Simboli – IL CANE

 

In tutte le mitologie il cane (Anubis, T’ien-k’uan, Cerbero, Xolotl, Garm, ecc.) è sempre stato associato alla morte, agli inferi, al mondo sotterraneo, ai regni invisibili governati dalle divinità ctonie o seleniche. Il simbolo, molto complesso, del cane sembrerebbe quindi, a prima vista, collegato alla trilogia degli elementi — terra, acqua, luna — di cui si conosce il significato occulto, femminile, vegetativo, sessuale, divinatorio, fondamentale tanto per il concetto di inconscio quanto per quello di subconscio.

  1. La prima funzione mitica del cane, universalmente documentata, è quella di psicopompo: è la guida dell’uomo nella notte della morte, dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita. Da Anubis a Cerbero e attraverso Thot, Beate, Ermes, egli ha prestato il volto a tutte le grandi guide delle anime, a tutti i punti di riferimento della nostra storia culturale occidentale: il cane esiste ovunque ed è presente in tutte le culture con varianti che ne arricchiscono la simbologia primaria.

I cinocefali, così numerosi nell’iconografia egizia, hanno il compito di imprigionare o distruggere i nemici della luce e di sorvegliare le porte dei luoghi sacri.

Anubi che esegue la psicostasia

Presso i Germani, un cane terribile, detto Garm, sorveglia l’ingresso del Niflheim, il regno dei morti, il paese dei ghiacci e delle tenebre.

Gli antichi Messicani allevavano una particolare razza di cani, destinati ad accompagnare e a guidare i morti nell’aldilà: con il cadavere veniva sepolto un cane del color del leone — cioè del sole — che accompagnava il defunto come Xolotl, il dio cane, aveva accompagnato il sole durante il viaggio sulla terra. Oppure il cane veniva sacrificato sulla tomba del padrone per aiutarlo, al termine del suo lungo viaggio, ad attraversare i nove fiumi  che impedivano l’accesso alla «dimora eterna dei morti, Chocomemictlan, il nono cielo».

Ancora oggi, nel Guatemala, gli Indiani Lacandones depongono ai quattro angoli delle tombe quattro figurine di cane fatte di foglie di palma. La tredicesima e ultima costellazione dell’antico Zodiaco messicano è la costellazione del cane, che introduce a idee di morte, di fine, di mondo sotterraneo ma anche di iniziazione, di rinnovamento, poiché, secondo il verso di Nerval: «La tredicesima ritorna… è di nuovo la prima».

Agli antipodi della Mesomerica, questo esempio permette di capire meglio taluni particolari dei riti funebri dei popoli sciamanici siberiani Presso i Goldi, il morto è sempre sepolto con il suo cane; allo stesso modo presso un popolo di cavalieri, il cavallo del morto è sacrificato e la sua carne è distribuita ai cani e agli uccelli, che guideranno il defunto verso il regno del cielo e degli inferi.

In Persia e in Battriana, si gettavano ai cani i morti, i vecchi e i malati; a Bombay, i Parsi mettono un cane accanto al moribondo, in modo che l’uomo e l’animale si guardino negli occhi; se una donna muore di parto le si pongono accanto due cani, perché occorre assicurare il viaggio di due anime. Sul mitico ponte di Cinvat, dove gli dei puri e gli dei impuri si contendono le anime, i giusti sono guidati verso il paradiso dai cani che sorvegliano il ponte insieme agli dei puri.

  1. Il cane, al quale l’invisibile è così familiare, non si limita solo a guidare i morti, ma svolge anche un ruolo di intermediario fra questo mondo e l’altro e, tramite lui, i vivi interrogano le anime dei defunti e le divinità sovrane del loro paese.

Presso i Bantu del Kasai (bacino congolese) si è osservato un metodo di divinazione per mezzo di ipnotismo, durante il quale il cliente dell’indovino, legato a questi con un filo, è calato in una fossa dove entrerà in comunicazione con gli spiriti grazie alla presenza al suo fianco, mentre cade in ipnosi, di un cane e di una gallina. Nella stessa regione, l’apparizione in sogno di un cane avverte che una pratica di stregoneria è in atto da qualche parte. […]

Le usanze siberiane riflettono le usanze africane: durante i loro banchetti funebri, i Teleuti offrono ai cani la parte che sarebbe toccata al defunto, dopo aver pronunziato queste parole: «Quando tu vivevi, mangiavi tu stesso; ora che sei morto, è la tua anima che mangia!».

