DUE ITALIE, due razze. Parola di Niceforo

 

“Alfredo Niceforo (Castiglione di Sicilia, 23 gennaio 1876 – Roma, 10 marzo 1960) è stato un criminologo e antropologo italiano di scuola lombrosiana.[…]

In “L’Italia barbara contemporanea” (1898), Alfredo Niceforo pubblicò l’abbozzo di una fisiologia dell’Italia meridionale, sostenendo con la verità dei fatti, quindi in contrasto con qualsiasi spiritualismo o misticismo, l’esistenza in Sardegna, Sicilia e nel Mezzogiorno di tre popoli primitivi, portatori di una civiltà barbara diversa da quella settentrionale.”

Il libro di Niceforo può considerarsi il manifesto di una cultura positivista che negli anni successivi all’unificazione d’Italia (1860), cercava una risposta ai problemi di divario economico e culturale che l’unificazione lasciava drammaticamente insoluti. Al mito unitario risorgimentale dell’Italia “unita” si sostituivano i nascenti federalismi, al centro delle riflessioni teoriche di Niceforo. Questi, infatti, elaborò la teoria delle due diverse civiltà, una al Nord e un’altra al Sud, in base alla quale egli intendeva giustificare il suo progetto di ampio decentramento. (wikipedia.org)

 

L’Italia barbara contemporanea.

— Se voi entrate in una foresta, notate, accanto alle grandi e forti quercie che tendono le cime al cielo, tenui arbusti che, per mancanza di luce o di rugiada, sono rimasti piccoli, con i rami ancor teneri e quasi rachitici. Essi vegetano nell’ombra e cercano invano il sole; essi vedono appena, da lunge e a fatica, tra gli intrecci dei rami che fanno loro riparo, un angolo di cielo, e non possono manifestare con un rigoglio di verde, quella vita che il sole e la linfa concedono alle grandi quercie, ma che le tenebre e la malattia dei loro tessuti soffocano in essi.

La nostra Italia non è dissimile da quella foresta. Non tutte le parti che compongono il suo

molteplice e differenziato organismo progredirono di pari passo nel cammino della civiltà e del progresso; alcune,’ per fatalità di governi inetti o per tristi condizioni di altro genere, rimasero indietro, non potendo avanzare che a fatica, mentre le altre progredirono vivacemente. Il Mezzogiorno e le Isole si trovano nelle tristi condizioni di esser ancora con i sentimenti e gli usi, con la sostanza, se non con la forma, dei secoli passati ; sono quindi — relativamente alla civiltà più avanzata che noi troviamo nel settentrione d’Italia — paesi meno evoluti, meno civili. […]

Orbene, la società la quale si arresta nella sua evoluzione e mantiene forme, usi, sentimenti, del passato cristallizzato, mentre intorno ad essa le altre società evolvono ed acquistano forme, usi, sentimenti propri  alla più fresca civiltà, è — al confronto della società più civile e più evoluta — una società ” barbara”, nello stesso modo con cui oggi le basse ed infime stratificazioni sociali, le quali hanno una psicologia necessariamente meno evoluta — dato l’ambiente — di quella delle classi superiori, sono stratificazioni ” selvagge”.

Le due Italie.

— L’Italia è una, — ma politicamente soltanto, — perché essa ha, invece, una variegata colorazione morale: queste variazioni così staccate, così dissonanti tra loro, possono però riunirsi in due principali gruppi, in due principali toni che formano, nell’unico seno dell’Italia politica, due società ben diverse per grado di civiltà, per vita sociale, per colore morale: l’Italia del nord da una parte e l’Italia del sud dall’altra; due Italie ben dissimili tra loro, in una parola. E mentre una di queste due Italie, quella del nord, ci si presenta con la fisonomia di una civiltà maggiormente diffusa, più fresca e più moderna, l’altra Italia, quella del sud, ci si presenta con una struttura morale e sociale che rammenta tempi primitivi, e fors’anco quasi barbari, una struttura sociale propria alle civiltà inferiori, ornai oltrepassate dal fatale ciclo della moderna evoluzione sociale.

II fatto di una nazione la quale abbia, come oggi l’Italia, nel suo stesso seno due società a tipo di civiltà ben diverse, l’una più civile, e l’altra meno, — è fenomeno che si riscontra spesso in non poche nazioni. […]

Questo fenomeno, d’altra parte, può facilmente spiegarsi quando ben si guardi la storia e l’evoluzione sociale.

La società è una serie di stratificazioni storiche che si sono venute sovrapponendo ; le inferiori rappresentano i tempi barbari, le mediane i tempi e le civiltà semibarbare, e le moderne, le superiori, rappresentano i tempi e le civiltà recenti.

Ma questa sovrapposizione di sempre nuovi strati di civiltà non avviene ugualmente in tutti i punti della società, poiché vi sono zone che si arrestano e si atrofizzano ad un dato momento dell’evoluzione civile, e quando nei secoli seguenti, intorno a loro,- le nazioni sorelle fremeranno di palpiti e di ideali nuovi, esse, povere malate, avranno ancora le idee e le aspirazioni del passato. Accade nell’evoluzione della civiltà di una nazione ciò che accade nell’evoluzione organica : a un dato punto dello sviluppo embrionale di un animale, un organo si arresta nel periodo di accrescimento, mentre tutti i rimanenti organi continuano normalmente la loro vita; ugualmente nelle nazioni la civiltà evolve sì col succedersi dei momenti storici, ma in alcuni territori essa si arresta.

Ognuno degli strati di civiltà che vennero sovrapponendosi ha una speciale atmosfera morale che l’avviluppa, caratteristica del proprio momento storico e differente dai momenti antecedenti o susseguenti; ne deriva quindi che quel territorio che s’arrestò nella sua evoluzione sociale, conserva anche l’antico clima di morale e ne nasce conseguentemente un anacronismo perfetto, una vera persistenza di civiltà remota ed antica.

Così — scrive il Ray-Lankester — l’umanità presenta il fenomeno di strati sociali inferiori contemporanei a strati di civiltà già sviluppata, e nell’evoluzione sociale, che lo Spencer affermava parte dell’evoluzione generale, avvengono come nel mondo organico, arresti di sviluppo quindi degli atavismi sociali.In questo stato si trova oggi l’Italia. L’Italia del sud rappresenta — di fronte all’Italia del nord — un vero e proprio atavismo sociale. Essa è rimasta con gran parte delle idee, dei sentimenti della civiltà dei secoli passati.

Vi sono dunque due Italie dissimili tra loro nelle costumanze, nella civiltà, nella razza; esse sono saldamente legate tra loro dal vincolo della coscienza nazionale, e lo saranno sempre, ma portano impresse indelebilmente, nella loro fisionomia, la traccia di una vivace dissimiglianza fisica e morale.

ALFREDO NICEFORO

 

Da “ITALIANI DEL NORD E ITALIANI DEL SUD” di A. Niceforo – Bocca Editori 1901

Foto: Rete

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