ANTICO EGITTO – Struttura e funzione del tempio

Tempio del grande dio di Tebe Amon, che fu la principale divinità egizia del Nuovo regno

 

L’edificio templare quale possiamo intenderlo dalle impronte che ne sono rimaste sotto le riedificazioni non ha ancora la regolarità dell’età seguente, ma già distingue bene una parte riserbata al dio e un settore che è di accesso pubblico. Più che i due piccoli santuari di Qasr el Sagha e di Madinet Madi nel Fayyùm, che hanno mantenuto il loro alzato ma sono di assai poco articolata struttura, è nel tempio di Medamùd, che appare un susseguirsi di spazi di minore ampiezza man mano che si avanza verso il sacrario.

Una complessa struttura di magazzini posti in serie e gli alloggiamenti per i sacerdoti completano l’insieme, che è tutto incluso entro un muro di cinta che divide lo spazio templare dal resto del mondo. La pianta mostra che c’è un gruppo di persone che vive nella intimità del dio – i sacerdoti che vi hanno le loro case – e per il resto della popolazione sono previsti vari livelli di avvicinamento a seconda che il culto sia più o meno aperto al pubblico. Il tempio appare come un organismo complesso, una cellula non solo religiosa ma anche economica della società, autosufficiente, ma non staccata dal mondo esterno, che è raggiungibile da varie porte e da varie direzioni.

Per funzionare, questi complessi templari han bisogno di un personale di cui fin qui abbiamo solo constatato l’esistenza. Ora abbiamo una ricca documentazione sulla loro attività: un villaggio originariamente connesso con la costruzione delle tombe dei re della dinastia, e che è restato poi a disposizione del personale connesso con il culto di tali tombe e di altri templi della regione, ha restituito dalle case di abitazione papiri di vario genere – documentari, rituali, letterari – che ci illustrano direttamente la situazione di coloro che là vivevano.

Fra i papiri «letterari» sono notevoli gli inni al re Sesostri III, che ne celebrano insieme il valore militare e la provvidenzialità verso i sudditi; importanti per la valutazione della cultura templare i resti di testi medici, matematici, veterinari e un frammentario testo narrativo che racconta il mito della lotta fra Horo e Seth.

II tempio e i suoi addetti

La maggior parte dei papiri, però, è riferibile alla vita della comunità sacerdotale: sono liste di entrate e spartizioni di beni, notizie di feste, giornali di attività, lettere di affari, documenti di presa in consegna, inventari di materiali del tempio. Se ne ha la conferma di quel che era apparso dall’esame della pianta di Medamùd: il santuario è un complesso insieme religioso ed economico, una casa del dio (e il dio vi abita davvero, come un idolo in cui la divinità risiede impersonandovisi), che è tenuta in ordine e curata da un personale scalato in una gerarchia connessa con le funzioni, che vanno da quella di portinaio e di sacrestano a quella di sommo sacerdote, e che essenzialmente si divide in due classi: i «puri» (wab) che sono tutti coloro che possono entrare nel tempio, e i «servi del dio» (hemu necèer) che son quelli più specificamente addetti al culto, e che possono toccare l’immagine durante le quotidiane operazioni di un servizio analogo a quello che si avrebbe per un essere vivente. Il personale, assai numeroso, è diviso in quattro o cinque «guardie» (in greco phylai, in egiziano sa) che fanno servizio mensile a turno dandosi il cambio.

Tutto questo personale ha spesso funzioni ereditarie secondo una regola di base nella amministrazione egiziana, dove è considerato naturale che sia un figlio a succedere al padre: ma l’eredità deve essere comunque confermata dall’autorità e nomine possono avvenire anche al di fuori dello schema. I più alti gradi della carriera sono, ovviamente, riserbati a pochi, e attribuiti dal sovrano: ma, più in generale, possiamo dire che tutto il personale del tempio è fondamentalmente assimilato ai funzionari. L’unico vero celebrante è il re, che delega a compiere il rito in sua vece persone dotate di una preparazione specifica.

Il sacerdote egiziano non è, perciò, dotato di una sacralità qualsiasi ma è solo un tecnico del culto, così come il servizio nel tempio è solo una ripetizione a livello rituale e altamente formalizzato della quotidianità della vita a Corte.

Il tempio ha una struttura analoga a quella delle abitazioni dei grandi signori (una parte privata, una pubblica, una di servizi), i sacerdoti sono i responsabili del suo funzionamento. Tutto sembra molto ancorato a una esperienza terrena, quella delle corti principesche.

Un testo di Kahun dà l’elenco del personale specificando quanto di razioni dell’offerta spetti a ciascun membro, e indicandone così in modo assai esplicito l’importanza relativa: al soprastante dei servi del dio, 10 razioni; al primo sacerdote ritualista, 6 razioni; al soprastante della «guardia», 1 razione e mezza; al ritualista 4 razioni; allo scriba del tempio 1 razione e mezza; al sacerdote wt, 2 razioni; all’officiante (?), 2 razioni; al libatore, 2 razioni; al sacerdote del culto regale 2 razioni.

A fianco di questo personale strettamente templare c’è un poliziotto che ha 1 razione, quattro portinai, due portinai di notte, un operaio del tempio, ognuno con 1/3 di razione.

 

Da “STORIA DELLE RELIGIONI” – La Biblioteca di Repubblica

Foto: RETE

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