La tomba del tuffatore a Paestum

 

 

EVOLUZIONE DELLA VISIONE DELLA MORTE NEL V SEC A.C.

La Tomba del tuffatore di Paestum fu ritrovata nell’antica città della Magna Grecia  il 3 giugno 1968. La scoperta, eccezionale, si deve al lavoro dell’archeologo Mario Napoli, che si trovò di fronte a cinque lastre di travertino chiuse a comporre un sepolcro. Ma, a differenza dei numerosissimi manufatti funerari rinvenuti nella zona archeologica campana, questo presentava una particolarità di non poco conto: le pareti interne delle lastre – quattro formanti la cassa e una di copertura – erano intonacate e decorate con pittura.

Così, in quella giornata di fine primavera, si apriva davanti allo sbalordito archeologo questo rarissimo fiore di pittura magnogreca di età classica (è databile fra il 480 e il 470 a.C.). Un fiore d’arte, influenzato della cultura etrusca, che presenta scene di un simposio popolato da uomini inghirlandati e sdraiati su triclini, auleti, efebi, atleti. E, infine, sulla lastra di copertura, quel giovane tuffatore che si distende verso l’infinito dell’orizzonte […], verso la vita ultraterrena, verso l’aldilà.

La Tomba del Tuffatore è singolare soprattutto per il soggetto rappresentato: un giovane nudo che si tuffa nell’oceano.

A prima vista, verrebbe da pensare che si tratti della tomba di uno sportivo, magari un campione di tuffi, ma non è così. Il giovane uomo che salta in acqua, infatti, rappresenta un passaggio, la rottura di una parete, un balzo nel mondo dell’ignoto. Il tuffatore non passa dalla terraferma all’oceano, ma dal mondo dei vivi a quello dei morti. Rappresenta quel grande tuffo che a tutti noi, prima o poi tocca. Per questo il simposio sulle altre pareti: i piaceri, la festa, la felicità per una persona che sta andando oltre la vita terrena verso il grande mistero.

Mentre tradizionalmente i greci avevano una visione molto negativa dell’aldilà, nel V sec. a.C. si diffusero nuove idee, basate sulla speranza di una forma di sopravvivenza dopo la morte, culti che gli antichi greci, così come i romani, cercavano di sopprimere in favore della religione tradizionale politeista. Su questa scia, Platone definirà la morte la “liberazione dell’anima”, anticipando così credenze religiose più recenti come il Cristianesimo.

L’eccezionalità della tomba consiste proprio nel messaggio metafisico che trasmette attraverso il linguaggio visivo. Nelle città greche dell’Italia meridionale, filosofi come Pitagora e Parmenide stavano affrontando questioni legate alla metafisica e alla vita dopo la morte. Si diffondevano credenze ispirate dal pitagorismo e dall’orfismo (a sua volta ispirato dal mito di Orfeo che torna dall’Ade grazie alla musica), condivise solo fra chi era “iniziato” ai misteri di questa tradizione. È stato ipotizzato che anche la persona sepolta nella Tomba del tuffatore fosse un “iniziato”. Su una lastra è raffigurato infatti un convitato che stringe tra le dita un oggetto bianco, interpretato da Mario Napoli come un uovo, probabile rimando a culti orfico-pitagorici.

 

FONTE: dalla pagina Fb “Mitologia Sculture Classiche e Contemporanee”

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