Teseo: un parricida che uccide il figlio

“Teseo liberatore” – Casa di Gavius Rufus, Pompei – Museo archeologico di Napoli

Abbandonata Arianna a Nasso, Teseo aveva fatto rotta verso Atene, dove lo attendeva suo padre Egeo. Al momento della partenza questi gli aveva consegnato due giochi di vele, uno nero e uno bianco. Quello nero sarebbe servito per il viaggio verso Creta, quello bianco doveva essere issato al ritorno, se l’impresa aveva avuto successo: vedendo le vele bianche, da lontano, Egeo avrebbe saputo della salvezza del figlio e della liberazione della città. Ma Teseo dimenticò di cambiare le vele, ed Egeo, che scrutava l’orizzonte in attesa del suo ritorno, disperato si gettò nel mare che oggi chiamiamo con il suo nome. Teseo prese il suo posto e diventò il nuovo re di Atene.

Tutto procedette per il meglio, sino a quando, avendo deciso di prendere moglie, Teseo sposò Fedra, la sorella di Arianna. Un matrimonio inizialmente felice ma destinato a concludersi nel peggiore dei modi.

Con Teseo e Fedra andò infatti a vivere il giovane, bellissimo Ippolito, che Teseo aveva avuto da una precedente relazione con l’amazzone Antiope. Fedra, sino a quel momento moglie e madre modello, se ne innamorò. Ma la colpa non era sua. A infondere in lei quell’amore proibito era stata Afrodite, che voleva così vendicarsi di Ippolito: fedele della dea vergine Artemide, il giovane rifiutava infatti sprezzantemente l’amore e le nozze.

Così ha inizio la storia di Fedra, raccontata da Euripide nell’Ippolito: cercando in ogni modo di combattere quel sentimento che non è in grado di controllare, Fedra, pur di non cedere alla passione, si sta lasciando morire. La nutrice, credendo di aiutarla, svela a Ippolito il suo segreto e questi, inorridito, si lancia in una terribile, celebre invettiva contro le donne. Per Fedra è la fine: la voce del suo sentimento potrebbe spargersi, la sua fama di donna onesta potrebbe essere messa in dubbio. Non le resta che il suicidio. Ma prima di attuare il progetto impiccandosi scrive su un biglietto che lega al polso una terribile accusa: Ippolito ha approfittato di lei, l’ha sedotta.

Parco Archeologico di Paphos. Casa di Dioniso: Ippolito rifiuta la sua matrigna Fedra.

La reazione di Teseo, alla scoperta del cadavere della moglie, è terribile. Accecato dall’odio per il figlio sino a quel momento teneramente amato, chiede a Poseidone, suo protettore, di esaudire uno dei tre desideri che un tempo gli aveva concesso di formulare: vuole che Ippolito non veda la luce di un altro giorno. E alla preghiera aggiunge una minaccia: “Lo bandirò da questa terra. Di due sorti una almeno lo colpirà: o Poseidone, accogliendo la mia maledizione, lo manderà morto alla dimora dell’Ade, ovvero bandito da questa terra sopporterà una dolorosa esistenza, errando in paese straniero” (w. 883-899).

Sono sanzioni terribili, quelle alle quali pensa Teseo, e Ippolito le subisce entrambe. Prima quella paterna, che lo obbliga a prendere la via dell’esilio, e subito dopo quella divina: mentre il carro che lo porta in esilio costeggia il mare, dalle onde esce un toro inviato da Poseidone che imbizzarrisce i cavalli e Ippolito muore schiacciato dalle rovine del carro, sbattuto contro le rocce. […]

Teseo: un parricida che uccide il figlio

È un personaggio molto interessante, Teseo, per capire la complessità dei rapporti padre-figlio, che la sua storia consente di seguire nel corso di tre generazioni e da un duplice punto di vista: quello del figlio, nel rapporto con Egeo, e quello del padre, nel rapporto con Ippolito.

Nella veste di figlio, la sua immagine suscita infatti serie perplessità: anche se involontariamente, egli causa la morte del padre. Usando una terminologia moderna, potremmo dire che commette un parricidio colposo, vale a dire causato, nella specie, da un’imperdonabile negligenza: c’è una buona dose di trascuratezza, per non dire di peggio, nella sua dimenticanza di cambiare le vele.

A ben vedere, come è stato giustamente notato, la storia di Teseo contiene sin dall’inizio tutte le ambiguità del rapporto padre-figlio: un figlio naturale che, dopo aver difeso l’onore familiare (e salvato la patria) uccidendo il Minotauro, suscita preoccupazioni e timori per ragioni dinastiche: dapprima in Medea, che come abbiamo visto cerca di avvelenarlo per evitare che, se riconosciuto dal padre, sia lui a ereditare il trono (e non il figlio che lei ha dato a Egeo). Quindi anche nel padre, che in un primo tempo – temendo che possa essere un pericolo per la sua sopravvivenza fisica e per quella della sua dinastia – condivide il piano omicida di Medea. E al termine della vicenda Teseo compie effettivamente due parricidi: quello reale, causato dalla sua colpevole dimenticanza, e quello metaforico realizzato assumendo la carica di capo dell‘oikos e del regno del padre. Ma Teseo è anche il padre che, per gelosia sessuale – sia pure, per errore -, credendo a una falsa accusa, provoca volontariamente la morte del figlio.

Per chi cerca di orientarsi nelle difficoltà del rapporto tra generazioni, Teseo è veramente uno dei personaggi tragici più interessanti e significativi.

 

EVA CANTARELLA

Da “Non sei più mio padre”, di E. Cantarella  –  Feltrinelli

Foto: Rete

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close