ETRUSCHI – Le pratiche funerarie

Tomba_dei_Leopardi -_Tarquinia

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Incinerazione e inumazione

Nel cosiddetto periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) si praticò prevalentemente, in Etruria, la incinerazione dei defunti. Il rito comportava prima di tutto la cremazione del corpo. Quindi le ceneri venivano raccolte dentro un vaso biconico, costituito cioè da due coni contrapposti uniti per le basi. Il cinerario biconico era generalmente decorato con motivi geometrici; era dotato di una sola ansa, e quando ne aveva due, una di queste veniva spezzata durante il rito.

Urna_cineraria_biconica_da_Chiusi_IX.VII sec. a. C.

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Alla bocca del vaso veniva posta solitamente una ciotola oppure, se il defunto era un guerriero, la copertura era rappresentata da un elmo. Il vaso cinerario era collocato insieme con il corredo funebre, composto dagli oggetti più cari al defunto, all’interno di un pozzetto scavato nel terreno, le cui pareti erano spesso ricoperte di pietra; una lastra di pietra chiudeva il sepolcro: la sua funzione era anche quella di costringere l’anima del defunto all’interno della tomba e impedirgli di ritornare nel regno dei vivi.

Tarquinia.-Museo-Etrusco.-Urna-cineraria-villanoviana

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Le ceneri potevano essere conservate anche dentro un contenitore in terracotta a forma di capanna, quasi a voler ricostruire per il defunto una dimora per l’Aldilà simile a quella che aveva conosciuto nel corso della vita terrena. La comparsa di queste «urne a capanna» – usate in ambito etrusco sia per gli uomini che per le donne – è probabilmente indizio di un’iniziale differenziazione sociale, apparendo pertinenti a persone dotate di ruoli particolari nella società.

L’uso dell’incinerazione era particolarmente diffuso nell’Etruria settentrionale e continuò per tutta l’età ellenistica (IV-II secolo). Ma a partire dall’VIII secolo a.C. guadagnò sempre più terreno la pratica dell’inumazione dei defunti, rito diffuso soprattutto nell’Etruria meridionale. L’inumazione prevedeva la deposizione del defunto in una semplice fossa oppure sopra un letto funebre o ali ‘interno di un sarcofago, collocati in una tomba costruita o scavata nella roccia.

Corredi funerari

II momento della morte segnava, nella concezione degli Etruschi, il brusco e irreversibile passaggio da un mondo a un altro mondo che per molti versi si richiamava a quello dei viventi. Il momento stesso del passaggio veniva sottolineato con una serie di rituali e cerimonie – che conosciamo attraverso la tradizione romana, a cominciare dalle Leggi delle XII Tavole (metà del V secolo a.C.) – che prevedevano fra l’altro l’esposizione della salma, il compianto pubblico, le lamentazioni di donne appositamente assoldate (preficae), il corteo funebre e il banchetto presso il luogo di sepoltura, dove il defunto veniva portato sopra un carro.

Tomba etrusca in Corsica IV sec. a.C. – Questi resti appartenevano a una lei. Di sicuro, non una qualunque… Tanto per cominciare la donna indossava un paio di orecchini d’oro e due anelli in rame e oro. Era inoltre circondata da una quarantina di recipienti di ceramica pregiata.

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Anche nell’altra vita il morto aveva bisogno «egli oggetti della vita quotidiana, compresi abiti, ornamenti e una scorta di derrate alimentari. In epoca più antica tali oggetti connotavano generalmente l’uomo come guerriero (con la deposizione nella tomba delle armi) e la donna come responsabile delle attività domestiche (con la deposizione degli strumenti per filare e tessere). In un periodo più avanzato, quando i gruppi all’interno della società cominciarono ad articolarsi in classi sociali sempre meglio differenziate, ovviamente tale articolazione trovò espressione anche nella composizione dei corredi funerari, che in alcuni casi si arricchirono con oggetti molto preziosi – in bronzo, ferro, addirittura in oro, ambra, ceramiche pregiate – fino a diventare veramente principeschi.

È proprio la ricchezza di questi corredi che ha attirato l’attenzione sulle tombe degli Etruschi, accendendo la passione di collezionisti anche privati e la sete di guadagno di tombaroli a caccia di reperti veri e falsi.

Le classi sociali meno elevate, chiaramente, non avevano la possibilità di destinare tante risorse al corredo per i propri morti; sul loro conto siamo pertanto scarsamente informati. In alcuni casi si è potuto ipotizzare che le sepolture praticamente prive di corredo, rinvenute nei pressi di grandi tombe a tumulo, fossero pertinenti a gruppi subalterni in qualche maniera in rapporto (forse in qualità di clienti) con le gentes aristocratiche.

Cerveteri_Necropoli_Banditaccia_Tumulo

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Città dei morti

A partire dalla fine dell’VIII secolo a.C., quando si avvia la fase di maggiore splendore della civiltà etrusca, gli aggregati di tombe, le necropoli, diventano vere e proprie «città dei morti», le cui abitazioni sono costituite da imponenti tombe a camera, che rimarranno – fino alla definitiva romanizzazione – uno dei segni distintivi dell’aristocrazia etrusca. Le tombe venivano decorate a imitazione delle dimore terrene e ospitavano, nella camera principale, il capostipite della gens conla moglie e forse i figli che non avevano raggiunto l’età adulta (deposti in stanze laterali). Intorno a questa sepoltura si affollavano quelle dei discendenti, costituendo dei gruppi che riproducevano in sostanza l’articolazione gentilizia: in alcuni casi gli archeologi sono stati in grado di ricostruire genealogie estese per un arco di circa 250 anni.

Fino al V secolo a.C. le tombe erano rese ancora più monumentali dalla costruzione di grandi tumuli, la cui maestosità era un segno evidente della potenza e del rango delle famiglie principesche.

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Da “Storia delle Religioni” – La Biblioteca di Repubblica

FOTO: Rete

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