SAFFO, ovvero dell’amore

Donna con tavolette cerate e stilo (cosiddetta “Saffo”) proveniente da Pompei, Particolare, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Che la letteratura greca sia letteratura maschile è cosa che non può minimamente sorprendere, dopo quanto si è visto sulla condizione delle donne e sulla loro incultura. Quel che sorprende se mai è il contrario, vale a dire la considerazione che, in un quadro sociale e culturale come quello greco, alcune donne siano riuscite a rompere il muro del silenzio, a esprimere nella poesia le loro sensazioni, le loro gioie e i loro dolori, e a esistere, a dispetto di tutto, come individui. Ma non a caso queste donne, queste pochissime donne, non vissero ad Atene, bensì in ambienti etnicamente, socialmente e culturalmente diversi.

Il caso di Saffo, l’unica donna cui la fama ha riservato un posto di primo piano nell’olimpo dei grandi, è non poco significativo, e sta chiaramente a mostrare che l’assenza delle donne nel panorama degli “intellettuali” non era certo dovuta alla loro incapacità, ma era l’inevitabile risultato di un’esclusione, che le condannava inesorabilmente al silenzio.

Figlia di Scamandronimo e di Cleis, Saffo nacque a Mitilene, nell’isola di Lesbo, intorno al 612 a.C. Di famiglia aristocratica (di suo fratello sappiamo che fu coppiere presso il pritaneo di Mitilene), andò sposa a un tal Cerchila, da cui ebbe una figlia di nome Cleis; e a Mitilene, ove trascorse gran parte della vita (tra il 604 e il 595 visse in Sicilia), fu a capo di una di quelle associazioni di giovani donne, chiamate tiasi, la cui diffusione, nelle città lungo le coste dell’Asia Minore (e, nella Grecia continentale, anche a Sparta), sta chiaramente a rivelare che le condizioni di vita delle donne, in queste città, erano molto diverse da quelle ateniesi.

Prescindiamo qui dal ben noto problema della omosessualità di Saffo, e più in generale dal problema dell’omosessualità femminile all’interno del tiaso[…]. Nei tiasì, le fanciulle aristocratiche ricevevano un’educazione che alle ateniesi, per quanto nobili, non veniva certamente impartita. Un’educazione “femminile” (rappresentata in particolare dalla musica, il canto e la danza), ma comunque una educazione raffinata, che contribuiva a formare la loro personalità e, soprattutto, dava loro gli strumenti per esprimerla. Non a caso, dunque, fu proprio a Mitilene, e non ad Atene, che una donna, Saffo, riuscì a dire quello che sentiva, e a dirlo in un modo che non solo non ha nulla da invidiare alla poesia maschile, ma supera in bellezza gran parte di questa.

Legata nell’ispirazione alla vita del tiaso, la poesia di Saffo canta rivalità e nostalgia, disperazione e dolcezza, tutti i sentimenti legati all’amore.

…ti prego,

Gongila, mostrati nella tua tunica

lattea: a te il Desiderio

vola intorno,

a te così bella. Codesta veste

mi smarrisce a vederla: e io ne godo

è l’invito a un’amica prediletta.

Tramontata è la luna

con le Pleiadi: è a mezzo

la notte e il tempo passa.

E io giaccio sola

è, invece, la vana attesa dell’amore, quell’amore destinato a finire quando una delle fanciulle deve partire per andare sposa:

Vorrei proprio essere morta.

Ed ella mi lasciava piangendo

molto e così mi diceva:

“Ahimè, come terribilmente soffriamo,

o Saffo: davvero contro il mio volere ti lascio”.

 

E io così le risposi:

“Parti e sii felice, e di me

ricordati: tu sai quanto ti ho voluto bene.

 

E se non sai, ma io voglio

ricordartelo, pur se hai obliato

quante cose dolci e belle godemmo;

 

molte corone di viole

e collane conserte di rose

e di aneto a me cingesti;

 

e molte ghirlande

intrecciate intorno al tenero collo

di fiori amabili composte,

 

e il bel corpo con essenza

molta di fiori copiosamente

ungesti, degna di una regina”.

Di nuovo l’amore nel fr. 47:

…Eros mi squassa l’anima

come vento che al monte su le querce si abbatte

o nel fr. 130:

Eros che scioglie le membra ancora mi squassa,

dolce amara invincibile fiera…

Sempre l’amore nella celeberrima ode ricordata dall’Anonimo Del Sublime, infinite volte imitata (tra l’altro da Catullo), certamente la poesia più famosa non solo di Saffo, ma di tutta la lirica greca: l’ode per un’amica che Saffo contempla mentre, dimentica di lei, parla con un uomo, forse destinato a divenire suo marito:

Sembrami essere simile agli dei

quell’uomo che a te di fronte

siede e ascolta te che parli

soavemente

 

e sorridi amorosa: e questo

il cuore in petto mi smarrisce.

E come appena ti guardo, così di voce

nulla più mi viene,

 

ma la lingua mi si spezza e sottile

fuoco a un tratto s’insinua ne le membra

e con gli occhi nulla veggo e rombano

le orecchie

 

e sudore m’inonda e tremito

tutta mi scuote e più verde dell’erba

sono e poco lungi dal morire

sembro (o Agallide?).

 

EVA CANTARELLA

Da “L’ambiguo inganno” – Feltrinelli

Foto: RETE

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