Santi del mio paese

 

Ce ne sono di chiese e di chiesuole,

al mio paese, quante se ne vuole!

E santi che dai loro tabernacoli

son sempre fuori a compiere miracoli.

Santi alla buona, santi famigliari,

non stanno inoperosi sugli altari.

E chi ha cara la subbia, chi la pialla,

chi guarda il focolare e chi la stalla,

chi col maltempo, di prima mattina,

comanda ai venti, alla pioggia, alla brina,

chi, fra cotanti e così vari stati,

ha cura dei mariti disgraziati.

Io non so se di me qualcuno ha cura,

che nacqui all’ombra delle antiche mura.

Vien San Martino che piove e c’è il sole,

vedi le vecchie che fanno all’amore.

Rustico è San Martin, prospero, antico,

e dell’invidia natural nemico.

Caccia di dosso il malocchio al bambino,

dà salute e abbondanza San Martino.

Sol che lo nomini porta fortuna

e fa che abbiamo sempre buona luna.

Volgasi a lui , chi vuol vita beata,

in ogni istante della sua giornata.

Vien Sant’Antonio, ammazzano il maiale.

Col solicello è entrato carnevale.

L’uomo è nel sacco, il sorcio al pignattino,

corron gli asini il palio e brilla il vino.

Viene, dopo il gran porcaro,

San Giuseppe frittellaro,

San Pancrazio suppliziato,

San Giovanni Decollato.

E San Marco a venire non si sforza,

che fece nascer le ciliege a forza.

E San Francesco, giullare di Dio,

è pure un santo del paese mio.

Ce ne sono di santi al mio paese

per cui si fanno feste, onori e spese!

Hanno tutti un lumino e ognuno ha un giorno

di gloria, con il popolino intorno.

 

Di Vincenzo Cardarelli

 

Nella foto la processione di Santa Lucia al Palazzotto nel 1961

 

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