Banyowski ha inoltre descritto un abito sciamanico fatto di pelli di cane conciate, il che mostra il potere divinatorio attribuito all’animale; un abbigliamento simile si ritrova in Africa occidentale nell’antica Costa degli Schiavi. Bernard Maupoil riferisce che uno dei suoi informatori a Porto-Novo gli confidò come, per rafforzare il potere del suo rosario divinatorio, lo avesse seppellito per qualche giorno sotto terra, nel ventre di un cane sacrificato per questo scopo.

Presso gli Irochesi, il cane è anche un messaggero intercessore: ogni anno, in occasione delle feste per l’anno nuovo, era tradizionalmente sacrificato un cane bianco: questo sacrificio costituiva il momento centrale della festa. Il cane era in effetti un messaggero che si affrettava a recarsi in cielo per portarvi le preghiere degli uomini.

  1. Oltre a recarsi agli inferi, il cane ne è, spesso, anche il guardiano, oppure presta le sue fattezze alle potenze ctonie: nella mitologia greca, Beate, divinità delle tenebre, poteva assumere la figura sia di giumenta che di cane; frequentava i crocicchi seguita da una muta infernale. Allo stesso modo, gli sciamani altaici, quando riferiscono i loro viaggi orfici, dicono che si sono scontrati con dei cani alle porte della dimora del signore degli inferi. Il decimo giorno del calendario divinatorio degli Aztechi è il giorno del cane, posto sotto la protezione del dio degli Inferi, e proprio al decimo cielo infatti risiedono le divinità notturne.

L’associazione tra il cane, le divinità ctonie e il sacrificio umano, deriva chiaramente da un mito peruviano preincaico riportato da padre de Àvila nella sua cronaca — che risale ai primi tempi della conquista spagnola. Secondo questo mito, l’instaurazione dei nuovi tempi (corrispondente probabilmente agli inizi mitici del ciclo agrario) è segnato dal trionfo della divinità uranica, padrona delle acque e del fuoco del cielo, sulla divinità ctonia, signora del fuoco racchiuso nelle viscere della terra. Avendo costretto il suo rivale in una profonda valle andina e avendolo così ridotto all’impotenza, il dio celeste decide che «per essersi nutrito di carne umana, egli si nutrirà da allora di carne di cane»; per questo motivo, conclude padre de Avita, gli Yuncas adoratori della divinità decaduta, mangiano tuttora carne di cane.

  1. Psicopompo come Ermes, il cane possiede all’occasione delle qualità mediche e, infatti, nella mitologia greca lo si ritrova fra gli attributi di Asclepio (l’Esculapio dei Latini), eroe e dio della medicina.

Infine, la sua conoscenza dell’Aldilà (come dell’aldiqua) fa sì che il cane sia spesso presentato come eroe civilizzatore, più spesso signore o conquistatore del fuoco, e anche come antenato mitico, arricchendo così il suo simbolismo di un significato sessuale. I Bambara lo paragonano al membro virile che, eufemisticamente, indicano anche con la parola cane; secondo Zahan, questa associazione deriverebbe dall’analogia stabilita fra la collera della verga, l’erezione dinanzi alla vulva, e l’abbaiare del cane davanti allo straniero; deriverebbe anche dall’avidità sessuale dell’uomo, che in questo campo equivale alla fame del cane.

Scoperte in Arabia le prime raffigurazioni di cani addomesticati

Miti turco-mongoli riferiscono di donne fecondate dalla luce, sotto la forma di un cane giallo, che si può ricollegare al cane colar di leone, eminentemente solare, degli Aztechi, precedentemente citato.

Cani e lupi sono, d’altra parte, posti all’origine di diverse dinastie turche e mongole, fatto che va nella stessa direzione dei miti amerindi e li conferma: i Dené dell’America settentrionale attribuiscono l’origine dell’uomo alle relazioni segrete di una donna e di un cane; Xolotl, il dio-cane, secondo la tradizione azteca ha rubato agli inferi le ossa dalle quali gli dei dovevano trarre la nuova razza umana.

Antenato mitico, la sua immagine è spesso vista nelle macchie lunari e perciò, rispetto agli altri animali lunari (il coniglio*, la volpe*, ecc.), lo considera un antenato e un eroe un po’ libidinoso. In Melanesia, è l’antenato di una delle quattro classi delle società studiate da Malinowski. La lupa romana deve essere collegata ai numerosi altri canidi, eroi civilizzatori, sempre collegati all’instaurazione del ciclo agrario.

