteri botanici. Tuttavia nella trattazione si sono offerte nozioni botaniche, fitoterapiche, gastronomiche o farmacologiche quando erano necessarie alla comprensione del discorso.

La classificazione è talvolta percorsa da irregolarità come una città medievale: per esempio due piante che potevano far parte della sezione dedicata agli «Alberi cosmici», l’abete e il cipresso, sono state classificate rispettivamente fra «Le piante di Natale e di Capodanno » e «I fiori e le piante alle soglie dell’Aldilà» perché quella è la loro principale funzione nell’immaginario popolare. Oppure alcuni fiori e pianticelle sono stati inseriti non nel capitolo dedicato alle piante «solari», di cui fanno parte, ma nel precedente, perché sono considerati «erbe di san Giovanni», della festa solstiziale estiva.

È noto che gli abitanti delle città e delle megalopoli hanno perduto o quasi ogni contatto quotidiano con le piante; spesso anzi non sanno nemmeno distinguerne una specie dall’altra. Questo libro vuole invertire tale tendenza offrendo un contributo alla loro conoscenza mediante un approccio diverso dall’usuale, puramente botanico, ma forse più idoneo a incuriosire e avvincere il lettore e a restituirgli una memoria storica senza la quale rischia di perdere la sua identità.

Ripercorrere da tale punto di vista i fiori, le piante, gli alberi così come gli ortaggi o i legumi, significa infatti rivisitare la nostra storia, gli strati della nostra cultura alta e popolare: dai più profondi a quelli più recenti, da Dante al più ingenuo proverbio campagnolo, dall’uso medicinale o magico delle erbe al linguaggio amoroso dei fiori.

In queste pagine appaiono dee e protagoniste di favole come Cenerentola, personaggi dell’Antico Testamento accanto a santi, paesi reali e immaginari, riti religiosi pagani e cristiani insieme con cerimonie come il toccante matrimonio degli alberi che si celebra ogni anno, in occasione della festa di sant’Antonio di Padova a Castelsaraceno, in Basilicata: su un maturo tronco di faggio viene sistemata e congiunta con un anello di ferro una chioma di pino (ma gli alberi possono variare secondo gli anni). Si trasforma poi questo nuovo albero in «albero della cuccagna», a testimoniare visibilmente come esso sia il simbolo di quello cosmico che nutre l’universo.

Il prato della Grande Madre

Anche il prato fiorito di primavera evocò simboli e miti come luogo della Grande Madre, chiamata nella Grecia arcaica Core: colei che doveva essere la divinità del prato fiorito mediterraneo prima di diventare Persefone, la «figlia di Demetra».

Nell’antichità, le donne si recavano in primavera nei prati per raccogliere i fiori da portare in offerta a Era, un’altra epifania della Grande Madre, in un tempio di Argo dov’era onorata come Antheia, «la dea dei fiori». Il culto si diffuse in tutti i suoi santuari, come quello alla foce del Sele, dove gli incensieri, a forma di calice floreale emergente da un volto femminile, o le antefisse templari, testimoniano dello stretto legame fra l’essere femminile e il fiore.

Alle divinità dei fiori, da Core a Era, da Afrodite a Demetra, erano dedicate anche feste come le Anthesfória che, da quanto riferisce Polluce, prevedevano, oltre alla raccolta di fiori (anthologìa, da cui «antologia» o florilegio, che nella nostra lingua ha assunto il significato di «raccolta di composizioni, di testi scelti») e alla loro offerta, l’esecuzione di una nenia liturgica eseguita con flauti. Quella liturgia venerava la manifestazione dell’energia divina nelle sembianze della Grande Madre che informava la vegetazione. Per questo motivo, come spiegava Ateneo, chi si cingeva di fiori recandosi ai sacrifici era gradito agli dèi.

Il fiorire del prato segnava anche, nei calendari greco e romano, la stagione in cui i morti uscivano dalla terra, come testimoniano le feste delle Antesterie, all’inizio del mese di Anthesterión, verso l’incipiente primavera, durante le quali una giornata era dedicata ai defunti cui si portavano offerte di cibo e acqua, così esprimendo la credenza di un loro ritorno fra i vivi. […]

 

ALFREDO CATTABIANI

Dall’Introduzione

 

Dettagli

Autore: Alfredo Cattabiani

Editore: Mondadori

Pagine: 786 p., Brossura

EAN: 9788804671220

Prezzo: 21 euro

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