Leggenda Sioux – LA CIVETTA E IL GIOVANE GUERRIERO

 

 

Era l’imbrunire e le ombre del bosco si facevano violette. Un giovane guerriero Sioux si aggirava solitario nei pressi della tenda che aveva piantato al riparo di un fitto cespuglio, perché non venisse avvistata. Era partito dal suo villaggio alla testa di un piccolo manipolo di esploratori, per spiare una tribù nemica che stava preparando un attacco a tradimento. Per avere maggior libertà di azione, aveva lasciato l’accampamento dei suoi e da tre giorni si muoveva da solo.

Accese un fuoco all’interno della tenda e vi arrostì un pollo selvatico che aveva colpito con la sua infallibile freccia durante la perlustrazione dei dintorni, quindi si dissetò da un recipiente di pelle pieno d’acqua. Quando fu sazio, tese i tendini dell’arco e preparò delle nuove frecce, in attesa che sorgesse la luna: solo allora si sarebbe rimesso in cammino.

Mentre affilava la punta di una freccia, udì improvvisamente il verso lugubre e solenne di Hinhan Win, la Civetta:

– Wuh, wuh, wuh!

II guerriero, che pur essendo assai coraggioso temeva molto gli spiriti, sobbalzò per lo spavento, così che la punta della freccia gli scivolò tra le mani, andando a cadere nel recipiente d’acqua che gli stava davanti. Si chinò a raccoglierla e, nello specchio dell’acqua, vide nitidamente riflesso il volto di un nemico che lo stava spiando attraverso un’apertura nella parte superiore della tenda, praticata per far uscire il fumo.

Il giovane Sioux rimase immobile, fingendo di non essersi accorto di nulla. Poi, improvvisamente, si voltò con la velocità del fulmine, afferrò l’arco e scagliò una freccia che colpì mortalmente il suo nemico.

Quando tornò all’accampamento, venne accolto con grande tripudio: aveva “contato il suo primo colpo”, come dicono i Sioux di chi, per la prima volta, mette a segno un’impresa ardimentosa.

La pattuglia tornò al villaggio, dove venne organizzata una grande festa. Il capotribù sistemò tra i capelli del giovane guerriero una penna d’aquila e disse:

– Questa penna simboleggia il tuo primo colpo. Credo che sarai degno di portarne molte altre, pari al numero dei colpi che metterai a segno nella tua vita.

Il ragazzo ringraziò con un secco cenno della testa, felice ma attento – come sono soliti fare gli indiani – a non dimostrare eccessivamente le proprie emozioni. Si alzò e andò a sedersi accanto allo stregone.

– Tu che porti la saggezza, parlami di Hinah Win – gli chiese. – Ella mi ha salvato la vita.

– La civetta è un’esploratrice, un uccello intelligente. Se una civetta ti dà un avvertimento, ascoltala – disse il vecchio. – E, se è addirittura Hinhan Win a lanciare il suo richiamo, è molto meglio prestarle la massima attenzione.

– Da dove viene, Hinah Win? – domandò ancora il giovane guerriero.

– Hinah Win è la donna-civetta, se ne sta appollaiata al centro di quella strada di stelle che sta in mezzo al cielo, quella che noi chiamiamo Ta-canka e i visi pallidi chiamano Via Lattea. – Se l’anima di un morto vuole raggiungere i beati pascoli, deve poter passare per quella strada, ma non sempre Hinah Win lo consente.

– Perché?

– La civetta controlla se porti i segni che noi ci tatuiamo sulle mani e sui polsi: questi piccoli puntini blu, vedi? In caso contrario, non esita a precipitare la tua anima giù dalla Via Lattea. Questi tatuaggi sono il viatico degli Indiani per il Mondo degli Spiriti, ed è per questo che ogni bambino viene segnato. Il tuo tatuaggio è chiaro e, a guardarlo bene, ricorda Hinhan Win. Da oggi, ragazzo, ti chiamerai “Colui-che-èstato-scelto-dalla-Civetta.”

 

DANIELA PADOAN

In “MITI E LEGGENDE DEI POPOLI DEL MONDO” – Sansoni

Foto: RETE

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