MONDO GRECO – Gli spettacoli per intrattenere gli ospiti

La cena prepara il simposio, e il vino vuole essere bevuto a stomaco pieno, con calma e tempo, per evitarne gli effetti peggiori di quando viene tracannato con selvaggia o nevrotica premura. Inoltre le finalità che si volevano raggiungere con il simposio, qualunque esse fossero, avevano nel vino il loro mezzo strumentale o il loro incentivo, e il vino quindi non era la finalità della riunione.

Una delle forme di simposio possibili e ricordate dai testi ha carattere di spettacolo, poiché si assoldano suonatori, danzatrici, mimi, acrobati, per eseguire i loro «numeri» in presenza dei convitati. L’ampiezza dell’andron doveva esser tale da consentire le prestazioni degli attori: e, in tal caso, si potevano avere danze acrobatiche e salti, o capriole in cerchio di spade, scene miniate, canti e danze ritmiche. Altre volte si preferivano giochi d’azzardo o di abilità, indovinelli e sciarade, con obbligo per i perdenti di sottostare a pene, beffe o lazzi e con premi altrettanto bizzarri per i vincitori.

Fra tutti i giochi delle riunioni festose, quello che rimase per molti secoli fu quello del cottabo, una specie di difficile tiro di piccole quantità di vino, rimaste in fondo alle coppe o addirittura dalla bocca dei bevitori, su un bersaglio. Il bersaglio era un dischetto issato in equilibrio sulla cima di un’asta metallica simile a un alto candelabro: il dischetto, colpito dallo spruzzo di vino, doveva cadere con fracasso su un bacile collocato verso il mezzo dell’asta. Se il vino era lanciato dalla coppa, il piede della stessa poggiava sul dorso della mano, un dito era infilato nell’anello dell’ansa, cosicché il lancio era regolato dal movimento rotatorio del polso. Un altro sistema consisteva nel colpire piccole coppe di terraglia galleggianti in un bacile pieno d’acqua. Se lo spruzzo di vino entrava in una delle coppette questa, cambiando il suo peso, affondava immediatamente. Uno spruzzo di vino lanciato al suolo in direzione di un comitato, o dedicandolo a una divinità o a un assente, equivaleva al nostro brindisi.

Questo uso non contribuiva alla pulizia del pavimento dell’andron: ma non bisogna dimenticare che durante il pasto tutti i rifiuti venivano gettati a terra, e così i pezzi di pasta di pane o focaccia usati per nettarsi le mani, data l’assenza di posate, di tovaglie e di tovaglioli.

I cani di casa collaboravano alla pulizia, e i servi dovevano badare a spazzare ogni tanto il pavimento, quando non era già stato predisposto, nella costruzione della casa, come s’è visto, un orifizio per il drenaggio con acqua, in un’apposita canalizzazione che riversava nella strada (o in una fognatura, dove e quando ci fosse) i rifiuti e l’acqua del lavaggio

 

Da “LA STORIA 2”  –  La Biblioteca di Repubblica

Foto: Rete

 

 

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