Lucani e Brettii prima del contatto con Roma

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I Lucani, intorno al 330 a.C., sono protagonisti di una radicale riorganizzazione dei loro insediamenti che, in diversi cantoni del vasto territorio occupato, adottano la forma urbana e assumono caratteri urbanistici ed istituzionali di tipo greco. È probabile che tale processo sia stato favorito, se non determinato, dagli eventi che accompagnano la spedizione in Italia di Alessandro il Molosso, in seguito ai quali i Lucani, ma anche i Brettii, assumono un ruolo di notevole rilevanza politica, come importanti interlocutori di Tarantini e Romani.

A Laos si assiste alla rifondazione della città in un sito collinare, difeso da una possente cinta muraria e caratterizzato da un ambizioso impianto urbano regolare di “tipo ippodameo“, dotato di una zecca pubblica. La riorganizzazione urbana, databile al 330 a.C. ca., avviene in concomitanza col seppellimento di una coppia di aristocratici entro una tomba a camera: un capo guerriero, con la sua splendida panoplia, e la sua sposa, accompagnati da un ricchissimo corredo di circa 100 oggetti; all’interno è stata recuperata anche una laminetta di piombo iscritta (defixio), fatta scivolare nella sepoltura prima della sua chiusura da una mano furtiva, contenente le maledizioni rivolte al defunto da numerosi esponenti della classe dirigente della città, che si definiscono mèddices (il meddix è la suprema magistratura delle comunità italiche), e dalle loro mogli. È stato messo opportunamente in risalto il fatto che la sepoltura principesca rifletta una mentalità aristocratica di tipo ancora arcaico, che le maledizioni dei mèddices e la contemporanea riorganizzazione di tipo isonomico della città lasciano intendere sia entrata in crisi proprio negli anni della spedizione del Molosso. Né si può escludere che gli ordinamenti democratici che Strabone attribuisce ai Lucani si siano affermati proprio in questo periodo.

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Laos, ma anche altri abitati lucani come Blanda (sul Palecastro di Tortora), Roccagloriosa e i numerosi centri fortificati dell’interno, mostrano, in questo stesso torno di tempo, evidenti segni di riorganizzazione urbanistica ed istituzionale modellati sulle poleis greche. A Serra di Vaglio, dove l’organizzazione urbana del sito risale già al V sec. a.C., se non ancora prima, insieme alla ristrutturazione dell’abitato, intorno al 330 a.C., viene edificata una grandiosa cinta muraria con resti dell’iscrizione dedicatoria, in greco, da parte di un magistrato di nome Nymmelos. Nello stesso tempo, in località Macchia di Rossano, sorge un santuario dedicato alla dea salutare Mefitis, definita Utiana, dal quale proviene una ricca serie di iscrizioni in osco di carattere religioso e politico-istituzionale che suggeriscono trattarsi di un vero e proprio luogo di culto confederale, quali se ne conoscono in altri cantoni della Lucania, tra cui quello di Serra Lustrante di Armento, dove sono stati rinvenuti il Satiro di bronzo e la celebre corona d’oro di Critonio al Museo di Monaco, finissimi ex voto di produzione tarantina.

Dati analoghi provengono dai principali abitati dei Brettii, come  Castiglione di Paludi, Petelia, Temesa, Terina, Tiriolo. Castiglione di Paludi è il meglio noto e mostra l’acquisizione dei modelli greci che si esplicita nella regolarità dell’impianto urbano, all’interno del quale trova posto anche un edificio di tipo teatrale, scavato nella roccia, probabilmente utilizzato quale luogo di riunione dell’assemblea (ekklesiastèrion], ad imitazione di analoghi edifici delle città achee di VI-V sec. a.C. (Metaponto, Poseidonia), e nella presenza di una poderosa cerchia di fortificazioni dotata di torri semicircolari e di una grande porta. Emblematico delle modalità con le quali avviene questa riorganizzazione in area brettia è Tiriolo, al centro dell’istmo Lamezia-Squillace, dalla cui acropoli si possono controllare a vista sia la costa ionica che quella tirrenica. Qui, ad una prima fase di abitazioni in gruppi sparsi (della prima metà del IV sec. a.C.), sul modello di Roccagloriosa, succede una riorganizzazione urbanistica che vede la fusione dei diversi nuclei precedenti attraverso l’apertura di lunghe strade basolate e la realizzazione di importanti opere di terrazzamento (fine IV-prima metà III sec. a.C.).

Poco si può dire dell’ordinamento sociale dei Brettii, se non che è certamente presente, almeno nel terzo quarto del IV sec. a.C., una ristretta aristocrazia allineata al modello ideologico lucano, assai ben documentata dalle tombe di Strongoli e Cariati, attribuibili a principi guerrieri, in qualche modo analoghe a quella coeva di Laos.

Tra i Lucani e i Brettii si notano anche significativi cambiamenti nelle modalità di occupazione delle campagne dall’ultimo terzo del IV sec. a.C. che trovano riscontro anche nelle poleis greche e che, quindi, sottintendono l’avvenuto compimento di processi di riorganizzazione dei corpi civici. Accanto alla sparizione o alla significativa diminuzione degli indicatori archeologici di forti squilibri sociali, quali le tombe emergenti o i complessi residenziali principeschi, si assiste ovunque all’adozione di impianti urbani di tipo regolare, ad una certa uniformità degli spazi abitativi e dei corredi funerari e, soprattutto, ad una fitta parcellizzazione del territorio coltivato, punteggiato da una notevole quantità di insediamenti rurali, le c.d. fattorie, che tra la fine del IV e i primi decenni del III sec. a.C. caratterizzano i paesaggi rurali delle chòrai delle poleis coloniali come delle città indigene. Se ne deduce che al posto dei pochi, ricchissimi proprietari terrieri della fase precedente, la terra è ora distribuita ad un numero molto maggiore di piccoli proprietari liberi che vi risiedono stabilmente. Dietro a questi fenomeni non si può non cogliere l’eco di analoghe riforme che hanno investito, intorno alla metà del IV sec. a.C., anche le società centro-italiche, attraverso la conquista da parte della plebe di un ruolo paritetico rispetto ai patrizi, ben documentata a Roma dalle Leggi Licinie-Sestie del 367 a.C. In seguito a queste riforme, che sottintendono anche cambiamenti negli ordinamenti militari e che presuppongono l’allargamento della platea dei cittadini-soldati in grado di procacciarsi e mantenersi l’armamento, frutto dell’esigenza di schierare eserciti più numerosi e più compatti rispetto al passato, aumenta anche la visibilità archeologica degli esponenti, sempre più numerosi, di un ceto che possiamo definire intermedio.

Da “Sicilia e Magna Grecia”, di F. La Torre – Laterza

Foto: Rete

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