  1. In queste tradizioni, il cane appare spesso sotto le spoglie dell’eroe portatore del fuoco, dato che la scintilla del fuoco precede la scintilla della vita o, molto spesso, si confonde con essa. Per gli Shilluk del Nilo Bianco e in tutta la regione dell’Alto Nilo, il cane avrebbe sottratto per caso il segreto del fuoco al serpente, all’arcobaleno, alle divinità celesti o al Grande Spirito: mentre si dirigeva correndo verso il focolare, il fuoco gli si appiccò alla coda e, guaendo di dolore, l’animale si rifugiò nella boscaglia, incendiandola e permettendo così agli uomini di impadronirsi del fuoco. […] Infine, un mito della Nuova Britannia, illustra nel modo più sorprendente l’associazione cane-fuoco-sessualità: anticamente, solo i membri di una certa società segreta maschile conoscevano il metodo per ottenere il fuoco tramite sfregamento. Un cane li osservò e riferì la sua scoperta alle donne nel modo seguente: dopo aver dipinto la sua coda con i colori di questa società di uomini, la soffregò su un pezzo di legno sul quale era seduta una donna fino a farne scaturire il fuoco; allora la donna si mise a piangere e disse al cane: «Tumi hai disonorata, ora mi devi sposare».[…]
  2. Nell’ambito della civiltà celtica, il cane è associato al mondo dei guerrieri e, al contrario di quanto avviene presso i Greco-romani, è oggetto di paragoni positivi o metafore lusinghiere. […]
  3. L’Islam fa del cane il simbolo di tutto ciò che la creazione comporta di più vile: secondo Shabastari, dare un’eccessiva importanza alle cose materiali significa identificarsi al cane che mangia i cadaveri; il cane è il simbolo dell’avidità, della ghiottoneria; la coesistenza del cane e dell’angelo è impossibile. Secondo la tradizione islamica, tuttavia, il cane possiede cinquantadue caratteristiche, metà sante e metà sataniche: esso vigila, è paziente, non morde il padrone. D’altra parte abbaia agli scribi, ecc.; la sua fedeltà è lodata: «Se un uomo non ha fratelli, i cani sono i suoi fratelli. Il cuore di un cane assomiglia al cuore del padrone». […] I Musulmani della Siria credono che gli angeli non entrino mai in una casa dove si trova un cane; secondo una tradizione, il Profeta ha detto che un recipiente nel quale un cane ha bevuto deve essere lavato sette volte, la prima volta con la terra. Si dice che egli proibisse di uccidere i cani, tranne i cani neri con due macchie bianche sopra gli occhi (identificati con il diavolo); uccidere un cane rende l’uomo impuro ed equivale all’assassinio di sette uomini, poiché si crede che il cane abbia sette vite. Il cane che vigilava i Sette Dormienti nella loro caverna (Corano, 18) appare spesso sugli amuleti.
  4. Il simbolismo del cane in Estremo Oriente è essenzialmente ambivalente: benefico perché il cane è il compagno dell’uomo e il guardiano vigile della sua abitazione, malefico perché, apparentato al lupo e allo sciacallo, appare come un animale impuro e spregevole. Questi aspetti non corrispondono ad alcuna limitazione geografica ma risultano diffusi in modo omogeneo[…]
  5.  L’Asia centrale presenta dei miti che si potrebbero qualificare come intermediari, anelli mancanti tramite i quali capire l’evoluzione per cui il cane diventa a poco a poco l’impuro, il maledetto, marchiato di una macchia originaria, incancellabile.

Secondo talune popolazioni tartare, al momento della creazione, Dio affidò al cane il compito di sorvegliare l’uomo, affinché questi non cadesse vittima delle insidie del demonio: il cane, però, si lasciò corrompere dal nemico e, per questo, divenne il responsabile della caduta dell’uomo […] I popoli che vivono lungo il Volga apparentati ai Finni, hanno in comune questo importante particolare: il cane, originariamente nudo, riceve il pelo dal diavolo come compenso del suo tradimento. Il tradimento risulta così materializzato dal pelo, e ne fa un animale impuro, intoccabile; esso introduce fra gli uomini le malattie, le impurità interne che sono, come il pelo del cane, derivate dalla saliva del diavolo. Il cane diventa così responsabile della morte, che è la conseguenza ultima di queste calamità e di queste contaminazioni. I Buriati dicono che Dio ha maledetto il cane spergiuro con queste parole: «Tu soffrirai sempre la fame, tu rosicchierai gli ossi, tu mangerai gli avanzi del cibo degli uomini che ti massacreranno di colpi». A questo polo estremo dell’aspetto nefasto, il simbolo del cane si avvicina a quello del capro espiatorio. […]

 

Dal “Dizionario dei simboli” – BUR

FOTO: Rete

 

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