Orsomarso agli inizi del ‘900

 

II 23 marzo 2013 il blog Orsomarso Blues pubblica una foto degli inizi del ‘900 che riprendeva l’abitato di Orsomarso da nord, un po’ più in alto del luogo in cui si trovano la chiesetta di San Leonardo e il sottostante mulino ad acqua. La foto mostra un paese fatto ancora prevalentemente di case basse, molte delle quali dipinte di bianco o, se grigie, con i contorni bianchi delle aperture (porte, finestre e balconi). In mezzo a queste, troneggia la facciata nord della chiesa del Santissimo Salvatore sormontata, a sua volta, dall’elegante campanile, impostato su una base quadrata, che diventa ottagonale nella sua fascia intermedia e tondo nella parte terminale, sormontata da una copertura a cono.

Esaminando attentamente l’immagine, davanti alla chiesa a destra della sua porta laterale (non ancora sormontata dall’edicola contenente la piccola statua di Sant’Anna con la Madonna fanciulla, di autore ignoto, realizzata nel 1955) un gruppetto di case, esattamente lì dove oggi tre possenti archi sorreggono la via Roma, la strada che, dalla piazzetta, sale verso il Palazzotto e la chiesa di Santa Sofia.

Benché la foto non appaia molto nitida, è evidente che si tratti di case. Le loro fattezze fanno pensare a costruzioni antecedenti a quella della stessa chiesa alla quale sembrano addossate. Al di sotto, si staglia un antico antemurale, alla cui base sopravvive intatto un grande arco a tutto sesto. È un robusto contrafforte murario, in parte crollato, la cui imponente apertura basale, dà la netta impressione di essere stata costruita per reggere le costruzioni che un tempo dominavano la rupe, nel fondo della quale scorre il fiume Porta la Terra, il che porta a pensare che quelle costruzioni siano i resti di alcune delle antiche strutture cenobitiche utilizzate dai primi monaci insediati ad Orsomarso. Il tutto, in maniera non molto dissimile da quanto oggi è possibile osservare sul lato ovest, al di sotto della facciata principale dell’attuale chiesa del Santissimo Salvatore, altra area del paese fortemente indiziata della presenza dei primitivi cenobi del Mercurion.

La Chiesa del Santissimo Salvatore

Per l’interpretazione delle vicende architettoniche del Santissimo Salvatore, un buon punto di partenza si trova in un interessante articolo comparso nel 1926 nella rivista «Brutium», intitolato Opere d’arte a Orsomarso di Salvatore Marino Mazzara.

L’autore, nella prima parte dello scritto, descrive le opere artistiche contenute nella chiesa, che definisce settecentesca, del Santissimo Salvatore. Racconta che nel pianterreno del campanile è possibile scorgere dei muri antichi e scuri, illuminati solo da una graziosa finestrella romanica, ad arco a tutto sesto, ma con intradosso a sguancio. Unici resti di una chiesa, che indica come «abbaziale» e che un tempo, con molta probabilità, costituiva la «pieve di Orsomarso».

Sul concetto di «abbaziale» e di «pieve» torneremo più avanti. Intanto consideriamo che Mazzara è indotto a questa considerazione dall’apparizione di una «visione di bellezza» che vede nel frammento architettonico di un portale romanico di pietra scolpita, che abbellisce la porta di ingresso della sacrestia, la quale è sovrastata da una piccola tettoia, una sorta di bussola sorretta sulla sinistra da una colonnina tortile sormontata da un capitello recante una decorazione di fogliame stilizzato (forse di origine bizantina), mentre nell’architrave compaiono una fascetta a punte di diamante e delle modanature resecate.

Altri significativi frammenti dello stesso portale romanico, rinvenuti nel campanile, furono subito elencati dal Mazzara, a beneficio d’inventario, «insieme con tutte le altre reliquie antiche d’Orsomarso».

Mazzara descrive anche il campanile che, dalle fattezze per niente barocche, sorge accanto all’abside poliforme della chiesa. Spicca verso l’alto ergendosi dall’ambiente a pianta quadrata, illuminato dalla graziosa finestrella romanica che, divisa a metà da una barra di ferro, guarda dall’alto il tronco di colonna proveniente dall’antica città lucana di Laos, creando un angolo ricco di elementi artistici che concorrono a ricordare il lungo passato di questa regione. La colonna litica rimanda alla prima ellenizzazione, quella classica, delle fondazioni greche, mentre la monofora ricorda la seconda ellenizzatone, quella bizantina dell’Eparchia monastica del Mercurion. La suggestività dell’angolo tra la torre campanaria e l’abside era completata, un tempo, dalla raffigurazione pittorica di un gigantesco San Cristoforo sostenente sul dorso il Redentore Bambino, affrescato poco sopra l’arco della finestrella a coprire tutta la parete rettangolare della prima sezione del campanile, ancora visibile a Mazzara, che lo raffigura in un suo disegno. Questo affresco può essere messo in relazione, come elemento di una memoria storica collettiva, con la presenza in loco di san Cristoforo da Collesano (padre di Saba e Macario) e dell’abate Cristoforo che, proveniente dal monte Mula, fondò unitamente a san Leoluca di Corleone, prima un monastero al Mercurion e, poi, uno nei pressi di Avena di Papasidero. Mazzara attribuì la paternità di quell’affresco al pittore orsomarsese Giovanni Battista Colimodio.

GIOVANNI RUSSO

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