TRA LA PERDUTA GENTE – Lettera dell’arciprete a Zanotti Bianco

 

La raccolta di scritti di Zanotti Bianco costituisce non solo  una testimonianza diretta e sofferta della condizione tremenda in cui la gente del Sud versava in un tempo non lontano, nel quale l’Italia già conosceva gli effetti del progresso economico e civile, ma anche una sorta di riepilogo della stagione più fervida della sua vita. Pagine nate tra cronaca e memoria, tra esistenza e storia, nelle quali figure, voci ed episodi danno corpo a una scrittura appassionata e coinvolgente. Figura elevata di mazziniano permeato di spirito religioso, scelse e percorse, con esemplare coerenza, l’impervio sentiero della lotta per i più deboli e perseguitati, convinto com’era della ricchezza dell’humus «di questa terra aspra e dolcissima, arida e lussureggiante, straziata e pur sempre rinnovata”  (Quarta di copertina)

Africo, 1928

 

Non era la prima volta che salivo a quel passo per recarmi a Roghudi, ad Africo: che traversavo le fantastiche marne che dal Jonio gli fanno corona, che rivivevo il senso di irrimediabile rovina della strada incompiuta di Bova. Pochi anni dopo la guerra avevo ricevuto dall’arciprete di Africo, un cappuccino al quale la nostra Associazione per il Mezzogiorno aveva affidato una scuola serale per adulti analfabeti, questa lettera, che per quanto enfatica, mi aveva colpito per il desiderio di azione che rivelava.

“In questi venti mesi niente ho avuto da invidiare ai nostri missionari della Somalia, Eritrea ed Australia. Da parecchio non si battezzano i bambini, i moribondi con la disperazione dell’infedele, i morti portati come semplici carogne al cosi detto Cimitero, affidato alle pecore e ai maiali! La Chiesa quasi diruta, aperta senza finestre piena di buchi… piena di fango… in balia degli animali!… ed oh, cosa orrenda! le Sacre Specie le trovai senza lampada, sopra un altare lurido ed infracidito, in una cassetta rozza di latta da petrolio!… senza essere neppure foderata da carta! nere infracidile, piene di vermi!…

Il popolo degradato all’eccesso non conosceva pudore!… uniti senza matrimonio ecclesiastico, spesso senza civile… uso bestie! Vivono in vere tane di circa 8 o 10 metri quadrati di area, albergano e dormono quasi insieme, i genitori, i figli, il maiale, delle pecore, delle galline ed altre bestioline innominabili!…

L’igiene, com’è immaginabile, non la conobbero mai. Luridi alla faccia ed alle estremità, nelle vesti o stracci penzolanti sulle carni, non potendo sedersi in casa, priva di sedie e di spazio, si vedono accantucciati per le viuzze del paese, piene di fango. Per conseguenza, le malattie invadono e soggiornano senza tregua. I poveri infelici, per giunta, son senza medico e senza medicine. Non si trova pane, la miseria regna sovrana. Il popolo si ciba di pane (cosi detto) impastato alla peggio di farina di lenticchie nere, di cicerchie, di avena, d’orzo, di granone e segala. Ogni alimento che si possa trovare, costa un terzo, la metà ed anche più del prezzo dei piccoli centri vicini alle ferrovie.

Un popolo cosi abbandonato e soprattutto degenerato senza alcuna istruzione religiosa e civile, non poteva tollerare la presenza del sacerdote, buono, cattolico. Tollerò solo un sacerdote ribelle, che ammazzò la sorella; con una famiglia attorno di donna e figli!… sospeso a Divinis dalla Santa Sede Apostolica… E, per lui, non ebbe reticenze ad assalire con minacce e clamori lo zelantissimo Vescovo, che, non appena preso possesso della Diocesi, senza paventare pericoli li visitava, con pieno cuore, a redimerli, ad avvalorarli!

Povero Vescovo, dopo mezz’ora d’insulti, doveva tornarsene, pienamente amareggiato, alla sua residenza in attesa di occasioni più opportune ad attrarre i disgraziati all’Ovile di Gesù Cristo.

In questi mesi molto si è fatto, ma molto di più resta ancora da farsi… I bambinelli e le bambinelle restano ancora a languire per le vie. I giovani cresciuti tra le selve, restano ancora ignoranti. Molte coppie debbono sposare colla Chiesa. L’unica chiesa esistente minaccia rovina. E quel che più ammonta, io sono stato già licenziato dalla casa che abito (non sappiamo per quale causa) ed in paese non se ne trovano altre.

Col primo giorno di maggio dovrò sloggiare irremissibilmente. Come fare? Qui, evidentemente, chiederli al popolo, sarebbe pazzia anche il pensarlo, i beni parrocchiali li trovai legati fino al 1927 (per questo ho dovuto piantare una causa al Tribunale. Mi rivolsi al Governo, e questi fece il sordo).

Oh, se codesta benemerita Associazione mi potesse e volesse coadiuvare in una impresa cosi ardua, così cristianissima ed italianissima!…

Specie per la costruzione del padiglione dell’asilo!”.

 

UMBERTO ZANOTTI BIANCO

In “Tra la perduta gente” – Rubbettino

Foto: RETE

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